
Nello stesso giorno, due notizie che mi si collegano in testa (i neuroni sono pochi, ma il loro sporco lavoro ogni tanto lo fanno...).
Maurizio Goetz posta un commento su una lista di discussione "aperta" dall' Art Director's Club. L'iniziativa riguarda il Club e le sue attività, la creatività nella comunicazione commerciale, gli strumenti tecnici e teorici della professione, la formazione, le attività e le iniziative connesse a tutto questo.
E già il buon Maurizio si chiede come di questi tempi sia consigliabile aprire chiudere una conversazione ad un gruppo ristretto.
Poi su Bloglines mi si evidenzia il blog di Seth Godin.
Vado a vedere il post, e cosa si scopre? Che il genio apre una comunità on line "on a site we've created that will feature blogs, forums, social networking, comments, photos, videos and a job board".
Ora, per essere ammessi è necessario ordinare ora il suo libro che uscirà ad ottobre (!), e spedire in mail la ricevuta di pagamento.
Gli concedo la bella frase "It's not about selling more books, of course, it's about creating a small hurdle to get the right people in the door".
Ma mi risultano dura da digerire queste:
"One of the ideas I talk about briefly in the book is that powerful tribes aren't open to everyone. The exclusivity makes it work".
"Even with just a few people in the pre-beta tribe we've built, I can already see how powerful it can be to have a safe, well-lit place on line where like-minded people can connect. I hope you can join us".
Ok, l'esclusività di un gruppo ristretto può mettere più ordine nelle conversazioni, soprattutto per uno che si ritroverà in mail tonnellate di posta ogni ora.
Però:
1) il metodo di scelta di questa comunità eletta può essere la velocità nell'ordinare un libro?
2) Per avere ordine nelle conversazioni aperte da uno come Godin bisogna essere in pochini: quanto ristretto sarà questo gotha del marketing mondiale?
3) Probabilmente tutti quelli che compreranno il libro avranno -quasi- le stesse idee. Anzi, chi lo prenota mesi prima deve essere un vero fan di Godin: e allora il confronto con chi la pensa diversamente che fine fa?
4) ma ste conversazioni chiuse, saranno poi meglio?
Aspettando il libro -che poi alla fine comprerò, ma che non mi sogno di ordinare adesso-, mi rimane il dubbio che più si è meglio è: un po' come nelle gite scolastiche, insomma...
P.S: lo so che sul libro Seth spiegherà la cosa in maniera perfetta, e che alla fine avrà ragione lui. E' che ogni tanto ad andare contro a quelli grossi si prova un non so che di piacere malsano... :)
Foto di Oltretutto
mercoledì 30 luglio 2008
Non sei in lista? allora non puoi entrare (nella conversazione...)
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martedì 29 luglio 2008
Reputazione, classifiche, e altre sciocchezze...
Sarà che sto blog di entrare in una classifica non ci pensa nemmeno (e non ci è neppure vicino)...
Sarà che quando l'ho cominciato nemmeno sapevo che c'erano delle classifiche, e che creavano un bel po' di casino...
Sarà che al tempo Blogbabel era già ancora chiuso...
Sarà per l'immensa autostima dell'autore di questo blog...
Sarà per tutto questo insomma, ma io mi trovo più volte al giorno a consultare lui, come se da un'ora all'altra cambiasse chissà cosa.
Sì, ho una curiosità malsana di sapere dove abiti, da dove sei arrivato, dove stai andando, se è la prima volta che passi di qua... ecco, giusto sulla risoluzione del tuo schermo posso sorvolare :)
Le conversazioni non sono ancora sto granchè da ste parti, ma vedere che c'è gente che torna, e che addirittura si iscrive ai
feed (se non l'hai ancora fatto clicca su sto link, altrimenti so dove trovarti...).
Per stimolare delle discussioni sul proprio blog prima bisogna accaparrarsi stima e fiducia di chi ti legge, non basta presentarsi e aspettare.
E' un processo lungo (ma forse un po' meno) anche per le aziende che vogliano farlo.
Con la differenza che le aziende un po' più di reputazione di me se la portano dietro (come quantità, eh?!?). E da quella sarebbe bello partire, senza voler stravolgere la propria immagine solo perchè "si va in internet".
Che poi le persone sono disorientate, e restano deluse*...
*ogni riferimento personale non è voluto: la strgrande maggioranza di chi mi conosce di qui non passa nemmeno (non per poca fiducia, è che di ste robe non gliene può fregare di meno:) )
Foto di parnas-io
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giovedì 24 luglio 2008
C'è crisi... c'è grossa crisi*...

«Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l'altro rappresenta l'opportunità.»
Ok l'ha detta John Fitzgerald Kennedy, ma provate a ripeterla ad un imprenditore a caso: il consiglio è di mettersi a correre, perchè lui non si limiterà a rispondervi a parole.
Da quando ho cominciato a lavorare mi sono trovato in mezzo ad una crisi: ceramica (eh, i cinesi...), marmo (eh, i marmi dei cinesi...), pubblicità (eh, con la concorrenza che si svende, nemmeno fossero cinesi...), pvc (eh, i cinesi ormai fanno un prodotto valido quanto il nostro...).
O porto sfiga io, o i cinesi. Oppure la causa è un'altra, e non so se sia colpa (sempre, solo) mia o della Cina.
Seguendo i blog non ho visto molti riferimenti a questa situazione, e sì che il marketing deve essere in prima linea a fronteggiare questa situazione, lo diceva pure Henry Ford**.
Fare comunicazione quando le aziende vanno bene è abbastanza facile, no?!?
Quando il mercato traballa è più difficile, ma è proprio in quel momento che serve davvero.
E' vero, quando c'è crisi la prima cosa ad essere tagliata è la comunicazione: in fondo si crede sia superflua (se non inefficace), perchè:
- non è misurabile
- non crea vantaggi competitivi
- quello che vende è il commerciale, mica il marketing
Con le nuove tecnologie il primo motivo sta sempre più scomparendo (nella misura in cui ste benedette aziende le usino ste tecnologie).
Sul secondo sono quasi d'accordo (se un prodotto è debole c'è poco da inventare, a meno di un mezzo miracolo, o investimenti pari al pil di uno stato)
Il terzo nasce da un'idea che è difficile estirpare dall'imprenditore medio: il marketing è al servizio del commerciale.
E si finisce a fare solo cataloghi, espositori e fiere.
No: marketing e commerciale sono due cose diverse, distinte. Devono comunicare, interagire, devono scambiarsi idee, non diktat.
In periodo di crisi il marketing può deve essere fondamentale.
Certo non può limitarsi a fare spot, campagne stampa, siti, blog come ha fatto fino a quel momento. Deve cercare di cambiare registro, cercare nuove nicchie di mercato ed il modo di comunicare con esse.
Ogni euro speso deve esserlo per un motivo.
Fare immagine nei momenti difficili non può bastare: bisogna rimboccarsi le maniche e trovare soluzioni (poi se sono quelle giuste è meglio :) )
Titolo ripreso da Quelo
**"«Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare il tempo.» -Che ci volete fare, questo sta diventando il post delle citazioni... -
Foto di ~Mina~
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lunedì 21 luglio 2008
Chi è contento del suo, non incontra sfortuna (proverbio cinese)

Uno ha un blog, è iscritto ai social network, scambia opinioni sugli altri blog... nulla di speciale, insomma.
Poi c'è tutto sto parlare di personal branding.
Che il tuo curriculum ormai corrisponde alla ricerca del tuo nome su Google.
Che devi costruirti una reputazione on line.
Allora un giorno cerca il suo nome con Google (giusto per curiosità, chi non l'ha mai fatto? Mica che si aspetti uno sfracello, però un minimo...).
E scopre questo.
Perchè c'è uno che si chiama così.
Ora, io sono contento del mio, però che la mia "onlain reputescion" sia intaccata di uno che per mestiere va in bicicletta... insomma, un po' scoccia :)
Che faccio, apro un blog di ciclismo e mi spaccio per lui? Giusto per soddisfazione... >:)
Foto di Rachell Taylor
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Do not click this site

Alex Frank, diplomato all’Università di Essen-Duisburg ha caricato sul dominio http://www.dontclick.it/ la sua tesi di laurea.
Un sito navigabile senza cliccare con il mouse: si passa sui link, e le finestre si aprono*.
Per me che ho basato la mia tesi sull'usabilità, maledicendo i menù che scompaiono quando si sposta il mouse, questo oscilla tra apostasia e pura eresia (e se qualcuno dice che la mia tesi è superata dopo soli sette anni non siamo più amici su facebook)
Però giocandoci un po' (e sforzandosi di non cliccare, cosa praticamente impossibile: provaci!) ci si convince -quasi- che la cosa potrebbe funzionare, a trovargli una collocazione pratica.
Insomma, per uno come me che già si trova spaesato se di bottoni sul mouse ne trova solo uno (o peggio), rimane una bella curiosità, che servirebbe servirà a qualche brand in rete per far parlare un po' del proprio sito.
(o c'è qualche applicazione a cui non ho pensato? sì dai, ci sarà...)
*adesso, a prescindere da tutto: questo ne sa. Prima a pensarla una cosa così, poi a realizzarla...
via
Foto di Alaskabody-dolls
sabato 19 luglio 2008
Uscire dagli schemi

Da quando ho un blog mi è un po' cambiata la visione del mondo (lo so, è un po' esagerato, ma mi è uscita così :) ).
Lavoro, faccio due passi in centro, guardo la tv e penso: "questo magari lo posto".
Il blog si evolve a seconda delle esperienze, non secondo un piano predefinito. E' un po' uno scrivere alla giornata.
A prescindere dai risultati buoni o meno del blog, questo schema è valido anche sul lavoro. Liberarsi dai preconcetti per guardarsi un po' in giro e vedere cosa succede: può aprire possibilità che la routine quotidiana non fa notare.
Uscire dagli schemi e pensare liberamente. Non è facile, ma ho l'impressione che a fare sempre le stesse cose non si vada da nessuna parte.
A tutti i livelli ed in tutti i settori: mi piace pensare ai piani marketing* e alle strategie commerciali come idee di massima, stimolo su cui costruire.
Poi che ognuno ci metta del suo**, sforzandosi di passare da esecutore a propositivo.
*Qualcuno suggeriva un po' di tempo fa di andare in giro con i soldi del budget in tasca, abbandonare i piani marketing e fissare i valori che si condividono. Ecco, più o meno siamo lì...
**potrebbe pure essere la fine degli "yes men", che poi si va tutti a festeggiare e offro io...
Foto di bikeracer
martedì 15 luglio 2008
Magari non è bella, ma è simpatica...
Essere ironici non vuol dire essere meno convincenti.
Troppo spesso si cade nella foga di dichiararsi "leader di mercato" (google dà 1.580.000 risultati: possibile non ci sia nessuno che sia almeno secondo?).
Bernbach ha costruito sull'essere secondi una delle campagne meglio riuscite di sempre (secondo me, eh?!?). Io nel mio piccolo ne avevo già parlato (qui e qui), ma mi è tornato in mente il concetto quando ho visto un prodotto (chiamarlo wc chimico è brutto sul blog, dai...) di Sebach.
Prendersi in giro, far sorridere chi passa di lì, porta vantaggi in termini di brand awareness, e cosa quasi della stessa importanza, rende simpatici (che non è come quando di una ragazza dici "è simpatica"...).
E quanto ci si metterà a capire che in un mondo dove differenziarsi è fondamentale (e sempre più difficile), essere simpatici aiuta un bel po'? (sempre secondo me, eh?!?)
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