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domenica 27 settembre 2015

C.A.C.C.A., il Comune di Bologna, e l'arte di disorientare i follower

Quello che all'università chiamerebbero un "esempio che fa scuola". In breve: il Comune di Bologna annuncia su Twitter l'apertura del "Centro per Arte Contemporanea di Cultura Alimentare". Lo fa su Twitter, così:


Le polemiche sono esplose prima su Twitter:



Poi sulla stampa, cartacea e non: il Giornale, TGcom24, il Corriere di Bologna (che si limita a riportare le critiche), la Repubblica (che dà, freddamente, la notizia, pur titolandola "A Bologna il cibo è C.A.C.C.A.").

Delirio sull'acronimo insomma, ma scavando a tutto c'è un motivo. Si tratta di una provocazione di Panem et Circensem, collettivo bolognese che col progetto C.A.C.C.A. ha vinto un bando sull'innovazione creativa del Comune di Bologna.

Tutta la storia è ben spiegata da Valentina Spotti su Techeconomy.it (qui l'articolo, di cui è anche l'immagine dei tweet, che io sono troppo pigro :): l'arcano era "nascosto" nel link allegato al tweet del Comune, ma nessuno si è preso la briga di cliccare prima di criticare, pubblicare, sparare a zero. Valentina si lamenta proprio di questo: la gente non clicca sui link. Anzi, il collettivo Panem et Circensem lo sapeva, e ha puntato proprio su questo per creare scompiglio sui social. E il Comune, complice, si è accodato alla provocazione.

Fin qui la premessa. Ora:

Sono d'accordo che la gggente in rete sia pigra: non verifica, non clicca sui link, non cerca su Google. Critica, condivide, si indigna al primo alito di vento, senza preoccuparsi di ciò che sta facendo.

Ma questo lo sappiamo tutti. Chiunque si occupi anche poco poco di comunicazione on line sa di questa situazione. E lamentarsene non serve a nulla.

Dire "volevo provocare e non mi hanno capito" vuol dire che hai sbagliato a comunicare. Da un canale ufficiale di un'amministrazione comunale non mi aspetto una provocazione. E se c'è, mi aspetto che me lo dica. Anzi, mi aspetto che l'amministrazione comunale mi dica che qualcun altro sta provocando. E allora ci sta.

Ognuno deve fare il suo mestiere, perché su internet chi naviga si aspetta certe cose. E queste aspettative vanno sfruttate, non combattute.

Esempio: se clicco sul logo di un sito torno alla home. Se al logo ci linko il modulo contatti e poi mi lamento dell'abbandono del sito dalla pagina dei contatti, non sto innovando: sto facendo perdere tempo ai visitatori del sito.

Un collettivo artistico fa bene a provocare. Il Comune di Bologna fa bene a riportare la notizia, ma deve chiarire la situazione. E' una provocazione. Che 140 caratteri saranno pure pochi, ma ci si possono dire tante cose...

mercoledì 16 gennaio 2013

Se non ora quando?

Lunedì ho un appuntamento con un'azienda.

La frase con cui il proprietario ha concluso l'ultima telefonata è stata "vediamoci, ma questo non è il momento giusto per fare cose nuove".

Ok, allora quando?

Il fatto è che quando sarà il momento giusto per comunicare ciò che riguarda la tua azienda, dovrai già avere un mezzo per comunicare. Non puoi improvvisarlo quando ti serve...

Gli step sono:

- Capisci a chi interessa il tuo messaggio

- Scegli il mezzo di comunicazione giusto

- Crea il mezzo di comunicazione giusto

- Comunica

Chiaro, no? Per comunicare qualcosa devi essere pronto con un po' di anticipo.

Così hai il tempo di allenarti, e magari di allargare il numero degli interessati a ciò che hai da dire. Che magari ne scopri di nuovi, che nemmeno immaginavi...

E' un poo' come comprare una bicicletta il giorno prima di una gara.
Se la compri qualche mese prima, cominci ad usarla, conoscerla, magari capisci che devi cambiare qualche pezzo per andare più forte, o che devi addirittura usare una bicicletta diversa. E intanto conosci e parli con persone che vanno in bicicletta, scambiate opinioni, vi date consigli... E ti accorgi che sì, la gara è importante, ma quello che viene prima lo è di più...


lunedì 19 novembre 2012

Una bustina di marketing, semplice semplice...

Sono anni che voglio scrivere questo post, poi me lo dimentico e passo oltre.

Ma oggi al bar ho visto una cosa che me lo ha ricordato. E mi ha convinto che ho ragione.

La foto è questa:



Possibile che negli ultimi anni le bustine di zucchero abbiano colori che non fanno distinguere il semolato da quello di canna o dal dolcificante?!?

Immagino che al centesimo che chiedesse lumi su quale fosse lo zucchero "normale", la barista esasperata abbia avuto l'intuizione di mettere un biglietto.

Ok, ammettiamo che la bustina di zucchero sia un veicolo di marketing fenomenale, del quale non si possa fare a meno. che debba riprendere assolutamente la marca del caffè. Benissimo, ma il packaging deve essere chiaro.

Per farvela semplice:

bianco = zucchero normale

marrone = zucchero di canna

blu = dolcificante

Se non capisco cosa c'è dentro è tutta fatica sprecata: non dico di tornare alle bustine con le anatre sopra (le ricordate?), o optare per un total white.

Ma almeno farmi capire alla prima occhiata cosa sto mettendo nel cappuccino, questo sì lo pretendo.

Altrimenti il marketing ostacola la funzione. E fidatevi: perde davvero ogni utilità.

mercoledì 14 novembre 2012

Marketing intelligente: un nuovo gruppo di Linkedin di cui si sentiva tantissimo bisogno :)

Ok, lo so: nulla di meno originale: un nuovo gruppo Linkedin, che peraltro trovate a questo link.
E' che a pensarci, e parlando con chi Linkedin lo usa davvero, mi è venuto il sospetto che quel social network raccolga persone che con blog, friendfeed e roba simile non ha molto a che fare.

Quindi ecco pronto un nome:

"marketing intelligente"

un logo...


e la solita voglia di condividere!

Cosa troverete nel gruppo? Sicuramente i post del blog, ma non solo: preferirei tenere il gruppo più su temi reali che su teorie. Più sulle esperienze che sulle idee da sperimentare...

Quindi accorrete numerosi e partecipate alle discussioni, che più siamo meglio viene la festa :)


lunedì 5 novembre 2012

"Ogni sito è un e-commerce" is the new "non si può non comunicare"


Il primo assioma di quel simpaticone (oltrechè psicologo e filosofo) di Paul Watzlavick recita che "non si può non comunicare".

In sostanza, anche stando zitti il nostro corpo comunica qualcosa, e via con tutta la storia della comunicazione non verbale.

In questo periodo mi sono trovato coinvolto in un po' di progetti di e-commerce, e mi sono trovato a pensare che la stessa cosa vale per un sito.

Ogni sito è un sito di e-commerce.

Non importa se stai vendendo qualcosa o no: comunque stai proponendo un'immagine, un'idea tua o del tuo prodotto. Quindi concetti e metriche dell'e-commerce valgono anche per i siti ordinari? In linea di massima sì. come devono valere gli stessi concetti di costruzione del sito.

Cosa voglio mettere in risalto per esempio: se parliamo di un catalogo prodotti mi è chiarissimo quale prodotto voglio mettere in evidenza. Ma se un catalogo non ce l'ho, allora devo comunque ragionare su quale concetto o idea voglio "spingere" maggiormente.

Ripensare ogni sito come se fosse un e-commerce può anche essere una provocazione, ma in molti casi può aggiungere chiarezza durante la creazione delle pagine. Quando a volte non si sa bene cosa mettere in homepage, o come ordinare i menù.

Provateci e sappiatemi dire... :)


La foto è presa dal sito della serie tv Lie To Me


lunedì 29 ottobre 2012

Condanna per cattiva comunicazione

Nasce tutto da questo messaggio su Friendfeed di Yeridiani



Che qulche giorno fa cita questo articolo.

In sostanza:

- una settimana prima del tragico terremoto a L'Aquila si riunisce -chiamata dalla Protezione Civile la Commissione Grandi Rischi: c'è uno sciame sismico in atto, e chiedono a loro se la cosa può degenerare o andrà affievolendosi.

- Segue conferenza stampa in cui si dice di stare tranquilli, lo sciame sismico andrà man mano ad indebolirsi.

- Ad una settimana esatta, segue terremoto.

- Segue denuncia, processo e relativa condanna a 6 anni. Non per la mancata previsione del terremoto (impossibile da farsi), ma perché si è dato per certo che lo sciamo sismico andasse in attenuazione.

Ora, che succeda una cosa del genere -l'attenuazione- non è sicuro, "soltanto" molto probabile. Cioè in genere succede, ma può anche darsi che finisca con una scossa. Grossa. Come poi è successo.

Non voglio entrare nel merito della sentenza: ammetto di non aver letto più di quello che vedete linkato qua, e i condannati sono innocentifinoalterzogradodigiudizio.

Quello che mi interessa che questa è veramente la prima condanna di cui sento per cattiva comunicazione. O almeno non completa.

Anni fa mi ero occupato di striscio della comunicazione scientifica: quanto di più freddo e noioso possa esistere. Ma in questo caso non si tratta di rendere più accattivanti dei dati, si tratta di dare un'informazione completa su tutte le possibilità che possono accadere. Tutte.

No, non è un post su come pararsi il c*#o nelle comunicazioni ufficiali, su come dire tutto e niente per poter poi dire "ma io intendevo che...".

Qui si tratta di mettere sul tavolo tutte le possibilità che possono verificarsi, anche le meno probabili.

Perché quando si devono comunicare qualcosa -qualsiasi cosa- ci si prende la responsabilità di quello che si dice e di quello che si può causare con quello che si dice. E si agisce di conseguenza.

Il sospetto -e solo quello, lungi da me accusare qualcuno- qui è che si sia pensato prima alle conseguenze, e poi si sia deciso cosa dire. Si è ribaltato il giusto processo comunicativo.

Le conseguenze non devono influenzare "cosa" si dice, semmai il "come" si dice. E se si sa che si causeranno delle conseguenze, ci si prepara prima. Che poi non è che sia sempre facile, ma alla fine, essere ordinati dal punto di vista comunicativo paga...

domenica 14 ottobre 2012

Piccolo sfogo sulla comunicazione. Poi si torna a lavorare...


Chi glielo dice a “quelli della pubblicità” che non ci incantano più se non dicono la verità?

Spiegategli che ormai sappiamo che un sapone per mani non idrata la pelle.

Che un detersivo non lava più bianco.

Che sappiamo benissimo chi miagola fra un cane ed un gatto, ma non vi manderemo un messaggio con la risposta per trovarci abbonati a sfondi e suonerie.

Che più il testimonial è famoso, meno ricorderemo il prodotto.

Che nemmeno le donne nude funzionano più tanto, da quando si usano anche per il silicone (quello per sigillare, non per le protesi…).

Impareremo presto anche che se è vero che un pieno di gpl costa 15 euro, poi non faccio gli stessi chilometri che con un pieno di benzina. Insomma risparmio, ma giusto un po’ più che con il diesel.

 Stephen Leacock ha scritto che "la pubblicità si può descrivere come la scienza di fermare l'intelligenza umana per il tempo necessario a spillare quattrini"

Bene, da un po’ di tempo questo tempo si sta allungando. O mi dici qualcosa che mi interessa sapere, o ti dimentico.

Insomma, la pubblicità, o meglio la comunicazione in genere deve ricominciare dalle basi e dire cosa A fa meglio di B. O nei casi migliori cosa A fa che B non pensa nemmeno sia possibile fare.

Gli aggettivi stanno sempre più perdendo importanza verso nomi e verbi.

Mettiamo un punto e andiamo avanti, che ce n’è bisogno...



Nda: Questo è uno sfogo, scritto di getto, quindi non ha link. So che non si fa, ma per una volta perdonatemi J

E per dirla chiaramente, non sono assolutamente convinto che la pubblicità non funzioni più, o che sia morta. Solo che prima si cambia stile, prima (ri)comincierà a funzionare meglio…

lunedì 11 giugno 2012

La fiera non è roba per centometrisiti

A parlare con le persone mi rendo sempre più conto di una cosa: che sia una fiera, un evento, un open day, o qualsiasi altro appuntamento del genere, viene sempre vissuto come una gara da 100 metri.


Tutto pronti allo sprint finale (che si è sempre in ritardo), a lavorarci sul filo del rasoio, ad approvare stand all'ultimo minuto...

Lo so, gli ultimi giorni sono un casino, ma davvero vogliamo viverla così?

Ragioniamo: un evento del genere per tante aziende rappresenta l'investimento più grosso in termini di comunicazione. Vale la pena farlo organizzando le cose all'ultimo momento? Di corsa?

Sì, il commerciale starà martellando i cosiddetti a tutti i clienti da settimane per farli partecipare, ma se la promozione dell'evento si riduce ad invitare i contatti che conosciamo (e che magari verrebbero comunque), è decisamente pochino...

Provate a pensare all'evento come ad una maratona. Scordatevi lo sprint dell'ultima settimana, tanto dovrete farlo comunque e quindi non vale :)

Preparatelo -e promuovetelo- da prima, molto prima.

Pensate ad una storia da raccontare ai visitatori, e su quella costruite stand, materiale informativo e gadget.

Stimolate la curiosità delle persone, stuzzicatele in modo che siano loro a voler venire sul vostro stand, e non voi che le volete a tutti i costi.

Organizzate tutto per tempo, e lo sprint degli ultimi giorni sarà un po' più tranquillo. Risparmiate energie, vi serviranno per dopo.

Sì, perché l'evento non finisce secondo il calendario della fiera. In quel momento per voi comincia il secondo tempo! Recall, Follow-up, statistiche di visitatori e vendite, osservazioni su stand ed organizzazione... tutte cose da fare a cominciare dal primo giorno in cui comincia la routine d'ufficio. Che altrimenti dimentichiamo alcune cose, ne trascuriamo altre... E visto quanto costa di solito un baraccone del genere, sarebbe davvero un peccato!

Davvero, pensate all'evento come ad una maratona ed organizzate le cose per farvelo secondo il vostro passo: farete meno fatica ed avrete (un bel po' di) risultati migliori!


PS: nella foto il sottoscritto che in barba a tutto quanto scritto sopra si ritrova poi a finire il montaggio dello stand ad orari notturni indecenti. Ma era qualche anno fa, eravamo giovani... :)

martedì 29 maggio 2012

Il piano marketing è morto...


Stavo guardando qualche slide in rete sul marketing plan: è un po' che non ne devo fare uno, e mi sono detto "dai, sarà meglio guardare se c'è qualcosa di nuovo..."


Beh, le novità sono due:

1- non c'è nulla di nuovo sull'argomento

2- tutto quello che c'è è vecchio. Finito.

Capisco che si debba partire da un'analisi della concorrenza, ma oggi gli strumenti sono un po' cambiati. Se non stai attento i concorrenti arrivano da altri settori, da altre parti del mondo... o dai tuoi uffici!

Possibile che non ci sia nulla in rete su coem fare un piano marketing in modi un po' più adattabili alle situazioni?

Si parla di analisi del mercato, quando oggi è già dura capire quale sia il tuo mercato.

Si parla di budget quando oggi nella stragrande dei casi il budget è quantificato come "vediamo quello che rimane a fine anno".

Davvero crediamo di non rimetterci qualche osso se ci presentiamo ad un imprenditore di questi tempi e gli parliamo di strategia integrata in linea con i bisogni del mercato? Quello ci prende a pedate e fa bene...

Un piano d'azione serve, ma con dentro idee nuove ed elasticità: mai come in questi anni qualsiasi cosa abbiate progettato sarà sempre e comunque da cambiare in corso d'opera.

Torno a cercare qualcuno che abbia qualche idea in tal senso, ma mi sa che ci tocca fare tutto in casa di nuovo...

Il marketing e lo strano caso della lingua americana

Mai fatto caso all'espressione americana "beware of the dog"?
Tradotta suona come il nostro "attenti al cane", ma con una differenza: letteralmente la traduzione corretta sarebbe "be aware of the dog".

Quel "beware" è un po' come lo "statento" che in Emilia le mamme usano con i bambini...

"statento che cadi!"

"statento che brucia!"

"statento che ti fai male"

Insomma, ci siamo capiti no? è che gli americani giocano con la lingua: se un'espressione è efficace e prende piede nel parlato la ufficializzano, la mettono nel vocabolario e tutto il resto. Non importa che venga da un'altra lingua, da una parlata locale o da una storpiatura: funziona, quindi si usa!

Certo da noi fra vocabolari e accademie una cosa del genere è impensabile: le espressioni gergali e dialettali rimangono tali -a parte alcuni casi-, e le parole straniere devono essere diffusissime ed intraducibili come computer per entrare nel vocabolario. A meno che non siate in Francia, ma questo è un altro discorso.

E' che in America fanno così con tutto. anche col marketing, che per inciso hanno inventato loro.

Se ne fregano del "si fa così", del modo giusto di fare le cose, e preferiscono quello che funziona meglio. Sempre. Che debbano costruire una casa* o promuovere un prodotto.

E' questa praticità nel capire "come si fa" che gli invidio, agli americani. Proviamo anche noi a seguire meno regole e a trovare il modo giusto per fare le cose?



*ed infatti usano il legno, che a parte alluvioni ed uragani rimane il miglior materiale da costruziione...

giovedì 14 luglio 2011

Twitter è solo un sacchetto pieno di gettoni del telefono

Se non hai mai usato gli sms nella maniera giusta, non ci riuscirai nemmeno con Twitter.

Se hai sempre usato la mail solo per dire qualcosa, non userai i social network per ascoltare.

L'avvento dei social network non ha cambiato nulla, non ha introdotto nulla di nuovo: sono solo uno strumento in più a disposizione. Le altre regole non cambiano.

Andatelo a dire a quei venditori che è anni che ascoltano i loro clienti, da prima che esistesse internet. Certo costava più tempo, e sicuramente più gettoni del telefono :)

Chi ha sempre cercato l'ascolto delle persone userà i social network per lo stesso scopo.
Per gli altri non serve un corso per usare Twitter, Facebook e tutto il resto. Serve un corso su come relazionarsi con le persone, che è la cosa più importante.

Oggi relazionarsi alla pari con le persone è più economico e più veloce. Per questo non ci sono più scuse...

mercoledì 8 giugno 2011

I bronzi di Riace spostati dalla Calabria. Scelta loro...

E' partita la campagna promozionale della regione Calabria.

Il primo spot è questo:


Fioccano le polemiche, ed un articolo di Stella sul Corriere le riassume bene. Un'opera d'arte ridicolizzata, non si usa la cultura così... roba del genere insomma.

Il problema è un altro. Vedo questo spot e non capisco perché dovrei andare in Calabria. Un motivo, una ragione... a parte forse che ci sono i Bronzi di Riace. Che come per dare un messaggio tutt'altro che subliminale -non voluto spero- alla fine dello spot vanno a passare le vacanze in montagna.

Con la polemica di qualche tempo fa che voleva spostare l'opera dalla Calabria per darle più visibilità, è perfetto, direi...

lunedì 28 marzo 2011

Video promozione Italia: idee sparse...


Giusto per mettere il naso ovunque, è un po' che penso al nuovo video di promozione turistica dell'Italia*: in tanti ultimamente lo hanno paragonato a video di altri paesi (qui un post per tutti).

E allora giusto un paio di indicazioni per la prossima volta :)

- Traducetelo, e fatelo girare anche all'estero: rivolgersi solo agli italiani è un po' come per Fiat voler vendere solo in Italia

- Ok, Bocelli è internazionale, la musica classica fa parte del nostro patrimonio... forse sarebbe meglio qualcosa di più ggiovane... Elisa? Ramazzotti? fate voi...

- Sul patrimonio artistico non si discute: ma metteteci anche un aperitivo a Milano, due discoteche di Rimini, una spiaggia della Sicilia e una pista da sci della Val Gardena: anche queste sono attrattive che portano gente, e non poca

- eviterei un testimonial così... "preponderante", e non per motivi politici: rischia di rubare spazio allo spot, ed il parlare che se ne fa potrebbe non essere positivo

- Qua si mangia meglio che in tutto il mondo. Lo sanno tutti, ma dirlo fa sempre bene

Ok, questo è quanto. Non mi dilungo, rischierei poi di dover emettere fattura... :)


*la versione linkata è ancora quella con l'errore sul 50% delle opere protette dall'UNESCO. Ad onor del vero la versione tv è stata corretta (50% delle opere d'arte nel mondo), ma a quando la correzione in rete?

martedì 15 febbraio 2011

I colori del marketing, e la compulsività per i colori...


Quando si lavora nel marketing, un po' ci si rovina la vita... un'insegna, un volantino pubblicitario, un questionario non verranno guardati più con gli stessi occhi.
Ogni cosa vagamente nuova (e sto parlando di un colore nuovo sulla copertina del catalogo Ikea, o di un link in più sull'homepage di Google) scatena una curiosità malata.

Così quando esce uno schema come quello qui accanto si cerca di rimanere seri alla scrivania, venendo traditi solo da un leggero incurvamento della schiena verso il monitor, unico indizio di una sensazione pari solo a quella di un alcolista in una distilleria (salvo poi bollare l'argomento come "sonotuttecavolate" alla presenza di chiunque altro :).



E allora ti ricordi di aver notato che per loghi e comunicazioni negli ultimi 2 anno le banche sono passate da un utilizzo del rosso e dell'arancione a dei verdi e degli azzurrini degni solo di una pescheria...


P.S: e se proprio volete bullarvi parlando dell'argomento, datevi un tono con questa citazione di Picasso: "I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni"




Il tutto arriva da questo post del blog di Tommaso, che non so se ringraziare o maledire per avermi condizionato la giornata...

venerdì 11 febbraio 2011

La preveggenza nelle organizzazioni: la solita storia del prevenire, del curare...

Sì, è un periodaccio: c'è crisi, i clienti non pagano, i prezzi sono depressi, non ci sono ordini... un po' la stessa storia per -quasi- tutti.
Ma oggi parlando con un collega è uscito un concetto che di sti tempi calza a pennello. Una di quelle cose da poster sulla motivazione, che ti ripetono ai corsi, ma che si dimentica proprio quando è necessario applicarla.

Essere attivi nel risolvere un problema è solo metà del lavoro: non serve a molto se non si è proattivi nel cercare di evitarlo il problema, prima che si verifichi.

No, non serve la sfera di cristallo, almeno non sempre.

Un ufficio acquisti prevede se una materia prima arriverà in ritardo
Un commerciale sa che probabilmente non riuscirà a rispettare una data di consegna
Un produttivo immagina che una produzione potrà avere dei problemi

E non fare nulla sperando nella fortuna per poi dire "c'è un problema, non si può fare nulla", è quantomeno criminale.

Certo, informazioni del genere all'interno delle aziende seguono quasi sempre canali informali, altrimenti si corre il rischio di essere considerati uccelli del malaugurio (per non dire di peggio)... Ma è fondamentale che questo flusso esista, giri, generi scambio, venga utilizzato per prevenire.

Altrimenti tutta la comunicazione del mondo non potrà salvarvi la faccia davanti a clienti imbestialiti che se va bene vi tempestano di telefonate, se va male vi rovinano su internet.

Certo, per tutto questo serve quel mito che va sotto il nome di "spirito collaborativo" (o gioco di squadra, o chiamatelo come volete). Che non si crea dal nulla, ma si coltiva con pazienza per tanto, tanto tempo.

Se non ci avete ancora pensato, cominciate da adesso. E' già tardi...

lunedì 31 maggio 2010

Fare le cose al momento giusto...

Una gran bella persona che si intende di arte -seriamente- qualche giorno fa mi ha detto "non si possono fare dei lavori astratti se prima non si è dimostrato quanto si vale sul figurativo".

Insomma, prima di vendere tele con il naso al posto delle orecchie, anche Picasso dimostrò cosa sapeva fare col pennello. E non se la cavò neppure male.

E' così anche nella comunicazione? Non parlo delle persone, ma delle aziende.

Prima di fare un catalogo minimalista, pensa se chi lo prenderà in mano sa già cosa fai

Prima di fare uno stand chiuso come una torre medievale, pensa se i clienti ti cercheranno ugualmente

Prima di regalare ai clienti una spilla da giacca, pensa se la metteranno

Prima di organizzare un evento, pensa se gli invitati parteciperanno

In questi giorni sono così: fissato sul fare le cose al momento giusto. Ed il bello è che il "momento giusto" non capita da solo, ma si costruisce. E non è nemmeno facile. Quello che aiuta è sapere quello che si vuole fare (aumentare i clienti, o i contatti al sito, aprire un nuovo mercato, nuove applicazioni per un prodotto...) e lavorare per farlo.

Quante volte si pensa "se prima facevo questo, era meglio...". Beh, si pensa sempre dopo.
Pensarci prima sarà un bel passo avanti :)


PS: l'immagine di Lost mi è venuta così... ma un minimo accenno sul blog, dopo sei stagioni, prima o poi dovevo farlo :)

lunedì 16 novembre 2009

Apre la fiera, venghino numerosi!

E domani si ricomincia: dopo due mesi a lavorarci ed un weekend praticamente in bianco, lo stand è ancora un cantiere e l'allestitore ha dimenticato lo stereo. Ma domani si torna in fiera.

E quindi, mentre aspetto di posizionare le grafiche e di andare a comprare le vettovaglie -ed abbondanti alcolici- per i clienti, mi viene in mente qualche regoletta che nella -poca- esperienza che ho fatto, in fiera serve sempre:

- Luci: se non illumini, in fiera non si vede veramente nulla.

- Musica: ad un livello sopportabile, a meno che tu non sia al motorshow ed abbia lo stand pieno di cubiste.

- Sarebbe bello che lo stand fosse (o sembrasse) sempre pieno. Uno stand vuoto, rimarrà inevitabilmente vuoto.

- Tieni conto del flusso della gente. Le persone si muovono fra stand e padiglioni secondo motivi insondabili ai comuni mortali. Unico indizio: si ripetono di anno in anno…

- Date ai visitatori un motivo per parlare di voi ad altri visitatori anche lontano dal vostro stand, e sperate che vi cerchino.

- Non credete mai (ma proprio MAI) ad un visitatore che vi dice “ripasso più tardi”: ad andar bene lo rivedrete l’anno prossimo.

- Pensate alle sedute per quanta gente vi aspettate presente sull stand: non ci beccherete comunque, ma il rischio è di avere persone in piedi (che se ne andranno), o sedie vuote (e lo stand sembrerà vuoto, vedi punto 1)

- Per quanto possibile, anche alla sera dell'ultimo giorno, sorridete: chi si fermerebbe a parlare con una faccia che traspira rottura di balle?

- Gadget: non regalateli a pioggia. Verranno percepiti come senza valore, e finiranno nella cameretta del figlio di un visitatore a caso.

Altro ora come ora non mi viene in mente: torno a lavorare, se qualcuno vuole aggiungere idee... be my guest!

giovedì 22 ottobre 2009

Tv, Internet, un po' di roba sparsa e qualche considerazione

Gianluca posta un intervento su Friendfeed di Nereo, sul fatto che i 29 milioni di navigatori di internet a settembre non possano essere ignorati dalle pianificazioni pubblicitarie.

Livefast osserva che quelli che sono su internet "è tutta gente che la 'comunicazione', quella in cui 'si investe' gli rimbalza. Vogliono fatti, la comunicazione nasce spontaneamente e con grande facilità se il prodotto è buono. E questo è tutto quello che c'è da dire della utilità dei direttori marketing e dei 'comunicatori'".

Che è poi un altro modo per dire che chi è su internet c'è per un motivo (sì, pure quelli su Facebook). La rete richiede almeno un minimo di interazione... insomma, qualcosa ci devi fare, al contrario di quando guardi mamma tv.

Ed il grado di attenzione del navigatore è mediamente più alto di quello del telespettatore. Se ci aggiungete che " la pubblicità funziona bene in modo inversamente proporzionale al grado di neuroni attivi durante l'esposizione" (Gianluca), il gioco è fatto.

Vediamola in senso positivo: che internet non diventi uno stimolo ad un modo nuovo, magari più attento e mirrato di fare pubblicità, che se ne freghi dei "focus group" e pensi un po' di più a quello che vogliono le persone? speram...

mercoledì 20 maggio 2009

Con la carta non si può avvolgere il fuoco*


La scorsa settimana Sergio Marchionne ha rilasciato un'intervista al settimanale tedesco Bild sull'operazione Fiat-Opel, confermando che gli stabilimenti in Germania non verrebbero chiusi.

Tutto ok: il bello è che Bild non è esattamente il giornale a cui uno come Marchionne rilascia un'intervista. Insomma dai, è un incrocio fra le pagine di costume di Panorama e Novella 2000, che non disdegna scandali di vario tipo.

Si doveva parlare agli operai? E il personaggio è andato sul giornale letto dagli operai!

La scelta del mezzo pensando a chi lo utilizza è fondamentale, anche se a prima vista potrebbe sembrare una caduta di stile. Alla faccia delle foto in copertina su Capital, con gemelli ed orologio in primo piano :)


*Sta cosa dei proverbi cinesi come titolo del post è una debolezza, a volte ci casco

lunedì 6 aprile 2009

I've seen things you people wouldn't believe

"I've seen things you people wouldn't believe".

Nulla a che vedere con i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser: più semplicemente due o tre blogger parlare della pubblicità tabellare (quella sui giornali insomma) senza lasciarsi andare ad espressioni scandalizzate o antichi esorcismi.

Qualche settimana fa ad un aperitivo blogger in quel di Modena, si è instaurata uno scambio di battute fra me e altri due partecipanti sulla validità residua della pubblicità sulla carta stampata.
Non che il discorso si sia concluso con dei comunicati ufficiali, ma la conclusione -più o meno- è stata che per certe categorie funziona ancora. Ed a pensarci bene, a volte altri canali -persino internet- possono essere inutili.

In questo caso si parlava di una rivista settoriale per installatori di antifurti: ok, mercato tecnico, relativamente di nicchia... ma così ce ne sono tanti. Mi viene in mente la Mapei, che al tempo dopo un'indagine sugli utilizzatori dei suoi prodotti (muratori e posatori di piastrelle perlopiu) decise di abbandonare l'idea di sponsorizzare una squadra di calcio, e si buttò sul ciclismo.

Per ogni lavoro lo strumento giusto: in fondo vale anche per la comunicazione...