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domenica 20 ottobre 2013

Il costo di un sito è solo l'inizio :)

Sarà la crisi, ma in ogni angolo si sente parlare di e-shop: sembra che "vendere su internet" possa essere la soluzione ai mali del mondo...

Ok, può sicuramente essere una possibilità, e può portare risultati in tempi brevi. Il più delle volte invece ci vuole qualche mese per far partire il carrozzone di un sito che commerci on-line.

Ma la domanda che di solito ti viene fatta è "quanto costa un sito per vendere in internet?". La risposta è sempre la stessa:

"meno del resto"

Nessuno ci pensa, ma il sito non basta per vendere on line: bisogna riorganizzare il magazzino, decidere chi segue il back-end del sito, gli ordini, chi risponde alle mail, o al telefono. E a tutta questa gente bisogna insegnare a fare "quasi" un lavoro nuovo.
E come si struttura il magazzino?
E gli imballi?
Ordine minimo, che facciamo?
E che corriere si usa?
E le tariffe doganali?

Si può andare avanti per un bel po' :)

Insomma non basta mettere su un bel negozio on line, con un carrello intelligente e un processo di acquisto veloce, rassicurante e semplice.

 Bisogna strutturare un pezzo di azienda a servire quelli che compreranno on line. Che saranno diversi dai vostri soliti clienti, e vi faranno domande diverse, e saranno pronti a esaltarvi -o crocefiggervi- in maniera diversa, e molto più efficace dei clienti tradizionali.

Magazzino, customer care, spedizioni, commerciale... tutte persone che dovranno fare qualcosa in più. Qualcosa di diverso. Ed è bene saperlo prima... :)

 

lunedì 5 novembre 2012

"Ogni sito è un e-commerce" is the new "non si può non comunicare"


Il primo assioma di quel simpaticone (oltrechè psicologo e filosofo) di Paul Watzlavick recita che "non si può non comunicare".

In sostanza, anche stando zitti il nostro corpo comunica qualcosa, e via con tutta la storia della comunicazione non verbale.

In questo periodo mi sono trovato coinvolto in un po' di progetti di e-commerce, e mi sono trovato a pensare che la stessa cosa vale per un sito.

Ogni sito è un sito di e-commerce.

Non importa se stai vendendo qualcosa o no: comunque stai proponendo un'immagine, un'idea tua o del tuo prodotto. Quindi concetti e metriche dell'e-commerce valgono anche per i siti ordinari? In linea di massima sì. come devono valere gli stessi concetti di costruzione del sito.

Cosa voglio mettere in risalto per esempio: se parliamo di un catalogo prodotti mi è chiarissimo quale prodotto voglio mettere in evidenza. Ma se un catalogo non ce l'ho, allora devo comunque ragionare su quale concetto o idea voglio "spingere" maggiormente.

Ripensare ogni sito come se fosse un e-commerce può anche essere una provocazione, ma in molti casi può aggiungere chiarezza durante la creazione delle pagine. Quando a volte non si sa bene cosa mettere in homepage, o come ordinare i menù.

Provateci e sappiatemi dire... :)


La foto è presa dal sito della serie tv Lie To Me


martedì 5 aprile 2011

Scrivi per il web come scriveresti un cartello stradale

**NDA** l'idea del titolo mi è venuta a pagina 15 del libro "Don't make me think" di Steve Krug. A dirla tutta 50 pagine dopo lui usa le stesse parole. Giusto per non atttribuirmi idee non mie, anche se mi sono venute qualche pagina prima... :)



Il bello di un blog moderatamente generalista è il poter scrivere di più cose, senza avere remore verso chi legge. E allora oggi ci si butta sull'usabilità dei siti internet.

C'è un concetto che mi gira in testa da un po', e oggi l'ho sintetizzato. Nasce tutto dal libro di Steve Krug "Don't make me think". L'ho appena cominciato, ma nelle prime pagine recita più o meno "le pagine internet non si leggono: si scorrono".

Quindi come vanno scritte? Di solito si ovvia copiando e incollando testi scritti per altre intenzioni: brochure, comunicati stampa, volantini, cataloghi (che poi vengono scorsi anche questi, ma è un'altra storia).

Vediamola così:

"scrivi per il web con lo stesso stile con cui si scrivono i cartelli stradali"

Internet è un'autostrada: tutti vanno veloci, soffrendo di "clic compulsivo". Inutile voler trattenere chi naviga sul nostro sito qualche minuto in più: se ne andrà prima. Se lui va veloce, diamogli uno strumento adatto alla sua velocità: oltre a fargli un favore, visiterà più pagine. Per assurdo, facendo andare il navigatore più veloce resterà più tempo sul nostro sito. E acquisirà più informazioni.

Il web non si rallenta: se non si sta alla sua velocità -e a quella di chi lo usa-, semplicemente si verrà ignorati.


La foto è di justmakeit

venerdì 18 febbraio 2011

Valle a trovare le persone su internet... mica facile, Facebook o no...

Di ricette per usare la rete come strumento marketing ce ne sono davvero tante, ed ognuno pensa di avere quella giusta.
Ok, diamo ragione a tutti, visto che rimango convinto che ogni situazione richieda strumenti diversi.

Spostiamo l'attenzione su qualcos'altro...

Definito l'ambiente su cui voglio operare (Facebook, i blogger, Friendfeed, la rete intera), a chi mi rivolgo?
Basta definire il famoso target group?

Basterebbe, se i collegamenti fra le persone in rete fossero così:


Miro agli utenti "rossi" e bene o male il mio messaggio viene veicolato su tutte le persone che mi interessano. Magari prendo pure qualche "arancione", e la cosa si velocizza.

Il problema è che le persone in rete sono verosimilmente connesse così:


Qui mirare agli utenti "rossi è già più complicato... non sono tutto connessi fra loro! E anche se li prendessi tutti, rimarrebbero fuori i due insiemi viola...

Non importa se la segmentazione qui sopra sia geografica, o di età. Quelle sono le persone che devo contattare, e non esiste un gruppo che sia in contatto con tutti gli altri.

Quindi, ok fidarci delle segmentazioni, ma ricordiamoci che in rete tutto è un po' più segmentato del solito...


PS: e qualsiasi ironia sulle immagini è scontata... :)

mercoledì 2 febbraio 2011

Internet: come fare le cose a modo, e con ordine (che nemmeno mia mamma parla così...)

Scambio di twit fra me e Max Carraro (e complimenti per l'apparizione televisiva :) di qualche giorno fa:


A parte le battute, Max ha centrato in pieno uno dei pilastri di tutte quelle belle cose come on line reputation, social network, crowdsourcing, etc etc...

Il suo elenco è importante quanto l'ordine dei vari punti:

esserci: dare un punto di riferimento a chi vuole parlare con noi e di noi

ascoltare: a quel punto siamo in ballo: prestiamo attenzione a chi investe il suo tempo a dirci qualcosa, facendo sì che quel tempo non l'abbia sprecato.

parlare: farlo solo dopo aver adempiuto al meglio al punto 2, altrimenti le reazioni saranno dalla presa in giro all'ira incontrollata. Due cose che sembrano avere una potentissima calamita per gli spider di Google...

Il passo successivo è da fare offline: agire, senza lasciare che la nostra esperienza in rete rimanga solo tale.

Ultima cosa: è un percorso che non si interrompe. Se decidete di esserci, sappiate che dovrete anche ascoltare e parlare. Ed è l'unico modo per farsi amici i simpatici ragnetti di Google...

venerdì 30 luglio 2010

Scegliere per le persone o con le persone?

"penso che le aziende abbiano bisogno di consulenti che diano soluzioni dal loro punto di vista e non solo da quello del “konsumatore”."
Post di due righe sul blog di Marco, che mi ricorda una questione -per me- ancora aperta.
Il consumatore sa quello che vuole? Chiamatelo "signora Maria", "casalinga di Voghera" o "idraulico di Urbino". Sono da ascoltare come vangelo ed accontentare in tutto, o vanno presi per mano e guidati lungo strade di cui nemmeno sanno l'esistenza?

Mica roba da poco: se devo lanciare un nuovo prodotto lo faccio in 10 colori e lascio che scelgano le persone, o scelgo io, faccio 2 colori e faccio passare il messaggio che il-mercato-chiede-questo?

Seguire le indicazioni degli early adopter può facilitare la vita, ma si distacca dalla pratica che va per la maggiore nel b2b: chiedo ai 3 clienti importanti che ho, e gli altri si adattano.

La conversazione in rete serve, ma ho l'impressione che il maggiore vantaggio sia quello di far sentire le persone ascoltate. Il problema invece può essere interpretare la quantità di informazioni e idee che vengono da chi collabora.

Lo so, dipende sempre dal prodotto, dal mercato, dal momento, dalle risorse a disposizione... Ma è un tema che va tenuto presente. Se non sempre, il più spesso possibile, anche solo per confermare -o cambiare- una scelta.

lunedì 21 giugno 2010

Quanto può pesare un etto di marketing...

L'ho letto, e del resto non poteva essere altrimenti: a forza di seguire Massimo in rete, la voglia di prendere in mano "Un etto di marketing" ti viene. E per fortuna.

I punti a favore secondo me sono tre:

- completezza: ci sono proprio tutti gli strumenti per approcciare la rete: social network, video, pagine personali. Che si legga in chiave aziendale o no, le basi ci sono tutte. Certo magari fra qualche tempo sarà necessario un aggiornamento, ma per aggiungere, non per togliere. La sensazione è che le cose scritte dureranno per un bel po'...

- esempi: ce n'è per tutti i gusti: dove possibile ogni affermazione fatta, ogni strumento illustrato è spiegato con fatti accaduti, positivi e negativi. Viene davvero voglia di dire "allora lo faccio anch'io"...

- Chiarezza: già a metà ho pensato fosse il libro perfetto per chi non ha le idee chiare su cosa fare su internet. A fine libro me ne sono convinto. Parte dalle basi, e non si ferma finchè ogni singolo argomento non è spiegato a fondo. Per questo è difficile trovarci dei difetti, o non essere d'accordo con quello che è scritto: ogni opinione personale è dimostrata teoricamente e praticamente.

Insomma, il regalo perfetto da fare al proprietario della propria azienda. E se il proprietario sei tu, non aspettare: compralo :)

martedì 4 maggio 2010

Pure al dentista scrivo dal Blackberry...

Il fatto che abbia cambiato dentista sembra non c'entrare molto con questo blog.
La scelta e stata fatta in modo decisamente convenzionale (comodità geografica + passaparola 1.0), ma la sorpresa è comunque arrivata.

- ha un sito internet. E pur non avendo effetti speciali e colori ultravivaci, è così chiaro che il dottore in questione lo utilizza -immagini, descrizioni...- mentre illustra cosa va a combinare dentro la tua bocca. Certo, saperlo non solleva, ma aiuta non poco.

- legge le mail, e risponde persino: se contiamo che ancora ci sono aziende che nemmeno guardano le caselle di posta, è una bella cosa, dai...

Seguono nell'ordine: preventivi chiari (senza parole incomprensibili e discorsi tipo "più-o-meno-saremo-sui-ma-le-serve-la-fattura..."), assenza di dolore nelle operazioni (cosa per me incomprensibile, ho sempre pensato che dal dentista si debba sentire male, anzi che un po' si paghi anche per quello ), ed è pure simpatico (che in questi casi non è richiesto, ma non guasta mai...)

Insomma durante un'anestesia mi sono trovato a pensare che fra un po' -non chiedetemi quanto- potrebbero avere la mail anche il panettiere, il meccanico dell'auto, e chissà chi altro. E con un Blackberry o un IPhone in tasca, vuoi mai che quei semplici strumentini da web 1.0 potrebbero semplificare un bel po' di cose?

martedì 30 marzo 2010

Chi trova un amico -virtuale- trova un bel po' di cose...

Insomma, a me Seth Godin piace (dal suo blog ho già attinto un po' di volte) E sul suo blog oggi c'è una chicca niente male:

"Real world friends are hard to find and hard to change.

But virtual friends?

If your online friends aren't egging you on...

If your online friends don't spread the word about the work you're doing...

If your online friends aren't respectfully challenging your deeply held beliefs...

If your online friends don't demand the best from you...

Then perhaps you need new online friends."

Insomma, il vedere gli amici virtuali (perchè se i clienti sono diventati persone, i contatti sono amici virtuali, chiaro?) come stimolo diretto a sè stessi è un taglio un po' diverso dal "raccogliere stimoli dalla rete".

E' un passo in più, fondamentale se ci si vuole ritenere parte di una comunità-tribù (chiamatela come volete). Gli stimoli generici vanno bene, ma quelli particolari, quelli diretti proprio a te: se hai la fortuna sei così bravo hai una reputazione tale da averne molti, tienine conto. Se ancora non è così, lavoraci sopra. O cambia amici virtuali :)

PS: se poi ne cerchi di nuovi, piccola regola: più sono diversi da te, più i tuoi amici virtuali saranno stimolanti. Ah, ultimissima: tutte ste cose valgono pure per le aziende che vorrebbero una comunità on line...




La foto è di The Principia Flickr

mercoledì 24 marzo 2010

Cosa non si farebbe per un link in più


"Links are the lifeblood of the web. Without fresh links, your website has no authority in the engines or consistent referral traffic."

La frase è da un post di online Marketing Blog sul SES-New York 2010*, che riferisce le idee emerse da una tavola rotonda fra esperti di sta roba.

A parte trucchetti vari, link automatici o scambiati e compagnia bella, sto Aaron Kahlow secondo me ci ha preso in pieno:

"Aaron decided to be interactive and not give a presentation (e già mi stai simpatico). He gave just a few tips before turning over the panel to an audience Q&A.

Content – If you don’t have great content, there’s no reason anyone should link to you.

Personas/branding – If you don’t have a personality or aren’t comfortable with yours, you’ll never form the affinity necessary to gain links.

Social – Every time you create something, ask yourself if your colleagues/constituents would share.

Friends – Make sure you build relationships with those who are link magnets.

Suggestions:

1. Decide who your target market is, and then address them appropriately. For example, you can’t “geek out” and get technical if your audience is not.

2. Make sharing simple and easy. For example, if your audience is active on Twitter, leverage the Tweetmeme button on your blog.

3. When you find things you like, say something about it and link to it as opposed to always linking to the source."


Riassumendo (ma un po' ne avevo già scritto)
  • - tratta di cose che interessano le persone
  • - sii credibile, fatti una reputazione (è una conseguenza del primo punto, non è scontato)
  • - parla la lingua -ed usa gli strumenti- di chi ti ascolta
  • - per ricevere, devi anche dare
Poi vanno bene tecniche di SEM, SEO e tutto il resto. Ma ricordarsi che il posizionamento parte dalla comunicazione (cosa diciamo e cole lo diciamo) la vedo come una cosa un tantino importante...


*acronimo di Search Engine Strategies... roba seria, con un sito da anni '80


La foto è di Nick in Atlanta

sabato 6 marzo 2010

Scrivvere per il uebb

Solo pochi giorni fa si parlava da ste parti della velocità -relativa- di internet confrontata con gli altri media.

La riflessione, successiva ma lenta (sarà il freddo di questi giorni?), è stata... quindi cosa cambia nelle regole della comunicazione?

Riprendiamo Ogilvy: "not rules, fools, tools". Cambia lo strumento, il mezzo. Nient'altro.

"In internet bisogna catturare l'attenzione di chi legge in 10 secondi". Perchè, in una pubblicità su un giornale o in tv, crediamo di avere più tempo?

Credetemi, la signora sessantenne non interessata da quello che sta leggendo girerà pagina più velocemente di quanto un quattordicenne possa cliccare sul mouse per andare sulla sua pagina Facebook.
Avete dubbi? Fermatevi davanti alla vetrina di un qualsiasi parrucchiere, e ne avrete la prova.

Internet non cambia nulla: qui comunicazione bisogna farla, e farla bene. Come -mi dicono- è sempre stato. L'ipertesto non sarà la soluzione ai dubbi sul congiuntivo, o ad un payoff debole. Anzi, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe finire su Facebook davvero. E lì i danni sarebbero leggermente peggiori...


La foto è di AngMoo

mercoledì 3 marzo 2010

Ma sto internet, quanto costa?!? O meglio, per quanto tempo costa?

Quanto costa un sito? O meglio: quanto costa "essere su internet"? Ed avere visitatori?
Domande sentite un po' troppe volte, pensando che una risposta non c'è...

Sgombriamo il campo da facili ottimismi: non è gratis, ed a volte nemmeno tanto economico...

Mi sono trovato a discutere qualche volta sull'investimento giusto da fare in internet per un'azienda: ammontare, strumenti, fornitori...

L'unica cosa su cui posso mettere la mano sul fuoco, è che qualsiasi cifra si spenda, è necessario -purtroppo- continuare ad investire. Un investimento serio su internet dovrà essere pianificato per almeno 3-5 anni?

Mica solo perchè "dopo-6-mesi-il-sito-è-vecchio-bisogna-rifarlo". Però se si spendono dei soldi per la rete (sito, adwords, chi più ne ha...), è necessario spalmare l'investimento su un tempo medio lungo. Altrimenti si buttano via soldi e tempo, davvero...

Perchè la pubblicità magari non viene cliccata la prima volta che viene vista; perchè se si ha un forum, o un blog, qualcuno dovrà pur rispondere a quei disperati che ti dicono qualcosa; perchè un aggiornamento dei prodotti ogni tanto va fatto; perchè l'ultima news non può essere di tre mesi fa; e poi perchè, sì, dopo un po' una riverniciata al sito bisogna darla...

Insomma piuttosto che spendere x una volta, meglio investire x/n per n anni. Già la pubblicità su internet nessuno ha ancora capito come funziona, almeno prendiamoci del tempo per capire come vanno le cose nel nostro caso....



La foto è di monkeyc.net

Internet è veloce? Mah...

E' uno dei "grandi classici" che si sente a cadenze regolari: "internet è veloce*".

Provate ad accostarlo ad una frase a caso, che parli di rete o meno:
"le pagine del sito devono essere leggere perchè internet è veloce"
"Cattura velocemente l'attenzione del lettore perchè internet è veloce"
"scrivi in modo chiaro perchè internet è veloce"
"faccio tardi dal dentista perchè internet è veloce"
"il mondo finirà nel 2012 perchè internet è veloce"
Torna tutto, no? Soprattutto se è pronunciata da un sedicente "web marketer" che vi vuole giustificare un investimento a caso in rete.

Ma mica sono convintissimo di sta cosa... Insomma, se paragoniamo il computer al televisore, il mouse sarà il telecomando. E vorrei cronometrare se si clicca o si cambia canale più velocemente...

Il punto è sui contenuti: su internet è mediamente più veloce trovare quello che si cerca, e quando lo si vuole. Non ci sono orari, interruzioni pubblicitarie, o sovrapposizione di contenuti.
La tv in rete sta prendendo sempre più spazio, mentre gli esperimenti sul contrario non hanno avuto sto gran successo (tranne che negli hotel, con costi indecenti e usabilità, se possibile, peggio).

Internet non è veloce: mancano termini di paragone, è diverso da qualsiasi altro media.
Internet è più efficiente: e se questo vuol dire più veloce, ok, è anche più veloce. Ma credetemi: la fine del mondo nel 2012 è colpa degli aztechi :)



La foto è di Snapperz

giovedì 22 ottobre 2009

Tv, Internet, un po' di roba sparsa e qualche considerazione

Gianluca posta un intervento su Friendfeed di Nereo, sul fatto che i 29 milioni di navigatori di internet a settembre non possano essere ignorati dalle pianificazioni pubblicitarie.

Livefast osserva che quelli che sono su internet "è tutta gente che la 'comunicazione', quella in cui 'si investe' gli rimbalza. Vogliono fatti, la comunicazione nasce spontaneamente e con grande facilità se il prodotto è buono. E questo è tutto quello che c'è da dire della utilità dei direttori marketing e dei 'comunicatori'".

Che è poi un altro modo per dire che chi è su internet c'è per un motivo (sì, pure quelli su Facebook). La rete richiede almeno un minimo di interazione... insomma, qualcosa ci devi fare, al contrario di quando guardi mamma tv.

Ed il grado di attenzione del navigatore è mediamente più alto di quello del telespettatore. Se ci aggiungete che " la pubblicità funziona bene in modo inversamente proporzionale al grado di neuroni attivi durante l'esposizione" (Gianluca), il gioco è fatto.

Vediamola in senso positivo: che internet non diventi uno stimolo ad un modo nuovo, magari più attento e mirrato di fare pubblicità, che se ne freghi dei "focus group" e pensi un po' di più a quello che vogliono le persone? speram...

giovedì 11 giugno 2009

E se gli altri media collaborassero con internet?

Internet, il mostro che sta cannibalizzando gli altri media, a volte con sti media ci collabora pure, ed il risultato è quantomeno interessante: Come Melog, programma di Radio24.
Condotto da Gianluca Nicoletti ha una costante interazione con la rete -principalmente la pagina Facebook del conduttore-, dalla quale si prendono continui spunti per proseguire con la trasmissione.
E non è il caso di un paio di mail lette, ma di una discussione in continuo divenire.

A me questo mescolare i media piace: non credo che internet ucciderà giornali e televisione, e pure la radio rimarrà lì dov'è. Piuttosto collaboreranno sempre di più, e la contaminazione porta sempre del buono.

Bisognerà trovare le formule giuste: impensabile gestire un blog dove commentano tutti i telespettatori di un programma tv in prima serata. Ma la strada c'è, basterà solo aspettare...

mercoledì 6 maggio 2009

Un post sulla velocità di invecchiamento dei contenuti in rete, che per invecchiare ci metterà un po' più del solito

Questa sera Maurizio ha postato su Friendfeed il seguente (si aggiorna in tempo reale, se mi spagina il blog mi paga i danni):



Questo esperimento è probabilmente il post più comodo che abbia mai fatto*: più di quanto possa scrivere io varranno i commenti sul FF di Maurizio. L'unico modo per tenere al passo questo post, e non farlo diventare inevitabilmente, invariabilmente, "old**" :)


*Oltreché un mezzo furto, di cui mi scuso: ma il gioco del post che invecchia più lentamente del solito mi piaceva troppo :)

**offesa massima ai post sul forum di NGI quando da giovani si giocava in rete a Counter Strike

mercoledì 3 dicembre 2008

Un pregio Facebook poi ce l'ha...


E scriviamole ste due parole su Facebook. E' stato l'unico SN che ho usato ogni tanto nelle ultime settimane -e ne ha sofferto pure il blog, ma non fate quelle facce tristi :)-

Ho letto qualche articolo che registra un'impennata di chi si connette in rete in Italia (appena li ripesco li linko): vuoi mai che il merito sia anche di FB?

Tutti a criticarlo sto povero network, dal rischio di alienazione al furto di identità, ma un pregio dobbiamo riconoscerglielo: ha avvicinato alla "rete partecipativa" un bel po' di gente che a malapena leggeva l'email. Tutte quelle persone che non avreste mai immaginato con un dito sul mouse, beh, hanno tutte la loro bella pagina su Facebook*. .

Poi magari passerà la moda, ma a tante persone rimarrà un'idea diversa della rete, la voglia di esserci e partecipare: e più siamo, meglio è... :)




* poi vieni contattato da gente che nemmeno ricordi, ma quello è un "effetto collaterale" sopportabile: fingi cortesia per un paio di battute, poi invariabilmente si fanno tutti di nebbia, appena finiscono le banalità :)



La foto è di Laughing Squid

lunedì 20 ottobre 2008

Portare internet alle persone... ma davvero!

-questo post viene pubblicato con qualche giorno di ritardo, perchè la connessione decantata di seguito mi ha abbandonato nel momento cruciale. Ma non si può essere perfetti, no? :)-


Sono a Madrid, in attesa del volo di stasera. Da un rapido calcolo la connessione per scrivere questo post mi va a costare sui 14€.

Come direbbe Tele2, "perchè pagare di più"?

Perchè inclusa nella connessione c'è pure la cena. O meglio, nella cena è inclusa la connessione. Già, perchè da queste parti i bar pullulano di wi-fi, e di conseguenza sono tanti i portatili* aperti che si vedono dalle vetrine dei locali.


La prima cosa che ho pensato è che tuto sto pullulare di laptop è uno dei migliori spot "pro internet" che mi si capitato di vedere: è fatto da chi di interessi in ballo non ne ha, e soprattutto è in mezzo alla gente.


Magari potrebbe essere un'idea per codice internet: metti in wi-fi un tot di bar in mezzo ad una città, o magari una piazza. Mi piacerebbe vedere qualche decina di blogger navigare dalle vetrine dei bar del centro, o addirittura davanti al Duomo di Milano: e quello sarebbe veramente un "portare internet alle persone"...



*con mal celata soddisfazione lo dico: gli unici Mac che ho visto erano nelle vetrine de "El Corte Ingles". Ma erano ancora quelli con il tasto, prima della "grande innovazione" del touch pad cliccabile :). Quindi non contano.
foto di Mamuso

martedì 23 settembre 2008

Fatti, non pugnette!*



Partiamo dalla critica da un amico (non c'è il link perchè non ha un blog, non ci crederete ma esistono ancora anche quelli...):

"ma non scrivi più di fatti veri, il blog era meglio prima"

In effetti ultimamente ho trascurato gli spunti della vita reale, puntando più sulle idee che arrivano dalla rete. Mea culpa.
Con un po' di autocritica a posteriori, mi sa che mi sono fatto prendere un po' troppo dalla figura del "Blogger" (con la bbi maiuscola...), tralasciando le prime idee per le quali avevo aperto questo blog.

Giusto per usare una frase fatta, la verità sta nel mezzo, o forse mischiando le due cose.

Proposito di fine anno (che fra un po' ci siamo): far diventare il blog un po' più un mashup fra quello che si trova per la strada e quello che si pesca in rete. Sempre che ci si riesca, eh?!?


P.S: cominciamo da subito, và: Depardieu come testimonial nella pubblicità della Cirio è triste, non fosse altro per il fatto che lo aveva già fatto per Barilla: alla faccia dell'originalità...




* Domando scusa per il titolo del post, ma dopo lo scorso post sullo "scrivere di getto", mi è venuto questo...

mercoledì 2 luglio 2008

I finally understand the viral. Period.

Da un bel po' che pensavo alla definizione di "virale", ma non riuscivo a trovare cosa non mi convinceva nell'approccio generale.
Poi mentre scrivo un commento a questo post, vedo la luce:

"l'essere virale è una conseguenza, non deve essere la causa"




P.S: Mi piace così tanto che ho paura di averla copiata inconsciamente da qualche parte...