Scambio di twit fra me e Max Carraro (e complimenti per l'apparizione televisiva :) di qualche giorno fa:
A parte le battute, Max ha centrato in pieno uno dei pilastri di tutte quelle belle cose come on line reputation, social network, crowdsourcing, etc etc...
Il suo elenco è importante quanto l'ordine dei vari punti:
esserci: dare un punto di riferimento a chi vuole parlare con noi e di noi
ascoltare: a quel punto siamo in ballo: prestiamo attenzione a chi investe il suo tempo a dirci qualcosa, facendo sì che quel tempo non l'abbia sprecato.
parlare: farlo solo dopo aver adempiuto al meglio al punto 2, altrimenti le reazioni saranno dalla presa in giro all'ira incontrollata. Due cose che sembrano avere una potentissima calamita per gli spider di Google...
Il passo successivo è da fare offline: agire, senza lasciare che la nostra esperienza in rete rimanga solo tale.
Ultima cosa: è un percorso che non si interrompe. Se decidete di esserci, sappiate che dovrete anche ascoltare e parlare. Ed è l'unico modo per farsi amici i simpatici ragnetti di Google...
mercoledì 2 febbraio 2011
Internet: come fare le cose a modo, e con ordine (che nemmeno mia mamma parla così...)
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Etichette: internet, massimo carraro, on line, reputazione
lunedì 19 ottobre 2009
Ma non è che tutti ormai hanno una reputazione on line?

Le aziende ormai devono sapere che con la rete hanno a che fare quotidianamente, che lo vogliano o no. Non ci sono più scuse: anche se non hai un sito, o magari nemmeno un computer, in giro c'è qualcuno che con tutta probabilità scrive di te, e dovrebbe interessarti almeno cosa dice. Se e come rispondere è poi un'altra roba, complicata, lasciamo stare...
Quello che magari non tutti pensano, è che sta roba mica vale solo per le aziende. Vale per tutti. Nel senso tutte le persone: la solita storia della reputazione on line, che da un po' di tempo però mica riguarda solo blogger, forumisti, o chi con la rete ci lavora...
Se su Facebook qualcuno ha una foto con una bottiglia di rum in mano, con che faccia va a dire in un colloquio che è astemio? Non dico che si debba stare attenti a quello che si mette on line, o che "su Facebook ti rubano l'identità": solo che più roba gira in rete, più sarà meglio darci un occhiata :)
PS: l'idea di questo post -che rompe un silenzio di Ottavotasto decisamente lungo, sorry- viene da un seminario del weekend prossimo a Firenze organizzato da Fior di Risorse, all'interno di Jobfair, al quale io non parteciperò, ma c'è anche Luca Conti, mica nulla... :)
L'immagine è di Greg Gaskill
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13:09
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Etichette: facebook, fior di risorse, job fair, on line, reputazione
sabato 1 novembre 2008
Venghino siori, non per vendere, ma per regalare...

Ad un mese dalla classica fiera di settore* la responsabile marketing si licenza, e mi affidano l'organizzazione del tutto. Sia chiaro, nulla di tragico: lo stand è di proprietà -giusto un paio di cose da definire-, il grosso dei clienti non sono nemmeno da invitare, verranno da soli -si spera-. Giusto un po' di burocrazia, organizzazione, e un paio di incazzature con i fornitori.
Poi una settimana fa, guardando la pianta dello stand sento un leggero brivido di panico lungo la schiena: realizzo che ci sono due vetrine lunghe in tutto un paio di metri, con tre ripiani, e pure illuminate (giusto per richiamare l'attenzione), e che non-ho-idea-di-come-riempirle. Ora, se produci animaletti in vetro di Murano, magari uno spazio così è pure poco. Ma se produci pvc in fogli e bobine per carte di credito, realizzi che non puoi stendere due metri illuminati da tre lati di fogli bianchi e brochure aziendali. Ce n'è abbastanza per una lieve crisi di panico.
Hai voglia a "buttarla sul prodotto" quando quello che vendi sono dei fogli bianchi o trasparenti. Alla fine spero di averla risolta con ammennicoli** vari ritrovati in azienda:microscopio, micrometri vari, pesi da bilancia da farmacista, qualche foglio sparso...
Il problema però è sempre quello: la fiera è uno dei -rari- casi in cui è il cliente a visitarti, non il contrario. Un paio di occasioni all'anno per far vedere la tua faccia all'esterno.
Ma oggi le fiere hanno un po' perso il valore di "immagine" che avevano fino a qualche tempo fa. Fra rete, blog e tutto il resto, chi vuole sapere quale sia la tua "faccia" (quella vera) lo sa già: e lo stand più faraonico imballato di standiste discinte servirà sempre meno se on line la reputazione non è limpida.
*sì, a Parigi, ma levatevi quell'espressione invidiosa dalla faccia: passerò una settimana vicino all'aeroporto, che non è poi proprio sotto la Torre Eiffel...
**vabbè, diciamola tutta: roba vecchia che nessuno usa più dall'era pre-euro...
La foto è di eikootje
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Etichette: fiera, immagine, marketing, on line, reputazione
domenica 14 settembre 2008
Mantenere la reputazione on e off line

Del fatto che nei tempi duepuntozero un'azienda non possa permettersi di predicare bene e razzolare male se ne parla tanto (figurarsi, l'ho fatto anche io).
Molti brand con la faccia (o a volte soltanto la maschera) da bravi ragazzi sono già passati sotto le forche caudine dei blogger, che sembra non vedano l'ora di fare un appunto a chi sbaglia.
Ma qui si tratta di un fatto un po' più grave del solito. Commesso probabilmente da un collaboratore esterno dell'organizzazione in questione -Carrefour-, la quale può probabilmente considerarsi vittima della situazione. Ma non per questo non si deve sentire obbligata a rimediare.
Della parte "brand reputation" ha già scritto -benissimo- Maurizio, non voglio fare un doppione.
Ma dipendenti e collaboratori esterni rappresentano sempre e comunque la faccia dell'azienda verso che le si avvicina: basta un comportamento sbagliato a mandare in vacca un bel po' di euro spesi in comunicazione, pubblicità e customer care. In questo caso però mi viene da pensare che si possano fare corsi di comunicazione, direttive aziendali e altre mille cose. Ma dall'episodio singolo è difficile difendersi: è necessario essere veloci a chiedere scusa e rimediare...
PS: Luca invita a mandare una mail a servizioclienti@carrefour.com: io l'ho fatto, non fosse altro per dimostrare che su ste cose un po' di gente che si muove c'è...
Aggiornamento 15/09: Carrefour ha risposto a chi gli ha inviato la mail, scusandosi e assicurando provvedimenti sulla vicenda. Quando si dice il "lieto fine"...
Foto di Heather Louise Photography
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martedì 29 luglio 2008
Reputazione, classifiche, e altre sciocchezze...
Sarà che sto blog di entrare in una classifica non ci pensa nemmeno (e non ci è neppure vicino)...
Sarà che quando l'ho cominciato nemmeno sapevo che c'erano delle classifiche, e che creavano un bel po' di casino...
Sarà che al tempo Blogbabel era già ancora chiuso...
Sarà per l'immensa autostima dell'autore di questo blog...
Sarà per tutto questo insomma, ma io mi trovo più volte al giorno a consultare lui, come se da un'ora all'altra cambiasse chissà cosa.
Sì, ho una curiosità malsana di sapere dove abiti, da dove sei arrivato, dove stai andando, se è la prima volta che passi di qua... ecco, giusto sulla risoluzione del tuo schermo posso sorvolare :)
Le conversazioni non sono ancora sto granchè da ste parti, ma vedere che c'è gente che torna, e che addirittura si iscrive ai feed (se non l'hai ancora fatto clicca su sto link, altrimenti so dove trovarti...).
Per stimolare delle discussioni sul proprio blog prima bisogna accaparrarsi stima e fiducia di chi ti legge, non basta presentarsi e aspettare.
E' un processo lungo (ma forse un po' meno) anche per le aziende che vogliano farlo.
Con la differenza che le aziende un po' più di reputazione di me se la portano dietro (come quantità, eh?!?). E da quella sarebbe bello partire, senza voler stravolgere la propria immagine solo perchè "si va in internet".
Che poi le persone sono disorientate, e restano deluse*...
*ogni riferimento personale non è voluto: la strgrande maggioranza di chi mi conosce di qui non passa nemmeno (non per poca fiducia, è che di ste robe non gliene può fregare di meno:) )
Foto di parnas-io
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lunedì 21 luglio 2008
Chi è contento del suo, non incontra sfortuna (proverbio cinese)

Uno ha un blog, è iscritto ai social network, scambia opinioni sugli altri blog... nulla di speciale, insomma.
Poi c'è tutto sto parlare di personal branding.
Che il tuo curriculum ormai corrisponde alla ricerca del tuo nome su Google.
Che devi costruirti una reputazione on line.
Allora un giorno cerca il suo nome con Google (giusto per curiosità, chi non l'ha mai fatto? Mica che si aspetti uno sfracello, però un minimo...).
E scopre questo.
Perchè c'è uno che si chiama così.
Ora, io sono contento del mio, però che la mia "onlain reputescion" sia intaccata di uno che per mestiere va in bicicletta... insomma, un po' scoccia :)
Che faccio, apro un blog di ciclismo e mi spaccio per lui? Giusto per soddisfazione... >:)
Foto di Rachell Taylor
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martedì 8 luglio 2008
Bene o male, non basta più che se ne parli

"Bene o male, basta che se ne parli..."
Il vecchio adagio sulla pubblicità, oggi non funziona più.
Oggi si parla come al solito della pubblicità, ma sempre più del prodotto. Si sta imparando sempre di più a separare il prodotto dalla pubblicità.
Uno spot è bello anche se il prodotto non è sto granchè. E le persone lo capiscono.
Costruire un brand non passa più dal cartellone più grande o dallo spot più frequente: passa da quello che pensano -e si dicono- le persone.
Non basta più enunciare . Bisogna convincere.
E per farlo urlare non serve a molto. Difficile dialogare, scambiare idee quando qualcuno parla più forte degli altri. Modulare la propria voce su chi ascolta, e ascoltare quando a parlare è chi ha comprato il tuo prodotto (o sta pensando di farlo).
Le aziende hanno portato su internet la reputazione che avevano sugli scaffali. Ora devono essere pronte ad affrontare il processo inverso.
Foto di Blech
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Etichette: advertising, brand, pubblicità, reputazione, social media
sabato 5 luglio 2008
A pensar male si fa peccato...
...ma alcune volte ci si prende.
Alcuni blog che seguo (non tanti, giusto due o tre) nell'ultima settimana hanno triplicato i post giornalieri.
Ora, magari sono io che penso male, ma il sospetto è che ci si stia allenando per la riapertura di Blogbabel.
Ecco, è come avere l'impressione che gli statisti si stiano trasformando in avvocati.
E che questo non giovi alla loro reputazione on line.
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domenica 8 giugno 2008
Opinion matters...

Dal blog di Greg Verdino salta fuori la segnalazione dell'iniziativa di Noah Brier denominata "Brand Tags": una pagina web propone marchi a caso fra i più popolari, ed è possibile commentarli con una parola, una frase.
Il punto, traducendo Marty Neumeyer, è che "un brand non è quello che dice l'azienda, ma quello che dice la gente" (non i clienti, e nemmeno i consumatori...).
Per questo voglio vedere aziende che smettano di dichiararsi on e off line "leader del settore" (quale? chi l'ha deciso? su quali parametri?), e che comincino ad ascoltare cosa le persone pensano di loro.
Vogliamo chiamarlo metaforicamente uno "scendere in piazza"? Ascoltare (con attenzione), rispondere (con sincerità), chiedere scusa quando si sbaglia (in prima persona), e prendere i complimenti meritati (degli altri, non autoreferenziali).
Le sorprese potrebbero essere tante, sia positive che negative: ma finchè non ci si prova non si può sapere...
Pic by KasLange