lunedì 30 giugno 2008

E se le conversazioni sono inutili?

Da un post di Maurizio Goetz arriva la segnalazione di una presentazione di IntelligentMomentum:



I punti secondo cui molte conversazioni servono a poco sono centrati: ma trascurando l'information overload (di cui tanto si è parlato), mi interessano due punti.

1) "most people prefer to be given the answer, than to have a long conversation
that allows them to discover the answer"
: la pigrizia e la poca voglia di responsabilità a volte costringono a diventare degli esecutori, piuttosto che persone che comprendono ciò che fanno e perchè lo fanno (figuriamoci poi diventare innovatori).
(avete presente quelli che sorridono sempre, rispondono sempre "sì", non chiedono mai "perchè", raro che non propongano qualcosa che non sia una banalità? Ecco, quelli...)


2) "most people aren't listening to you, they're more concerned about what
they're going to say next"
: affrontare un discorso non con la voglia di comprendere le ragioni dell'altro, ma per affermare le proprie
(avrete presente persone che interrompono l'altro, cominciano le frasi con "sì però...", ripetono mille volte la stessa cosa...)

Sono due trappole in cui è troppo facile cadere. E se per la seconda la soluzione è "ascoltare" (sì, si torna sempre lì...), per la prima ci ha visto giusto Albert Einstein*:

“Anyone who has never made a mistake has never tried anything new.”


* l'ho sparata un po' troppo grossa, lo so. Ma la domenica siamo tutti un po' più carichi...:)

2 commenti:

WAI2WAI - Luigi Bertuzzi ha detto...

"lì .. sempre lì"

hai presente Ligabue in "una vita da mediano"?

dovrebbe essere la strategia da usare, sia per l'ascolto che per le palle perse (o errori) ..

ho provato ad abbozzare un post su questa possibilità .. poi mi son fermato davanti all'evidenza ...

chi lo capirebbe?

Baldo ha detto...

hai ragione, la costanza paga... aggiungici anche la curiosità, per quello che pensano gli altri e per come funzionano le cose: l'effetto a livello aziendale sarebbe devastante.