domenica 14 ottobre 2012
Piccolo sfogo sulla comunicazione. Poi si torna a lavorare...
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venerdì 1 aprile 2011
Registro delle opposizioni: un po' di chiarezza comunicativa no?
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sabato 6 marzo 2010
Scrivvere per il uebb
Solo pochi giorni fa si parlava da ste parti della velocità -relativa- di internet confrontata con gli altri media.
La riflessione, successiva ma lenta (sarà il freddo di questi giorni?), è stata... quindi cosa cambia nelle regole della comunicazione?
Riprendiamo Ogilvy: "not rules, fools, tools". Cambia lo strumento, il mezzo. Nient'altro.
"In internet bisogna catturare l'attenzione di chi legge in 10 secondi". Perchè, in una pubblicità su un giornale o in tv, crediamo di avere più tempo?
Credetemi, la signora sessantenne non interessata da quello che sta leggendo girerà pagina più velocemente di quanto un quattordicenne possa cliccare sul mouse per andare sulla sua pagina Facebook.
Avete dubbi? Fermatevi davanti alla vetrina di un qualsiasi parrucchiere, e ne avrete la prova.
Internet non cambia nulla: qui comunicazione bisogna farla, e farla bene. Come -mi dicono- è sempre stato. L'ipertesto non sarà la soluzione ai dubbi sul congiuntivo, o ad un payoff debole. Anzi, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe finire su Facebook davvero. E lì i danni sarebbero leggermente peggiori...
La foto è di AngMoo
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mercoledì 3 marzo 2010
Internet è veloce? Mah...
E' uno dei "grandi classici" che si sente a cadenze regolari: "internet è veloce*".
Provate ad accostarlo ad una frase a caso, che parli di rete o meno:
"le pagine del sito devono essere leggere perchè internet è veloce"
"Cattura velocemente l'attenzione del lettore perchè internet è veloce"
"scrivi in modo chiaro perchè internet è veloce"
"faccio tardi dal dentista perchè internet è veloce"
"il mondo finirà nel 2012 perchè internet è veloce"
Torna tutto, no? Soprattutto se è pronunciata da un sedicente "web marketer" che vi vuole giustificare un investimento a caso in rete.
Ma mica sono convintissimo di sta cosa... Insomma, se paragoniamo il computer al televisore, il mouse sarà il telecomando. E vorrei cronometrare se si clicca o si cambia canale più velocemente...
Il punto è sui contenuti: su internet è mediamente più veloce trovare quello che si cerca, e quando lo si vuole. Non ci sono orari, interruzioni pubblicitarie, o sovrapposizione di contenuti.
La tv in rete sta prendendo sempre più spazio, mentre gli esperimenti sul contrario non hanno avuto sto gran successo (tranne che negli hotel, con costi indecenti e usabilità, se possibile, peggio).
Internet non è veloce: mancano termini di paragone, è diverso da qualsiasi altro media.
Internet è più efficiente: e se questo vuol dire più veloce, ok, è anche più veloce. Ma credetemi: la fine del mondo nel 2012 è colpa degli aztechi :)
La foto è di Snapperz
giovedì 22 ottobre 2009
Tv, Internet, un po' di roba sparsa e qualche considerazione
Gianluca posta un intervento su Friendfeed di Nereo, sul fatto che i 29 milioni di navigatori di internet a settembre non possano essere ignorati dalle pianificazioni pubblicitarie.
Livefast osserva che quelli che sono su internet "è tutta gente che la 'comunicazione', quella in cui 'si investe' gli rimbalza. Vogliono fatti, la comunicazione nasce spontaneamente e con grande facilità se il prodotto è buono. E questo è tutto quello che c'è da dire della utilità dei direttori marketing e dei 'comunicatori'".
Che è poi un altro modo per dire che chi è su internet c'è per un motivo (sì, pure quelli su Facebook). La rete richiede almeno un minimo di interazione... insomma, qualcosa ci devi fare, al contrario di quando guardi mamma tv.
Ed il grado di attenzione del navigatore è mediamente più alto di quello del telespettatore. Se ci aggiungete che " la pubblicità funziona bene in modo inversamente proporzionale al grado di neuroni attivi durante l'esposizione" (Gianluca), il gioco è fatto.
Vediamola in senso positivo: che internet non diventi uno stimolo ad un modo nuovo, magari più attento e mirrato di fare pubblicità, che se ne freghi dei "focus group" e pensi un po' di più a quello che vogliono le persone? speram...
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giovedì 11 giugno 2009
E se gli altri media collaborassero con internet?
Internet, il mostro che sta cannibalizzando gli altri media, a volte con sti media ci collabora pure, ed il risultato è quantomeno interessante: Come Melog, programma di Radio24.
Condotto da Gianluca Nicoletti ha una costante interazione con la rete -principalmente la pagina Facebook del conduttore-, dalla quale si prendono continui spunti per proseguire con la trasmissione.
E non è il caso di un paio di mail lette, ma di una discussione in continuo divenire.
A me questo mescolare i media piace: non credo che internet ucciderà giornali e televisione, e pure la radio rimarrà lì dov'è. Piuttosto collaboreranno sempre di più, e la contaminazione porta sempre del buono.
Bisognerà trovare le formule giuste: impensabile gestire un blog dove commentano tutti i telespettatori di un programma tv in prima serata. Ma la strada c'è, basterà solo aspettare...
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lunedì 21 aprile 2008
Alla fine Scorsese è quello che ci guadagna di più
Sei un'azienda spagnola, produci spumanti e vini di gamma medio-alta, e vuoi fare uno spot. Vuoi proprio fare una gran cosa, quindi affidi la regia a Martin Scorsese, mica al primo torero che passa... La trama la prendi facendo un remake di Hitchcock, con finale simpatico a sorpresa. Hai speso un'esagerazione, quindi sei soddisfatto, convinto che un investimento tale (lanciato pure sotto Natale dell'anno scorso) produrrà infiniti volumi di vendita ed attenzione sul brand negli anni a venire, perchè in tv passa questo:
Bello, davvero. Ma cosa mi dice del prodotto? qual'è il vantaggio competitivo che mi mette in risalto? Perchè insomma devo comprare due casse da sei bottiglie del tuo "reserva" ed ubriacarmici durante tutte le feste natalizie? Non è che se al posto della tua bottiglia ne metto una a caso fra quelle in commercio lo spot funziona lo stesso? Perchè se è così le vendite saliranno -forse- per un semplice effetto ricordo (direttamente proporzionale al numero di volte per cui lo spagnolo medio avrà visto il tuo spot), per poi disperdersi, perche nulla alimenta il ricordo del tuo brand. Non hai detto niente di nuovo agli spettatori, un motivo per brindare con la tua bottiglia. Ci hai messo Scorsese, che ha fatto un gran bel lavoro. Ed alla fine, forse, è quello che ci guadagna di più.
P.S: questo è lo spot vincitore del "Grand Prix de tv Fiap* 2008". Ora, se si parla di tv ci può stare, se si parla di pubblicità secondo me qualche base manca...
via
* "Festival Iberoamericano de la Publicidad"
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domenica 6 aprile 2008
Marketing sui palinsesti RAI
In questo momento su Raiuno c'è il gran premio di F1, su Raidue TG2 Motori. Il marketing dovrebbe pensare anche a queste cose: farsi concorrenza in questo modo mi sembra quantomeno azzardato :)
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mercoledì 27 febbraio 2008
The Stig e l'effetto virale: dalla tv alla rete
Andrea mi segnala che la trasmissione inglese Top Gear da un po' di anni si è inventata la figura di "The Stig": un pilota di identità sconosciuta che prova auto veloci, gareggia con aerei, o sfida piloti famosi vincendo sempre.
Sull'identità di The Stig hanno costruito un mezzo mito, e la rete si è riempita di video sulle performance di guida e sulla supposta identità.
Un esempio di come un programma televisivo abbia generato un effetto virale al di fuori delle 4 s del viral marketing.
Lo so, l'accostamento è un po' forzato: nessun video è stato messo in rete dalla trasmissione televisiva, ma l'effetto su youtube è degno di nota (1240 search results for the stig).
Un bel'esperimento, ben riuscito: che poi The Stig sia Ben Collins o Damond Hill poco importa: il risultato avuto in rete è stato l'effetto (voluto?) più rilevante.
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domenica 10 febbraio 2008
Spot tv, fra auto, patatine e un cane...
Ecco, uno spot come questo mi fa pensare a come vorrei si facesse pubblicita', non solo in tv:
1- scegliere una caratteristica del prodotto (dell'auto, non mi interessa sapere che chi la guida e' il piu' figo del mondo): pubblicizzarne mille fa confusione e fa perdere di credibilita'
2- Poca autoreferenzialita': dire sempre che si e' i migliori, i leader del mercato, alla lunga stanca (ed e' poco credibile...)
3- Usare situazioni normali: quanti comprano un'auto per fare da St. Moritz a St Tropez?
4- Usare l'ironia: sara' scontato, ma se uno spot e' simpatico rimane in mente, se ne parla agli amici (senza dover far esplodere auto con i cavi attaccati alla ultima Dodge)
A questo punto via alla creativita', e si corre meno il rischio di fare spot pluripremiati ma che non fanno ricordare il prodotto (vedi i primi di Infostrada con Mike e Fiorello, rimediati con gli ultimi "al nero").
PS: e dopo tutto, il muso del cane mi fa morire :)
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