Ok, lo so: nulla di meno originale: un nuovo gruppo Linkedin, che peraltro trovate a questo link.
E' che a pensarci, e parlando con chi Linkedin lo usa davvero, mi è venuto il sospetto che quel social network raccolga persone che con blog, friendfeed e roba simile non ha molto a che fare.
Quindi ecco pronto un nome:
"marketing intelligente"
un logo...
mercoledì 14 novembre 2012
Marketing intelligente: un nuovo gruppo di Linkedin di cui si sentiva tantissimo bisogno :)
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Etichette: comunicazione, gruppo, linkedin, marketing intelligente
lunedì 12 novembre 2012
Clienti vecchi e nuovi: entrambi si meritano un po' di marketing...
Nasce tutto da questo post di Rosario su Facebook:
Nei commenti viene fuori che lui parlava del caso di una palestra, mentre io avevo associato istantaneamente la cosa ad una compagnia di telefonia cellulare (una a caso, per esperienza su questo argomento si assomigliano un po' tutte).
Poco importa il settore, la situazione rimane: molte aziende sono pronte a regalare ogni mari, monti e colline ad un cliente nuovo, ma non si scomodano più di tanto in caso di defezione di un vecchio cliente.
In quest'ottica si leggono le campagne promozionali che si alternano regolarmente su telefonia, pay tv e similari. Le riconoscete perché:
- il prezzo finisce sempre a .99 cent
- hanno una durata limitata (o anche no, ma non vi illudete: il "per sempre" è regolarmente corretto in una nota a fine pagina)
- non riguardano chi è già cliente dell'azienda
- il prodotto offerto non ha grossi vantaggi competitivi (come appunto una palestra, o un contratto di telefonia mobile)
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Etichette: cliente nuovo, marketing, palestra, telefonia
lunedì 5 novembre 2012
"Ogni sito è un e-commerce" is the new "non si può non comunicare"
Il primo assioma di quel simpaticone (oltrechè psicologo e filosofo) di Paul Watzlavick recita che "non si può non comunicare".
In sostanza, anche stando zitti il nostro corpo comunica qualcosa, e via con tutta la storia della comunicazione non verbale.
In questo periodo mi sono trovato coinvolto in un po' di progetti di e-commerce, e mi sono trovato a pensare che la stessa cosa vale per un sito.
Ogni sito è un sito di e-commerce.
Non importa se stai vendendo qualcosa o no: comunque stai proponendo un'immagine, un'idea tua o del tuo prodotto. Quindi concetti e metriche dell'e-commerce valgono anche per i siti ordinari? In linea di massima sì. come devono valere gli stessi concetti di costruzione del sito.
Cosa voglio mettere in risalto per esempio: se parliamo di un catalogo prodotti mi è chiarissimo quale prodotto voglio mettere in evidenza. Ma se un catalogo non ce l'ho, allora devo comunque ragionare su quale concetto o idea voglio "spingere" maggiormente.
Ripensare ogni sito come se fosse un e-commerce può anche essere una provocazione, ma in molti casi può aggiungere chiarezza durante la creazione delle pagine. Quando a volte non si sa bene cosa mettere in homepage, o come ordinare i menù.
Provateci e sappiatemi dire... :)
La foto è presa dal sito della serie tv Lie To Me
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Etichette: comunicazione, e-commerce, internet, sito
lunedì 29 ottobre 2012
Condanna per cattiva comunicazione
Nasce tutto da questo messaggio su Friendfeed di Yeridiani
Che qulche giorno fa cita questo articolo.
In sostanza:
- una settimana prima del tragico terremoto a L'Aquila si riunisce -chiamata dalla Protezione Civile la Commissione Grandi Rischi: c'è uno sciame sismico in atto, e chiedono a loro se la cosa può degenerare o andrà affievolendosi.
- Segue conferenza stampa in cui si dice di stare tranquilli, lo sciame sismico andrà man mano ad indebolirsi.
- Ad una settimana esatta, segue terremoto.
- Segue denuncia, processo e relativa condanna a 6 anni. Non per la mancata previsione del terremoto (impossibile da farsi), ma perché si è dato per certo che lo sciamo sismico andasse in attenuazione.
Ora, che succeda una cosa del genere -l'attenuazione- non è sicuro, "soltanto" molto probabile. Cioè in genere succede, ma può anche darsi che finisca con una scossa. Grossa. Come poi è successo.
Non voglio entrare nel merito della sentenza: ammetto di non aver letto più di quello che vedete linkato qua, e i condannati sono innocentifinoalterzogradodigiudizio.
Quello che mi interessa che questa è veramente la prima condanna di cui sento per cattiva comunicazione. O almeno non completa.
Anni fa mi ero occupato di striscio della comunicazione scientifica: quanto di più freddo e noioso possa esistere. Ma in questo caso non si tratta di rendere più accattivanti dei dati, si tratta di dare un'informazione completa su tutte le possibilità che possono accadere. Tutte.
No, non è un post su come pararsi il c*#o nelle comunicazioni ufficiali, su come dire tutto e niente per poter poi dire "ma io intendevo che...".
Qui si tratta di mettere sul tavolo tutte le possibilità che possono verificarsi, anche le meno probabili.
Perché quando si devono comunicare qualcosa -qualsiasi cosa- ci si prende la responsabilità di quello che si dice e di quello che si può causare con quello che si dice. E si agisce di conseguenza.
Il sospetto -e solo quello, lungi da me accusare qualcuno- qui è che si sia pensato prima alle conseguenze, e poi si sia deciso cosa dire. Si è ribaltato il giusto processo comunicativo.
Le conseguenze non devono influenzare "cosa" si dice, semmai il "come" si dice. E se si sa che si causeranno delle conseguenze, ci si prepara prima. Che poi non è che sia sempre facile, ma alla fine, essere ordinati dal punto di vista comunicativo paga...
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Etichette: commissione grandi rischi, comunicazione, errore, l'aquila, protezione civile, terremoto
mercoledì 17 ottobre 2012
Organizzare una riunione: giusto due o tre cose...
Di roba su come fare una riunione in rete se ne trova già tanta: presentazioni, pdf, post... e tutti più o meno ricalcano la stessa linea. Sarà perché devo ancora trovare qualcuno a cui piaccia partecipare alle riunioni... :)
Dopo un po' che cercavo però mi sono accorto che quasi nessuno mette a fuoco qualche punto che dell'importanza ne ha: provo a riassumerli in ordine sparso e vediamo che ne viene fuori.
- Posso fare a meno di indire la riunione?
Mica parliamo di niente: ok, gli obiettivi devono essere chiari, a seconda di come sistemo le sedie stimolo o meno la partecipazione... ma se la riunione è inutile, stiamo parlando di niente.
Le riunioni possono avere due scopi: o comunico qualcosa, o comunico qualcosa e voglio sapere il parere dei partecipanti.
Ammesso che nel primo caso quasi sempre basta una mail, se ci limitiamo a fare riunioni solo nel secondo caso ecco che il numero di incontri cala drasticamente. Di conseguenza cala anche il numero dei partecipanti: faccio intervenire solo chi è interessato e ha qualcosa da dire.
Quindi pochi incontri, con poche persone, e brevi: così saranno decisamente più utili.
In alternativa ci sono altri modi di comunicare: l'ordine dovrebbe essere
-contatti (mail, telefono...)
-colloqui (1vs 1)
-affiancamenti (eseguiamo insieme un dato compito che poi dovrai fare tu)
-riunioni
Quindi o ci interessa il confronto con i partecipanti, o scegliamo un modo diverso per comunicare.
- E' fondamentale moderare gli interventi
Se la riunione è un confronto, il rischio è che i partecipanti si allontanino dall'argomento prefissato.
Ogni intervento che non sia un contributo a ciò di cui si sta parlando va soppresso sul nascere, rimandando la discussione ad altra sede. Gentilmente, ma con fermezza.
Quelli bravi riescono a condurre una riunione portando tutti alla conclusione che vogliono, ma questa è un'altra storia... :)
- Dimmi prima di cosa parleremo. Dimmi dopo cosa abbiamo deciso
Se si vuole una partecipazione attiva e propositiva di tutti, serve un ordine del giorno preciso, almeno un paio di giorni prima della riunione. Così arriviamo tutti preparati e pronti a dare il proprio contributo alla discussione. Argomenti improvvisati o interrogatori non servono a nessuno. Davvero.
Dopo la riunione mettiamo tutto quello che si è deciso in una mail ed inviamola agli interessati (anche se non hanno partecipato). Non sia mai che dopo un mese arrivino frasi del tipo "ma io avevo capito che..."
- Pianificare la riunione per tempo
A una riunione devono essere presenti tutti gli interessati. Se però la convoco due giorni prima sarà dura che nessuno abbia impegni precedenti.
Nei limiti del possibile stabiliamo la data a seconda della routine lavorativa dei partecipanti: qualche giorno per chi lavora in ufficio, un paio di settimane prima (o anche più) per chi ad esempio va in missione all'estero. In questo caso magari informiamoci sugli impegni precedentemente presi dai partecipanti: un calendario condiviso può fare miracoli!
Poi di consigli ce ne sono tanti altri: solo un giretto fra i risultati di Google vi può dare un'idea. Ma è su questi tre che -per esperienza personale- di solito casca l'asino...
La foto è di Simon Greig
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domenica 14 ottobre 2012
Piccolo sfogo sulla comunicazione. Poi si torna a lavorare...
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lunedì 11 giugno 2012
La fiera non è roba per centometrisiti
A parlare con le persone mi rendo sempre più conto di una cosa: che sia una fiera, un evento, un open day, o qualsiasi altro appuntamento del genere, viene sempre vissuto come una gara da 100 metri.
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