Anni di
Poi arrivano loro:
Anni di
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Etichette: differenziazione, etichetta, marketing, paolo chiari, prodotto, sapone liquido
Spesso si parla di come scegliere un agente, un collaboratore. Molto meno si parla di come scegliere i clienti.
Nella maggior parte dei casi sono i clienti a scegliere l'azienda, raramente il contrario. Quindi in sostanza non si cerca di controllare la scelta dei soggetti da cui dipende il futuro della nostra struttura.
Abbiamo -o lavoriamo per- un azienda che ha un'immagine ben precisa, un suo posizionamento. O sta cercando di raggiungerlo. E' fondamentale scegliere i clienti che ci permettano di farlo.
Non si parla di clienti che pagano o meno: si tratta di clienti che abbiamo l'immagine e la struttura adatte a promuovere e vendere il nostro prodotto.
Un'azienda che punta su grosse quantità e prezzo basso non sceglierà lo stesso punto vendita di chi sta provando a piazzarsi nella parte alta del mercato.
Senza nessun giudizio di merito: dovranno rivolgersi a clienti diversi.
Quindi la prossima volta che sentite chi si lamenta perché i suoi clienti vogliono più sconto, o pagamenti più lunghi, o perché non vendono, potrebbe anche darsi che quelli non siano i clienti giusti per il prodotto che vogliamo vendere.
Posizionamento - prodotto - clienti: scegliere in modo proattivo chi presenterà al mercato la nostra azienda è fondamentale per raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge.
Del resto se vogliamo fare una regata intorno al mondo dopo esserci allenati ed iscritti, lasceremmo scegliere a qualcun altro la barca da utilizzare?
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Etichette: prodotto, scegliere clienti
Sì, i nomi sono importanti, e sono uno degli argomenti su
cui ho vissto gli scontri più accesi.
Sono anni che voglio scrivere questo post, poi me lo dimentico e passo oltre.
Ma oggi al bar ho visto una cosa che me lo ha ricordato. E mi ha convinto che ho ragione.
La foto è questa:
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Etichette: bustine zucchero, caffè, comunicazione, pack, prodotto
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Etichette: buenos aires, prodotto, promozione, TED, video
"penso che le aziende abbiano bisogno di consulenti che diano soluzioni dal loro punto di vista e non solo da quello del “konsumatore”."
Post di due righe sul blog di Marco, che mi ricorda una questione -per me- ancora aperta.
Il consumatore sa quello che vuole? Chiamatelo "signora Maria", "casalinga di Voghera" o "idraulico di Urbino". Sono da ascoltare come vangelo ed accontentare in tutto, o vanno presi per mano e guidati lungo strade di cui nemmeno sanno l'esistenza?
Mica roba da poco: se devo lanciare un nuovo prodotto lo faccio in 10 colori e lascio che scelgano le persone, o scelgo io, faccio 2 colori e faccio passare il messaggio che il-mercato-chiede-questo?
Seguire le indicazioni degli early adopter può facilitare la vita, ma si distacca dalla pratica che va per la maggiore nel b2b: chiedo ai 3 clienti importanti che ho, e gli altri si adattano.
La conversazione in rete serve, ma ho l'impressione che il maggiore vantaggio sia quello di far sentire le persone ascoltate. Il problema invece può essere interpretare la quantità di informazioni e idee che vengono da chi collabora.
Lo so, dipende sempre dal prodotto, dal mercato, dal momento, dalle risorse a disposizione... Ma è un tema che va tenuto presente. Se non sempre, il più spesso possibile, anche solo per confermare -o cambiare- una scelta.
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Etichette: cliente, consumatore, internet, persone, prodotto, rete, scelta

Rimanendo sugli spunti che arrivano da altri settori, qualche tempo fa ho conosciuto un cuoco* ad un corso di “project cooking”.
Una frase dello chef mi è rimasta impressa:
"standardizzare è sempre un vantaggio, ma non deve essere sinonimo di bassa qualità. Bisogna standaridzzare l'eccellenza"
Standardizzare l'eccellenza: figo no?
Scordarsi che lo standard debba per forza essere un pezzo di plastica pressofuso venduto in un supermercato a 99 centesimi: può anche essere la portata migliore di un ristorante. Anzi, un piatto per un ristorante deve essere standard: non importa se cambiano le materie prime, o se fa troppo caldo: se fai mangiare male un cliente lo perdi. E se poi questo lo dice a Google i danni sono calcolabili solo a posteriori :)
Ma se può essere standard un tortellino (che per me rimane uno dei migliori prodotti mai concepiti da mente umana), allora si può fare -quasi- con tutto!
Implementare le procedure che mirano ad offrire un servizio/prodotto il migliore possibile. Fare le cose come si deve, insomma. e non è detto che costi di più: a volte può bastare razionalizzare un processo, impiegare meglio le risorse, risparmiare tempo su una cosa ed impiegarlo nel controllo di ciò che si è fatto.
Fino al momento in cui in condizioni normali (o anche in emergenza) si ottenga sempre un prodotto di livello alto. Senza compromessi.
Piccolo suggerimento: evitare di usare la frase "si è sempre fatto così": sarebbe un ostacolo quasi insormontabile...
* Michele Cocchi sul sito "idea in cucina" offre anche il servizio "ristorante a domicilio: il miglior modo per far finta di saper cucinare... :)
Ah, dimenticavo: anche la foto è di una sua creazione...
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Etichette: cocchi, eccellenza, michele, prodotto, standard, standardizzare
Spero che tutti abbiate passato una buona Pasqua. Tranquilla, rilassata, e con l'uovo. O la colomba, certo.
Ma oggi a noi interessa l'uovo, perchè ha la sorpresa. Piccola, inutile, kitsch, tutti sfoderiamo il bambino che è in noi mentre apriamo l'uovo. Perchè c'è la sorpresa. Anzi l'aspettativa è tale che si rischia comunque la delusione: se la sorpresa è -come praticamente sempre- al di sotto delle aspettative ci rimarrai male; ma la tragedia sarà completa se la macchina distribuisci-sorprese-nelle-uova avrà toppato proprio per il tuo, e non ci troverai nulla.
Il bello della sorpresa è quindi nell'aspettarla. Nel sapere che ci sarà, senza farsi illusioni sull'entità.
Allora quale è la sorpresa* del tuo prodotto? Se non ce l'hai, come mettercela dentro? Come aggiungere a quello che vendi una parte che crei aspettativa, che renda sto benedetto processo di acquisto qualcosa che valga la pena provare, e non un tip-tap sui chiodi.
Non sto parlando di macchinine da montare: la sorpresa deve essere qualcosa che ha a che fare con quello che vendi -o promuovi.
Provaci: qualunque cosa tu venda, identifica -o aggiungi- la "sorpresa" del tuo prodotto, e promuovila come tale. Non deve essere una gran cosa, ma carica di aspettativa e-magari- di un po' di magia...
*Piccola osservazione: la sorpresa non è un regalo per chi produce uova: è naturalmente contabilizzata nel costo dell'uovo, quindi tranquilli. Non dovete regalare nulla :)
La foto è di redrickshaw
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Etichette: pasqua, prodotto, promozione, sorpresa

Chi conosce meglio un'azienda? I dipendenti o i clienti? Le persone all'interno o quelle all'esterno?
E soprattutto, di chi è l'opinione che conta di più?
Per quanto chiunque conosca -molto- bene il posto in cui lavora, quello che pensa non può essere l'unica cartina tornasole su cui basare le decisioni.
Ok i sondaggi, i focus group, le interviste casuali... e l'esperienza diretta?
Insomma, se avessi un hotel chiederei ad ogni dipendente di passare una notte da cliente. O ad un suo familiare, un suo amico. Qualcuno comunque disposto il mattino dopo a dirmi cosa è andato bene, o su cosa si può migliorare.
Passare qualche volta dal parlare con chi usa il prodotto ad usarlo direttamente, testarne il lato pratico, farebbe imparare un bel po' sull'usabilità.
La foto è di Ashiq Thobani
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Etichette: advertising, prodotto, promozione, seth godin, social media
In questo post [m]m osserva come non si trovino prodotti di uso comune "viralizzabili", e che tutto sia appiattito su un marketing banale ("30% di prodotto in più", "Studiato specificatamente per i bambini", "Formula antibatterica studiata in laboratorio", "Guarda la visione al microscopio* *simulata").
Verissimo... e allora che si fa? E' possibile ricreare l'immagine di un prodotto e renderla "viralizzabile" senza modificare il prodotto stesso?
Si', risposta facile, ma rimane tale finche' si tratta di grandi aziende; il problema e' come convincere il classico piccolo-medio imprenditore a farlo. La leva piu' facile e' fargli capire che e' posibile svincolarsi dalla logica "prodotto-prezzo", ed avere degli argomenti in piu sulla vendita (e sulla giustficazione di un prezzo piu' alto). Ma si torna alla solita rottura che "nell'acquisto il prodotto conta solo il 7% ed il resto e' emozione". Ci devo pensare sopra.
Arrivero' anche a capire come convincere il "commenda" di turno ad utilizzare i social media, ma quello e' un po' piu' complicato: e' un pallino che ho da un po', ci penso e poi qualcosa dovro' scrivere...
PS: ammetto di non aver letto questo di Godin per intero: corro a rimediare
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23:12
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