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giovedì 21 marzo 2013

I nomi sono importanti, sceglierli non è facile...

  Sì, i nomi sono importanti, e sono uno degli argomenti su cui ho vissto gli scontri più accesi.

Non sto parlando del nome di un figlio, anche se sospetto scontri anche in quel tipo di scelta... :)

Molto più semplicemente il nome di un prodotto, un evento, una campagna promozionale.

Deve essere evocativo: parolaccia per dire che deve far subito venire in mente di cosa si parla: e se la prima associazione col nome non ha nulla a che fare col nostro prodotto c'è qualcosa che non va.

Deve essere facile da ricordare e da scrivere, cosa non facili

Deve essere facile da scrivere, cosa non facilissima se ci rivolgiamo -anche- a mercati esteri.

Deve essere immediato: se non si capisce subito di cosa si parla, se è da spiegare, cambiatelo. Evitate sigle incomprensibili e codici criptici: FZ-458.HU non è un nome...

Deve essere futuribile: pensate se organizzerete progetti in futuro sullo steso argomento, e se quel nome funziona per un evento, una campagna promozionale, un viaggio, o qualsiasi altra cosa vi venga in mente.

Deve essere unico: non può essere simile a quello di altri concorrenti o altri prodotti. Mica vorrete fare la figura dio quelli che copiano, vero?!?

Se avrete a che fare con l'estero, controllate che il nome -o anche la sola pronuncia- non ricordi cose negative nelle altre lingue. Fanno scuola la WV Jetta in Italia e la Fiat Uno in Spagna...

Se ne avete altre aggiungetele nei commenti, che su due piedi non me ne vengono in mente: e poi è un poo' che non posto e magari sono un po' arrugginito... :)

martedì 27 novembre 2012

Ogni arte è una menzogna che dice la verità

La frase del titolo è di Pablo Picasso (seppur si trovi in mille versioni diverse...), e se sostituiamo "arte" con "pubblicità", "promozione", abbiamo di che parlare.

Sì perché che si tratti di un sito, di un catalogo o di uno spot televisivo, un po' di "libertà interpretativa" nel presentare i prodotti ce la possiamo prendere.

Possiamo correggere le foto per farle apparire più reali (o anche un po' più belle, dai... :)

Possiamo presentare un prodotto in un ambiente virtuale, realizzato al computer

Possiamo usare quei piccoli trucchi che permettono di presentare meglio quello che poi dobbiamo vendere. E se appare più bello, il prodotto si vende meglio. Tutti d'accordo, giusto?

Quello che non andrebbe fatto è arrivare al mentire spudoratamente. Perché arrivare ai livelli del Tubo Tucker non è così difficile.

Non serve poi dire che un prodotto fa quello che invece non fa. Basta presentarsi come leader del mercato. O presentare servizi che poi nella realtà non vengono erogati. O vantare un'assistenza clienti pronta e reattiva, che magari ti lascia mezz'ora in attesa e poi non è in grado di risolverti il problema.

Bene, lanciamo un'idea: le risorse investite per questo tipo di promozione, investiteli nel creare davvero i servizi ed i prodotti che volete pubblicizzare.

Poi se alla fine non ci saranno i soldi per la promozione, poco male: un prodotto che funziona, un'azienda che fa quello che promette alla fine viene fuori, si distingue dalle altre.

Passaparola, buzz, chiamatelo come volete:

giovedì 15 luglio 2010

La Cina è vicina? Fra un po' ci sorpassa. Di nuovo...

Marco Massarotto ha passato un po' di tempo in Cina, ed ha scritto un post sulla mancanza di brand nel sistema di mercato cinese.

In parole povere, una delle maggiori potenze economiche del mondo nel suo mercato interno ha una predominanza forte di brand stranieri (che non vedevano l'ora di mettere le mani su un mercato con quei numeri), mentre all'estero è percepita come fotocopiatrice di altre marche, con copie più o meno riconoscibili.
Pochi i marchi cinesi che vanno controtendenza, affermandosi a livello internazionale.

Tralasciando l'osservazione di marco -peraltro giusta- che "i cinesi le marche occidentali se le comprano", penso a come sia cambiato il processo di costruzione del marchio negli ultimi anni:

Prima:
ho un prodotto, costruisco il mercato, e gradualmente investo per promuovere un marchio che è conosciuto, magari in una nicchia, ma una sua forza già ce l'ha.

Adesso:
Ho un prodotto, cerco di costruire il marchio con investimenti promozionali per far partire le vendite.

Con il mercato interno che la Cina ha, la mia impressione è che pian piano cominceranno ad esportare marchi che un loro fatturato già lo muovono. E questa mi sembra una tattica sana. Fra qualche tempo riusciranno pure a cambiare il percepito di bassa qualità che ora abbiamo dei prodotti cinesi. Del resto molti -tutti?- prodotti Apple vengono già da là.

Nel futuro prossimo, anche per la crisi, sarà necessario ripartire dal prodotto. E se questo avrà il sacrosanto vantaggio competitivo allora i metodi e le risorse per promuoverlo arriveranno.

Sempre che la Cina non ci superi ancora una volta, anche in questo...


L'immagine è di jplust

venerdì 5 giugno 2009

Competition Vs cooperation



L'immagine a destra è mio nuovo desktop, frutto di un po' di lavoro su Photoshop. L'idea mi è venuta quando ho letto un'intervista a Sergio Marchionne, che nel suo ufficio ha un quadro nero con la parola "competition". Come una minaccia commenta l'intervistatore.

Mi piaceva l'idea, ma non mi convinceva del tutto: il risultato è quello che vedete accanto (disponibile si Flickr se qualche matto volesse scaricarlo :).

E' finito il tempo in cui il focus dell'azienda erano i concorrenti e la concorrenza.

Oggi il focus deve essere rivolto alle persone* ed alla cooperazione. Per assurdo è il modo migliore per vincere la gara sul mercato.

Perchè se si fa la propria corsa sui concorrenti che probabilità si ha di arrivare primi? Il più delle volte si finisce a copiare e a rincorrere gli altri.

Meglio allora chiedere direttamente a chi compra -o potrebbe comprare-, per modulare l'offerta alle esigenze. E lasciare gli altri a rincorrere :)



*li volete chiamare clienti? vabbè, per questa volta...

giovedì 24 luglio 2008

C'è crisi... c'è grossa crisi*...



«Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l'altro rappresenta l'opportunità.»

Ok l'ha detta John Fitzgerald Kennedy, ma provate a ripeterla ad un imprenditore a caso: il consiglio è di mettersi a correre, perchè lui non si limiterà a rispondervi a parole.

Da quando ho cominciato a lavorare mi sono trovato in mezzo ad una crisi: ceramica (eh, i cinesi...), marmo (eh, i marmi dei cinesi...), pubblicità (eh, con la concorrenza che si svende, nemmeno fossero cinesi...), pvc (eh, i cinesi ormai fanno un prodotto valido quanto il nostro...).
O porto sfiga io, o i cinesi. Oppure la causa è un'altra, e non so se sia colpa (sempre, solo) mia o della Cina.

Seguendo i blog non ho visto molti riferimenti a questa situazione, e sì che il marketing deve essere in prima linea a fronteggiare questa situazione, lo diceva pure Henry Ford**.

Fare comunicazione quando le aziende vanno bene è abbastanza facile, no?!?

Quando il mercato traballa è più difficile, ma è proprio in quel momento che serve davvero.

E' vero, quando c'è crisi la prima cosa ad essere tagliata è la comunicazione: in fondo si crede sia superflua (se non inefficace), perchè:

- non è misurabile

- non crea vantaggi competitivi

- quello che vende è il commerciale, mica il marketing

Con le nuove tecnologie il primo motivo sta sempre più scomparendo (nella misura in cui ste benedette aziende le usino ste tecnologie).

Sul secondo sono quasi d'accordo (se un prodotto è debole c'è poco da inventare, a meno di un mezzo miracolo, o investimenti pari al pil di uno stato)

Il terzo nasce da un'idea che è difficile estirpare dall'imprenditore medio: il marketing è al servizio del commerciale.
E si finisce a fare solo cataloghi, espositori e fiere.

No: marketing e commerciale sono due cose diverse, distinte. Devono comunicare, interagire, devono scambiarsi idee, non diktat.

In periodo di crisi il marketing può deve essere fondamentale.
Certo non può limitarsi a fare spot, campagne stampa, siti, blog come ha fatto fino a quel momento. Deve cercare di cambiare registro, cercare nuove nicchie di mercato ed il modo di comunicare con esse.

Ogni euro speso deve esserlo per un motivo.

Fare immagine nei momenti difficili non può bastare: bisogna rimboccarsi le maniche e trovare soluzioni (poi se sono quelle giuste è meglio :) )



Titolo ripreso da Quelo

**"«Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare il tempo.» -Che ci volete fare, questo sta diventando il post delle citazioni... -


Foto di ~Mina~

martedì 15 luglio 2008

Magari non è bella, ma è simpatica...



Essere ironici non vuol dire essere meno convincenti.
Troppo spesso si cade nella foga di dichiararsi "leader di mercato" (google dà 1.580.000 risultati: possibile non ci sia nessuno che sia almeno secondo?).

Bernbach ha costruito sull'essere secondi una delle campagne meglio riuscite di sempre (secondo me, eh?!?). Io nel mio piccolo ne avevo già parlato (qui e qui), ma mi è tornato in mente il concetto quando ho visto un prodotto (chiamarlo wc chimico è brutto sul blog, dai...) di Sebach.

Prendersi in giro, far sorridere chi passa di lì, porta vantaggi in termini di brand awareness, e cosa quasi della stessa importanza, rende simpatici (che non è come quando di una ragazza dici "è simpatica"...).

E quanto ci si metterà a capire che in un mondo dove differenziarsi è fondamentale (e sempre più difficile), essere simpatici aiuta un bel po'? (sempre secondo me, eh?!?)

domenica 8 giugno 2008

Dare moneta, comprare I Phone...


Unlucky
Originally uploaded by leithold
Luca de Biase respirava aria di sfiducia alle prime indiscrezioni sugli accordi fra Tim ed Apple per l'I Phone in Italia.
Dopo questo articolo sul sito de Corriere la sfiducia si trasforma in certezza: in Spagna il cellulare cupertiniano verrà venduto a circa 90 euri.

In sostanza Telecom ha rifiutato l'accordo standard che Jobs ha concluso con le altre compagnie: avere garantita una percentuale sul flusso dati generato dagli Iphone. In cambio però di un prezzo più alto di vendita.

Aspettiamo il prezzo definitivo in Italia, ma non sarei tanto ottimista...