giovedì 18 dicembre 2014

Come fare (e non fare) gli auguri di natale

Mi è arrivata la prima mail di auguri di Natale: sconfortante.

Ok, non sono mai contento ma vi incollo il testo qui sotto:

"La presente per porgere a Lei e a famiglia

i nostri migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.


Cordiali saluti"


Scherziamo, vero?

E' il 2014, tutti a discutere su come parlare in rete alle persone, e questo è il risultato. Freddo, impersonale, vecchio.

E allora mettiamo in ordine qualche consiglio per far risaltare i vostri auguri in mezzo alla marea di mail e messaggi che arriveranno nei prossimi giorni.


Il mezzo
Mail, telefonata, SMS, whatsapp, lettera... scegliete il mezzo con cui contattate normalmente le persone. O se volete cambiarlo, cercate comunque di preservare il contatto umano diretto. Evitate di essere generalisti ed impersonali

Il testo
Più è personalizzato, meglio è. Chiamare il ricevente per nome è il minimo sindacale: ogni servizio di newsletter ve lo permette, a patto che abbiate inserito correttamente i dati delle liste. E se non lo avete fatto è una buona occasione per farlo.
Se poi riuscite a scrivere ad ognuno dei riceventi qualcosa che si discosti dalle formule preconfezionate, meglio ancora. Farà capire a chi legge che vi siete impegnati a scriverli, e non vi siete limitati ad aggiungere la mail ad una lista in CCN.
Sono clienti? Fate riferimento all'anno passato, ad una situazione risolta, ma sempre a qualcosa di positivo. Evitate frasi del tipo "speriamo che l'anno prossimo vada meglio", che lamentarsi sotto le feste non è bello...


A chi fare gli auguri
Al maggior numero di persone possibile verrebbe da dire. Ma se sono troppe, individuate le più importanti, e a quelle dedicate più tempo e attenzione nel formulare gli auguri. Per i restanti potete essere più sbrigativi, ma tenete sempre presente quello che abbiamo detto sul testo del messaggio.
Tutto questo vale per i clienti, ma non dimentichiamoci i dipendenti: fate gli auguri anche a loro, e vale la stessa regola: personalizzare!

Immagini ed animazioni
Evitatele, davvero. Basta alberi di Natale fatti di rullini per il fotografo, o stelle che compongono nel cielo il logo aziendale. O testo rosso in comic sans.
Scrivete normalmente, nel solito carattere: è quello che scrivete che fa la differenza, non gli effetti speciali.
Attenzione anche alle immagini in firma delle mail: se proprio volete, alleggeritele il più possibile, ed evitate nelle mail interne all'azienda.

La religione
Attenzione al credo di chi riceve gli auguri. Non conoscete la religione delle persone a cui scrivete? Dovreste. Alcuni non festeggiano il Natale, altri ritengono oltraggiosi gli auguri, per altri l'anno non finisce nemmeno il 31 dicembre... Tenetene conto, ricordando che comunque tutti si fermano per qualche giorno, ed un augurio di "buone vacanze" non dovrebbe  offendere nessuno...

Dove trovo il tempo
Non.Ci.Provate.Nemmeno. Nessuna scusa, il tempo si trova. Lo so che passate l'anno a cercare espedienti per contattare i clienti, che vi informate sui loro passatempi per evitare di parlare sempre e solo di lavoro. Quindi dedicate un pomeriggio agli auguri e a la loro personalizzazione.

I regali
E' vero, c'è crisi, i soldi sono pochi, non c'è budget. Questo non vuol dire che non possiate inventarvi qualcosa per un numero ristretto di persone. Usate l'inventiva e dove ne vale la pena sbilanciatevi :)


Per tutto quanto non contemplato qui sopra, accetto suggerimenti. E che questo post valga come augurio di buone feste: generalista, non personalizzato, avete ragione: ma per chiarita su questa pagina, sentito :)







lunedì 21 luglio 2014

Feste, sagre e promozione turistica

E rompiamo la latitanza dal blog, durata decisamente troppo... :)

Andiamo a toccare uno dei miei argomenti preferiti: fiere ed eventi (ci ho pure fatto un e-book... non lo sapevi? beh, lo trovi qui :)

Lo spunto è della pagina FB Viva Desenzano: scorrendola trovate un po' di osservazioni su come la giunta comunale gestisca il tema turismo.

Tenendomi lontanissimo dalle polemiche, proviamo a buttare giù un paio di spunti che possano aiutare chi tutte le mattine tira su la serranda del negozio. In questi momenti è troppo facile prendersela con la politica, meglio provare a fare qualcosa di concreto, tenere gli investimenti al minimo e monitorare i risultati.

Date per scontate le iniziative dei singoli (promozioni, affissioni, sponsorizzazioni, etc.), proviamo a valutare un evento che interessi un'intera zona.

L'obiettivo è attirare gente in un contesto piacevole, con due obiettivi: fare cassa nel periodo dell'evento, e promuovere il territorio per un risultato a lungo termine. Ricordiamo sempre questi due punti: su questi andranno basate tutte le scelte e le decisioni.

Fare cassa durante l'evento (obiettivo a breve)

Promuovere il territorio (obiettivo a lungo)

Chiarito questo, procediamo per punti:

- DURATA: uno o più giorni? se una notte bianca si esaurisce in poche ora, la festa di un patrono dura una settimana. Decidetelo come prima cosa, perché questa scelta influirà su quelle future: parcheggi, occupazioni di sullo pubblico...

La determinante è quella delle persone stimate, che può essere inversamente proporzionale alla durata dell'evento: più dura, più i partecipanti si diluiranno su più giornate. Se non si ha idea di quanta gente possa arrivare, prendete esempio dalle iniziative simili svolte vicino a voi, almeno vi daranno un'idea di massima.

Ricordiamo che per avere successo dovremo avere l'"effetto folla": un'evento con poche persone non attira nessuno, e non invita a ritornare. Quindi, mantenendo sempre le elementari regole di sicurezza, adottate dei "trucchi" per affollare la vostra festa. Ad esempio, se prevedete poche persone, piuttosto che restringere l'area totale (scontentando le attività commerciali escluse) fate esporre i prodotti dei negozi all'esterno, in aree delimitate. Restringerete la carreggiata quel tanto da far apparire la vostra festa affollata e di successo :)

- MOTIVO: trovatene uno, l'importante è che sia replicabile negli anni tanto da diventare un appuntamento fisso. Notte bianca, rosa, viola, festa del patrono, quello che volete. Sceglietene uno e raccontateci sopra una storia in grado di coinvolgere chi partecipa. La Festa medievale di Brisighella in questo è maestra: tutto il paese in costume, ad ogni angolo un giocoliere o un cantastorie, ed è così riuscita che fanno pagare il biglietto di ingresso al paese...

- ISTITUZIONI: cercate un appoggio di un'associazione di categoria. Se riuscirete a coinvolgerla vi aiuterà molto all'inizio, sia economicamente che nei rapporti con il Comune. Permessi, occupazioni di suolo pubblico, parcheggi, sono argomenti che di solito spaventano le piccole amministrazioni, ed avere qualcuno dalla vostra parte potrà fare solo bene.


Questo è solo l'inizio, lo so. Ma del resto a metterci tutto si farebbe un altro libro, e non il post di un blog.

L'importante è che l'appuntamento in questione rappresenti un rilancio per il territorio e le sue attività: anche per le realtà più piccole, nelle quali sarà sicuramente più facile organizzarlo. Chiudere il centro di un paese per una settimana darà meno problemi che organizzare un evento di una serata nel centro di Bologna (fidatevi, ci sono passato...) :)


La foto è di Kiki


domenica 20 ottobre 2013

Il costo di un sito è solo l'inizio :)

Sarà la crisi, ma in ogni angolo si sente parlare di e-shop: sembra che "vendere su internet" possa essere la soluzione ai mali del mondo...

Ok, può sicuramente essere una possibilità, e può portare risultati in tempi brevi. Il più delle volte invece ci vuole qualche mese per far partire il carrozzone di un sito che commerci on-line.

Ma la domanda che di solito ti viene fatta è "quanto costa un sito per vendere in internet?". La risposta è sempre la stessa:

"meno del resto"

Nessuno ci pensa, ma il sito non basta per vendere on line: bisogna riorganizzare il magazzino, decidere chi segue il back-end del sito, gli ordini, chi risponde alle mail, o al telefono. E a tutta questa gente bisogna insegnare a fare "quasi" un lavoro nuovo.
E come si struttura il magazzino?
E gli imballi?
Ordine minimo, che facciamo?
E che corriere si usa?
E le tariffe doganali?

Si può andare avanti per un bel po' :)

Insomma non basta mettere su un bel negozio on line, con un carrello intelligente e un processo di acquisto veloce, rassicurante e semplice.

 Bisogna strutturare un pezzo di azienda a servire quelli che compreranno on line. Che saranno diversi dai vostri soliti clienti, e vi faranno domande diverse, e saranno pronti a esaltarvi -o crocefiggervi- in maniera diversa, e molto più efficace dei clienti tradizionali.

Magazzino, customer care, spedizioni, commerciale... tutte persone che dovranno fare qualcosa in più. Qualcosa di diverso. Ed è bene saperlo prima... :)

 

lunedì 7 ottobre 2013

Nutella: copiare sì, ma con un passo in più!

"I cattivi artisti copiano, quelli buoni rubano"
Pablo Picasso

Che Nutella per il suo nuovo spot abbia "preso spunto" da Coca Cola è fuori discussione: sta storia dei nomi sul vasetto ricalca i nomi sulle bottiglie. Anche la tempistica è perfetta: la Coca Cola lanciò l'operazione nomi a primavera, quando comincia il caldo ed i consumi aumentano. La Nutella ha scelto l'autunno, quando anche per lei le vendite risalgono (sì, anche io mangerei Nutella pure in spiaggia ma "non si fa"...).

Differenze?

Coca Cola l'ha buttata tutta sul "condividi questa Coca Cola con...". Bello, a parte il verbo "conividere", che per chi lavora un po' con internet comincia a stomacare...

Nutella fa un passo in più, con uno spot decisamente più coinvolgente: sarà la vecchia storia che la cioccolata si mangia per premiare sè stessi, ma qua non si condivide nulla. Anzi: mangi Nutella da così tanto tempo che ormai vi conoscete, e lei ti chiama per nome :)

Sarà da malato, ma queste differenze sottili mi affascinano un casino... e godetevi lo spot, ancora una volta che ne vale la pena :)


mercoledì 2 ottobre 2013

Cosa è mancato ai guerrieri di ENEL?


Ne hanno scritto in tanti su ENEL e sulla campagna #guerrieri, ed entrare adesso in tono polemico sarebbe arrivare un po' tardi.

Riassumiamo in 2 righe cosa è successo perché non è questo che ci interessa:

ENEL lancia una campagna mirata a un po' tutte le piattaforme: parte da uno spot televisivo (questo, bellissimo secondo me), per spingere le persone a generare contenuti sul web (Facebook, Twitter) su come ognuno di loro si senta uno dei #guerrieri che lottano ogni giorno, di come sia possibile vincere la propria battaglia, anche grazie all'energia. Di ENEL, ovvio :)

Effetto indesiderato: sui social network si è generata una contro-campagna -quasi- spontanea che attacca ENEL su ecologia, servizi e chi più ne ha più ne metta. Un effetto boomerang che oggi in molti si chiedono se era possibile evitare.

PEr chi volesse approfondire la storia fino a questo punto:

Qui la storia dell'effetto boomerang di #guerrieri
Qui un'analisi della campagna con l'occhio di un pubblicitario (con cui sono d'accordo al 100%)
Qui il post definitivo di Matteo Flora, che spiega da dove è nata (e si è alimentata) la contro-campagna, e da dove arrivano i #guerrieri che hannoc ondiviso le loro storie (sembra per la maggior parte da una società esterna, ma leggete e guidicate voi).

Ma torniamo alla domanda: era possibile evitare quanto è successo?

Questa è una di quelle campagne che mi sembrano "troppo marketing e poco prodotto". ENEL, tu puoi dirmi bravo finchè vuoi, puoi chiamarmi guerriero, beato e pure santo. Ma il nostro rapporto in fondo è: tu mi dai l'energia, io pago la bolletta. E siamo pari.

Forse se insieme alla campagna (che non voglio sapere quanto sia costata) si riservava un po' di budget per premiare i guerrieri, allora FORSE il tutto sarebbe stato percepito in modo diverso. Un po' come un amico che ti dica "io per te ci sono", e poi non risponda al telefono.

Bastava poco, fate voi: uno sconto in bolletta, un aumento dei termini di pagamento alle piccole imprese, co-marketing fra i clienti. I modi sono tanti, sicuramente persone più brave di me ne avrebbero trovato uno.

Una campagna molto bella, con uno spot azzeccato e coraggioso (chi ha le palle di non mettere il proprio logo?), rovinata a mio parere da quel piccolo passo in più che si poteva fare.

Perchè la mia impressione è che al giorno d'oggi le persone pensino che le belle parole non servano più: oggi più che mai, contano i fatti...

giovedì 21 marzo 2013

I nomi sono importanti, sceglierli non è facile...

  Sì, i nomi sono importanti, e sono uno degli argomenti su cui ho vissto gli scontri più accesi.

Non sto parlando del nome di un figlio, anche se sospetto scontri anche in quel tipo di scelta... :)

Molto più semplicemente il nome di un prodotto, un evento, una campagna promozionale.

Deve essere evocativo: parolaccia per dire che deve far subito venire in mente di cosa si parla: e se la prima associazione col nome non ha nulla a che fare col nostro prodotto c'è qualcosa che non va.

Deve essere facile da ricordare e da scrivere, cosa non facili

Deve essere facile da scrivere, cosa non facilissima se ci rivolgiamo -anche- a mercati esteri.

Deve essere immediato: se non si capisce subito di cosa si parla, se è da spiegare, cambiatelo. Evitate sigle incomprensibili e codici criptici: FZ-458.HU non è un nome...

Deve essere futuribile: pensate se organizzerete progetti in futuro sullo steso argomento, e se quel nome funziona per un evento, una campagna promozionale, un viaggio, o qualsiasi altra cosa vi venga in mente.

Deve essere unico: non può essere simile a quello di altri concorrenti o altri prodotti. Mica vorrete fare la figura dio quelli che copiano, vero?!?

Se avrete a che fare con l'estero, controllate che il nome -o anche la sola pronuncia- non ricordi cose negative nelle altre lingue. Fanno scuola la WV Jetta in Italia e la Fiat Uno in Spagna...

Se ne avete altre aggiungetele nei commenti, che su due piedi non me ne vengono in mente: e poi è un poo' che non posto e magari sono un po' arrugginito... :)

lunedì 25 febbraio 2013

Spostare l'attenzione verso il cliente, ma farlo davvero!

Dal blog di Luca Bonesini salta fuori questa notizia:

ToughtWorks Studio, azienda di software, ha deciso di contrattualizzare i propri commerciali senza parte variabile (commissioni sul venduto e premi a fine anno legati al risultato).

Il concetto è semplice quanto a suo modo rivoluzionario: se un venditore non guadagna a seconda di quanto vende, sarà motivato a consigliare i clienti non per aumentare ciò che ordinano, ma per fargli ordinare coiò che veramente gli serve!

Vi ricordate qualche anno fa? Ogni venditore si presentava come "consulente". Andava di moda essere "consulente": non sono qui per vendere, ma per aiutarti nel tuo lavoro. E tutti pensavamo "sì, certo, come no..."

Un'iniziativa del genere sposta la barra del timone decisamente verso uno scenario del genere. Rimarranno sicuramente tutti i "trucchi del mestiere" per acquisire clienti nuovi, o per spingere prodotti appena realizzati.

All'interno di un'azienda che fa una scelta simile è poi necessaria un'altra caratteristica:

Devi produrre cose che servano alle persone.

La storia del "creare i bisogni del cliente" sta ormai morendo: ste persone bisogna ascoltarle, perchè spesso sanno loro meglio di te di cosa hanno bisogno. A meno che tu non sia Apple, o un'azienda con lo stesso tasso di innovazione...

Spostare l'attenzione verso il cliente è un'operazione che si attua facendo cose simili. Altrimenti se rimangono solo parole, servono davvero a poco...