
E così sono stato anche io -per una sera- a contatto reale con altri blogger. Grazie a GGD Bologna che ha organizzato un evento che era interessante già da prima che avesse luogo, e dopo non ha deluso nessuna attesa: il conversape con Valeria Maltoni* (sì, quella di Conversation Agent).
giovedì 31 marzo 2011
Valeria Maltoni a Bologna? E chi se la sarebbe persa...
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giovedì 11 settembre 2008
Blog Vs. Forum

Tutto sto gran parlare di blog aziendali*. Ok, sono d'accordo, sono una novità, sono utili, fanno immagine, e magari danno un po' di visibilità on line (che non si butta mica via...).
Ma alimentano veramente delle conversazioni utili?
Mah...
Se il blog è gestito da un gruppo ristretto all'interno dell'azienda, il controllo sugli argomenti è tale che lo strumento rischia di ridursi ad una normale sezione "news" di un sito internet. Commentabili, certo, ma più in là di questo non si va, a meno di non finire fuori argomento nei commenti (e si diventa censurabili).
Se il blog diventa un libero spazio per tutti i dipendenti, il discorso migliora. Ma guardate al luogo in cui lavorate (se è l'ufficio di Google, siete esclusi), e pensate a quanti si metterebbero a scrivere sul blog aziendale. Si ritorna al gruppo ristretto (dei cui problemi ho già scritto), e probabilmente il blog tratterà di argomenti di interesse interno.
Insomma, io farei un passo indietro: il forum.
Basta registrarsi e si fa partire una conversazione scegliendo l'argomento, il tono, i link, e se si hanno meno di 17 anni anche un bel po' di faccine**.
All'azienda rimane la possibilità di stimolare il dialogo sugli argomenti che le interessano -aprendo un post-, o seguire le discussioni che si aprono via via, scegliendo se intervenire o assistere.
Lasciando più libertà aumentano anche gli stimoli, le idee.
Insomma: se la conversazione è l'obiettivo, il forum mi sembra la risposta migliore. O mi è sfuggito qualcosa?
Ah, dimenticavo: con un forum è un po' più dura moderare i commenti negativi per fare bella figura -ma falsa- on line. Insomma, si fa, ma almeno bisogna sbattersi un po' di più... :)
* l'idea di questo post mi girava in testa da un po', ma la scintilla finale l'ha accesa questo post di Massimo Carraro.
**le emoticon le abbiamo anche noi blogger :)
Foto di Laughing Squid
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mercoledì 30 luglio 2008
Non sei in lista? allora non puoi entrare (nella conversazione...)

Nello stesso giorno, due notizie che mi si collegano in testa (i neuroni sono pochi, ma il loro sporco lavoro ogni tanto lo fanno...).
Maurizio Goetz posta un commento su una lista di discussione "aperta" dall' Art Director's Club. L'iniziativa riguarda il Club e le sue attività, la creatività nella comunicazione commerciale, gli strumenti tecnici e teorici della professione, la formazione, le attività e le iniziative connesse a tutto questo.
E già il buon Maurizio si chiede come di questi tempi sia consigliabile aprire chiudere una conversazione ad un gruppo ristretto.
Poi su Bloglines mi si evidenzia il blog di Seth Godin.
Vado a vedere il post, e cosa si scopre? Che il genio apre una comunità on line "on a site we've created that will feature blogs, forums, social networking, comments, photos, videos and a job board".
Ora, per essere ammessi è necessario ordinare ora il suo libro che uscirà ad ottobre (!), e spedire in mail la ricevuta di pagamento.
Gli concedo la bella frase "It's not about selling more books, of course, it's about creating a small hurdle to get the right people in the door".
Ma mi risultano dura da digerire queste:
"One of the ideas I talk about briefly in the book is that powerful tribes aren't open to everyone. The exclusivity makes it work".
"Even with just a few people in the pre-beta tribe we've built, I can already see how powerful it can be to have a safe, well-lit place on line where like-minded people can connect. I hope you can join us".
Ok, l'esclusività di un gruppo ristretto può mettere più ordine nelle conversazioni, soprattutto per uno che si ritroverà in mail tonnellate di posta ogni ora.
Però:
1) il metodo di scelta di questa comunità eletta può essere la velocità nell'ordinare un libro?
2) Per avere ordine nelle conversazioni aperte da uno come Godin bisogna essere in pochini: quanto ristretto sarà questo gotha del marketing mondiale?
3) Probabilmente tutti quelli che compreranno il libro avranno -quasi- le stesse idee. Anzi, chi lo prenota mesi prima deve essere un vero fan di Godin: e allora il confronto con chi la pensa diversamente che fine fa?
4) ma ste conversazioni chiuse, saranno poi meglio?
Aspettando il libro -che poi alla fine comprerò, ma che non mi sogno di ordinare adesso-, mi rimane il dubbio che più si è meglio è: un po' come nelle gite scolastiche, insomma...
P.S: lo so che sul libro Seth spiegherà la cosa in maniera perfetta, e che alla fine avrà ragione lui. E' che ogni tanto ad andare contro a quelli grossi si prova un non so che di piacere malsano... :)
Foto di Oltretutto
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lunedì 30 giugno 2008
E se le conversazioni sono inutili?
Da un post di Maurizio Goetz arriva la segnalazione di una presentazione di IntelligentMomentum:
I punti secondo cui molte conversazioni servono a poco sono centrati: ma trascurando l'information overload (di cui tanto si è parlato), mi interessano due punti.
1) "most people prefer to be given the answer, than to have a long conversation
that allows them to discover the answer": la pigrizia e la poca voglia di responsabilità a volte costringono a diventare degli esecutori, piuttosto che persone che comprendono ciò che fanno e perchè lo fanno (figuriamoci poi diventare innovatori).
(avete presente quelli che sorridono sempre, rispondono sempre "sì", non chiedono mai "perchè", raro che non propongano qualcosa che non sia una banalità? Ecco, quelli...)
2) "most people aren't listening to you, they're more concerned about what
they're going to say next": affrontare un discorso non con la voglia di comprendere le ragioni dell'altro, ma per affermare le proprie
(avrete presente persone che interrompono l'altro, cominciano le frasi con "sì però...", ripetono mille volte la stessa cosa...)
Sono due trappole in cui è troppo facile cadere. E se per la seconda la soluzione è "ascoltare" (sì, si torna sempre lì...), per la prima ci ha visto giusto Albert Einstein*:
“Anyone who has never made a mistake has never tried anything new.”
* l'ho sparata un po' troppo grossa, lo so. Ma la domenica siamo tutti un po' più carichi...:)
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mercoledì 25 giugno 2008
Da che parte vanno i blog?
Qualsiasi fosse la direzione originale di un post, sono le persone che leggono e dicono la loro ad essere la parte più interessante di un blog.
In un mondo perfetto tutte le aziende avrebbero capito questo meccanismo, e lo avrebbero sfruttato a loro vantaggio. Mica che debbano tutte aprire un blog, ma dare la possibilità alle persone di parlare, e mettersi in ascolto... sarebbe un buon inizio, ecco...
Foto da DiscoWeasel
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