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martedì 27 novembre 2012

Ogni arte è una menzogna che dice la verità

La frase del titolo è di Pablo Picasso (seppur si trovi in mille versioni diverse...), e se sostituiamo "arte" con "pubblicità", "promozione", abbiamo di che parlare.

Sì perché che si tratti di un sito, di un catalogo o di uno spot televisivo, un po' di "libertà interpretativa" nel presentare i prodotti ce la possiamo prendere.

Possiamo correggere le foto per farle apparire più reali (o anche un po' più belle, dai... :)

Possiamo presentare un prodotto in un ambiente virtuale, realizzato al computer

Possiamo usare quei piccoli trucchi che permettono di presentare meglio quello che poi dobbiamo vendere. E se appare più bello, il prodotto si vende meglio. Tutti d'accordo, giusto?

Quello che non andrebbe fatto è arrivare al mentire spudoratamente. Perché arrivare ai livelli del Tubo Tucker non è così difficile.

Non serve poi dire che un prodotto fa quello che invece non fa. Basta presentarsi come leader del mercato. O presentare servizi che poi nella realtà non vengono erogati. O vantare un'assistenza clienti pronta e reattiva, che magari ti lascia mezz'ora in attesa e poi non è in grado di risolverti il problema.

Bene, lanciamo un'idea: le risorse investite per questo tipo di promozione, investiteli nel creare davvero i servizi ed i prodotti che volete pubblicizzare.

Poi se alla fine non ci saranno i soldi per la promozione, poco male: un prodotto che funziona, un'azienda che fa quello che promette alla fine viene fuori, si distingue dalle altre.

Passaparola, buzz, chiamatelo come volete:

domenica 14 ottobre 2012

Piccolo sfogo sulla comunicazione. Poi si torna a lavorare...


Chi glielo dice a “quelli della pubblicità” che non ci incantano più se non dicono la verità?

Spiegategli che ormai sappiamo che un sapone per mani non idrata la pelle.

Che un detersivo non lava più bianco.

Che sappiamo benissimo chi miagola fra un cane ed un gatto, ma non vi manderemo un messaggio con la risposta per trovarci abbonati a sfondi e suonerie.

Che più il testimonial è famoso, meno ricorderemo il prodotto.

Che nemmeno le donne nude funzionano più tanto, da quando si usano anche per il silicone (quello per sigillare, non per le protesi…).

Impareremo presto anche che se è vero che un pieno di gpl costa 15 euro, poi non faccio gli stessi chilometri che con un pieno di benzina. Insomma risparmio, ma giusto un po’ più che con il diesel.

 Stephen Leacock ha scritto che "la pubblicità si può descrivere come la scienza di fermare l'intelligenza umana per il tempo necessario a spillare quattrini"

Bene, da un po’ di tempo questo tempo si sta allungando. O mi dici qualcosa che mi interessa sapere, o ti dimentico.

Insomma, la pubblicità, o meglio la comunicazione in genere deve ricominciare dalle basi e dire cosa A fa meglio di B. O nei casi migliori cosa A fa che B non pensa nemmeno sia possibile fare.

Gli aggettivi stanno sempre più perdendo importanza verso nomi e verbi.

Mettiamo un punto e andiamo avanti, che ce n’è bisogno...



Nda: Questo è uno sfogo, scritto di getto, quindi non ha link. So che non si fa, ma per una volta perdonatemi J

E per dirla chiaramente, non sono assolutamente convinto che la pubblicità non funzioni più, o che sia morta. Solo che prima si cambia stile, prima (ri)comincierà a funzionare meglio…

mercoledì 8 giugno 2011

I bronzi di Riace spostati dalla Calabria. Scelta loro...

E' partita la campagna promozionale della regione Calabria.

Il primo spot è questo:


Fioccano le polemiche, ed un articolo di Stella sul Corriere le riassume bene. Un'opera d'arte ridicolizzata, non si usa la cultura così... roba del genere insomma.

Il problema è un altro. Vedo questo spot e non capisco perché dovrei andare in Calabria. Un motivo, una ragione... a parte forse che ci sono i Bronzi di Riace. Che come per dare un messaggio tutt'altro che subliminale -non voluto spero- alla fine dello spot vanno a passare le vacanze in montagna.

Con la polemica di qualche tempo fa che voleva spostare l'opera dalla Calabria per darle più visibilità, è perfetto, direi...

giovedì 14 aprile 2011

venerdì 1 aprile 2011

Registro delle opposizioni: un po' di chiarezza comunicativa no?


Lo spot sopra promuove il Registro Pubblico delle Opposizioni: nome agghiacciante per definire una lista che esclude gli iscritti da operazioni di telemarketing (la telefonata della domenica mattina che ti offre di comprare del vino al telefono, per capirci...)

Mantellini osserva che lo spot termina con lo slogan "uomo registrato un po' meno informato".

Il bello è che pochi secondi prima appare il "vero" slogan dell'operazione, che è "informato e non disturbato".

dopo averli sperperati a destra e a manca ormai i miei contatti sono in ogni banca dati del mondo occidentale, ma se questo spot dovesse aiutarmi a decidere, un po' di confusione l'avrei. Su ragazzi, decidetevi... :)

lunedì 28 febbraio 2011

A te (ovvero uno sfogo generalizzato sul vendere ed i suoi metodi)

A te, che mi invii una mail
A te, che mi scrivi -ancora- per posta (quella di carta)
A te, che mi telefoni
A te, che mi parli dalla televisione

Se hai due minuti, carta e penna e prendi appunti:

1- Non sono un gentile cliente. Solo per il fatto che io sia (forse) un cliente, già per definizione non sarò gentile. Sarò spietato. Lo sai, quindi non prenderti in giro.

2- Il mio nome all'inizio è prestampato. Si vede. La prossima volta scrivilo a penna, susciterai quantomeno un pensiero per quanti nomi avrai dovuto scrivere. E' già qualcosa...

3- La tua offerta non è eccezionale solo perchè lo dici tu. Provamelo, e se ci riesci poi ne parliamo.

4- La tua offerta non scadrà domani. Lo so. E sai perchè? Perchè me lo hai già detto un mese fa. E anche due mesi fa. Quindi falla breve ed ammetti che quello che stai proponendo è il prezzo reale. Punto

5- Il servizio che mi stai regalando lo pago col prezzo del prodotto. Dimmi che è incluso e viviamo tutti un po' più felici

6- Anche lo splendido omaggio che mi stai proponendo lo pago. E so che qualsiasi cosa sia (una calcolatrice a forma di dinosauro, un utilissimo distruggidocumenti, o un coltellino multiuso), probabilmente si romperà al secondo utilizzo.

7- No, non provare nemmeno a parlare di "sottoprezzo per prova di ascolto". Per il tuo amor proprio, non lo fare.

8- Sì, quest'offerta è riservata solo a me. Certo, come no. E le marmotte incartano la cioccolata...

9- Ti svelo un segreto, anzi due: più urli, più abbasso il volume. Più scrivi in maiuscolo e in rosso, più leggo in fretta. E meno ricordo.

10- Non ventilare nemmeno l'idea che io sia un idiota a non approfittare della tua fantastica occasione. Ma tu l'hai comprato quello che stai vendendo? Ecco, lo sapevo: siamo in due.

11- Ah, il tuo prodotto è il meglio che c'è? Guarda, la pubblicità comparativa è legale in Italia dal 12/12/2006: usala, e vediamo cosa sai fare. (o almeno rileggi il punto 3).

12- Io la mia mail, il mio numero di telefono, il mio indirizzo, te li dò pure. Ma attento a come li usi, e a chi li dai...

Insomma: prendi un bel respiro, bevi un bicchiere d'acqua, e spiegami con parole tue -quindi semplici- cosa vendi per perchè potrebbe interessarmi. Dai, fai una prova: scommettiamo che funziona?


N.D.A: questo post è rimasto quattro giorni in soffitta. Avevo paura che fosse troppo cattivo. Alla fine lo avrei pubblicato lo stesso, ma la spinta mi è venuta da questo post. Che tratta dello stesso concetto, ma scritto meglio :)
(via)

mercoledì 15 settembre 2010

Madison Ave vs. Silicon Valley: un titolo che è già un programma...

Un post su Makin' Ads riprende una presentazione -qui sotto- dal titolo che è già bello di suo:


Allargando il concetto, cosa dovrebbero imparare i pubblicitari puri dalle aziende, ed il contrario. Una mia idea fissa...

Solo due perle:

La Silicon Valley è forte nel "marketing without media".

Dalla Madison Avenue è da prendere il concetto "a brand is a promise"

Per il resto, non vi rovino la sorpresa :)

lunedì 2 agosto 2010

Per Autogrill hanno fatto di più gli 883 degli spot radio

"sono sfiduciato credo che la pubblicità' abbia finito gli argomenti e non abbia più' nulla di nuovo da dire."
Con queste parole Maurizio apre la giornata... alla faccia dell'ottimismo :)

Sicuri però che siano le idee a finire, o questo è solo un sintomo? C'è qualcosa nel prodotto che vado a promuovere che sia degno di essere ricordato? Fa qualcosa che gli altri non fanno? Ok figliolo, parti da lì!

Se l'idea verrà presa a caso, la pubblicità avrà successo solo perché verrà ricordata -e magari odiata- per essere stata vista n mila volte (dove n è direttamente proporzionale all'investimento spropositato in adv, ed inversamente proporzionale alla furbizia ed alla creatività...).

Ed allora vediamo jingle per le merendine, donne nude per qualsiasi cosa, e canzoni col testo corretto per banche ed autogrill.

Rimango convinto che per Autogrill abbia fatto -e faccia ancora- di più la "birra e Camogli" degli 883, paragonata all'ultimo spot radio (giuro, non riesco a ricordare quale canzone hanno rifatto, come non riesco a capire perché...).

Se poi dopo avere in mano il vantaggio competitivo non trovi un'idea da attaccarci sopra, fattelo dire da uno che fa un altro lavoro: hai sbagliato mestiere... :)


La foto è di nhuisman

martedì 13 aprile 2010

Da clienti a passaparolai: ovvero l'amplificazione del marketing

Qualche giorno fa Gianluca (dal quale ho pure copiato gli effetti speciali delle immagini di questo post:) postava un paragone fra il peso del MdC (marketing dei conoscenti) e quello del MpS* (marketing per sconosciuti).

Insomma, il confronto fra i clienti che arrivano perchè attirati da un tuo messaggio pubblicitario e quelli "incoraggiati" dal caro vecchio passaparola.

Eh, bella cosa il passaparola, che sia su internet o di persona, anche se non si tratta di ammorbidenti :). Ma: quando una persona si fa "portavoce" del tuo prodotto, o del tuo servizio? E perchè lo fa?

Qualcosa dovrai pur fare per meritarti una segnalazione che non ti costa nulla, ma che mette a rischio chi la fa (chi lo sente poi il parente insoddisfatto per una cosa che gli hai consigliato TU?!?)

Bisogna fare qualcosa in più per sti ragazzi perchè vadano in giro a parlare bene di voi ad ogni occasione: portarsi insomma sulla linea tratteggiata:


Superare quel livello di soddisfazione normale che chiunque si aspetterebbe, mettendoci qualcosa in più...

Ok, costa tempo, energie, ed anche qualche euro: ma conviene?

Sì:


Più si approfondisce la "conoscenza" (il rapporto) con le persone, più queste si fideranno, più compreranno da voi e più parleranno di voi in giro: Insomma crescerà il ROI per ogni contatto. Che poi in questo caso possiamo parlare pure di ROA (Return on Acquaintance, intendendo la conoscenza delle persone...)

E poi col passare del tempo il costo per mantenere il contatto con le persone cala pure, che volete di più?

Senza fare salti mortali, cercare di dare qualcosa in più nel prodotto e nel servizio, per aumentare il circolo virtuoso del passaparola: del resto, i casi bene o male sono 3:


Proviamo a far qualcosa per portare un po' di gente sulla terza riga? :)




*Le definizioni sono sue, prendetevela con lui che dove trovarlo lo sapete :)

lunedì 12 aprile 2010

A me ste cose spaventano...

Di poco tempo fa questo post di Seth Godin, in cui analizza passo passo la bottiglia di un sapone. Bel packaging, ben illustrato, e mi ha fatto venire in mente una cosa. Insomma, ho sta mania di leggere le etichette di tutte le bottiglie e confezioni varie entrino nel mio bagno.

Senza fare nomi -ma solo link-, la settimana scorsa mi sono trovato in mano un shampoo parlante. Insomma, cose sull'etichetta del tipo "Lasciami accarezzare i tuoi capelli con il mio abbraccio di seta", oppure "ti donerò il liscio glossy che hai sempre desiderato".

Che uno shampoo mi dia del "tu" fa già impressione. E allora vado sul sito, trovo la pagina della mia bottiglia viola, e trovo questa frase: "Clicca sulle bottiglie per saperne di più. Vai avanti, lo sai che lo vuoi".
Alla faccia del call to action: sono tre notti che mi sveglio tutto sudato dall'incubo di un'enorme bottiglia di shampoo che mi urla "Tu mi vuoi, arrenditi!!!".

Sono diventato troppo impressionabile, decisamente la pubblicità di oggi non fa per me...


L'immagine è di autumnsensation

martedì 16 marzo 2010

Heineken mica sa fare solo birra...


Quando un'iniziativa in rete mi fa rimanere così...
Non ne sapevo nulla, mi era sfuggito anche l'eco sui media tradizionali che hanno seguito l'evento: l'ho visto oggi su Adverblog
Penso a tutte le strategie inventate per rendere virale un avvenimento, un video, o qualsiasi altra cosa, e che non reggono il paragone con questa.

Rimane sempre vero: conta solo -o quasi- l'idea. Poi si trova il modo di fare tutto il resto. Ma quando c'è un'idea vincente sotto, il risultato arriva!

Ora rimaniamo in attesa diq ualche scopiazzatura sparsa: quelle arrivano sempre :)

sabato 6 marzo 2010

Scrivvere per il uebb

Solo pochi giorni fa si parlava da ste parti della velocità -relativa- di internet confrontata con gli altri media.

La riflessione, successiva ma lenta (sarà il freddo di questi giorni?), è stata... quindi cosa cambia nelle regole della comunicazione?

Riprendiamo Ogilvy: "not rules, fools, tools". Cambia lo strumento, il mezzo. Nient'altro.

"In internet bisogna catturare l'attenzione di chi legge in 10 secondi". Perchè, in una pubblicità su un giornale o in tv, crediamo di avere più tempo?

Credetemi, la signora sessantenne non interessata da quello che sta leggendo girerà pagina più velocemente di quanto un quattordicenne possa cliccare sul mouse per andare sulla sua pagina Facebook.
Avete dubbi? Fermatevi davanti alla vetrina di un qualsiasi parrucchiere, e ne avrete la prova.

Internet non cambia nulla: qui comunicazione bisogna farla, e farla bene. Come -mi dicono- è sempre stato. L'ipertesto non sarà la soluzione ai dubbi sul congiuntivo, o ad un payoff debole. Anzi, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe finire su Facebook davvero. E lì i danni sarebbero leggermente peggiori...


La foto è di AngMoo

mercoledì 3 marzo 2010

Ma sto internet, quanto costa?!? O meglio, per quanto tempo costa?

Quanto costa un sito? O meglio: quanto costa "essere su internet"? Ed avere visitatori?
Domande sentite un po' troppe volte, pensando che una risposta non c'è...

Sgombriamo il campo da facili ottimismi: non è gratis, ed a volte nemmeno tanto economico...

Mi sono trovato a discutere qualche volta sull'investimento giusto da fare in internet per un'azienda: ammontare, strumenti, fornitori...

L'unica cosa su cui posso mettere la mano sul fuoco, è che qualsiasi cifra si spenda, è necessario -purtroppo- continuare ad investire. Un investimento serio su internet dovrà essere pianificato per almeno 3-5 anni?

Mica solo perchè "dopo-6-mesi-il-sito-è-vecchio-bisogna-rifarlo". Però se si spendono dei soldi per la rete (sito, adwords, chi più ne ha...), è necessario spalmare l'investimento su un tempo medio lungo. Altrimenti si buttano via soldi e tempo, davvero...

Perchè la pubblicità magari non viene cliccata la prima volta che viene vista; perchè se si ha un forum, o un blog, qualcuno dovrà pur rispondere a quei disperati che ti dicono qualcosa; perchè un aggiornamento dei prodotti ogni tanto va fatto; perchè l'ultima news non può essere di tre mesi fa; e poi perchè, sì, dopo un po' una riverniciata al sito bisogna darla...

Insomma piuttosto che spendere x una volta, meglio investire x/n per n anni. Già la pubblicità su internet nessuno ha ancora capito come funziona, almeno prendiamoci del tempo per capire come vanno le cose nel nostro caso....



La foto è di monkeyc.net

giovedì 22 ottobre 2009

Tv, Internet, un po' di roba sparsa e qualche considerazione

Gianluca posta un intervento su Friendfeed di Nereo, sul fatto che i 29 milioni di navigatori di internet a settembre non possano essere ignorati dalle pianificazioni pubblicitarie.

Livefast osserva che quelli che sono su internet "è tutta gente che la 'comunicazione', quella in cui 'si investe' gli rimbalza. Vogliono fatti, la comunicazione nasce spontaneamente e con grande facilità se il prodotto è buono. E questo è tutto quello che c'è da dire della utilità dei direttori marketing e dei 'comunicatori'".

Che è poi un altro modo per dire che chi è su internet c'è per un motivo (sì, pure quelli su Facebook). La rete richiede almeno un minimo di interazione... insomma, qualcosa ci devi fare, al contrario di quando guardi mamma tv.

Ed il grado di attenzione del navigatore è mediamente più alto di quello del telespettatore. Se ci aggiungete che " la pubblicità funziona bene in modo inversamente proporzionale al grado di neuroni attivi durante l'esposizione" (Gianluca), il gioco è fatto.

Vediamola in senso positivo: che internet non diventi uno stimolo ad un modo nuovo, magari più attento e mirrato di fare pubblicità, che se ne freghi dei "focus group" e pensi un po' di più a quello che vogliono le persone? speram...

giovedì 11 giugno 2009

Un'anteprima non è poi sempre sta gran idea...


Il logo dell'immagine italiana nel mondo è arrivato, ed in rete si è scatenato il "tiro al piccione*", sport abbastanza facile visto l'oggetto del contendere.
Oggi poi si scopre che l'incriminato "è solo una bozza", e il ministro de turismo corre a dichiarare che l'unica cosa sicura è che "possiamo però anticipare che i colori utilizzati saranno il bianco, il nero, il rosso ed il verde**"

Ok, il logo non è il massimo, ma quello che mi incuriosisce è quello che ci sarà dietro: il portale, gli spot, e chissà cos'altro. Si accenna al fatto che il logo in questione è solo la fine di uno spot, e che verrà presentato in movimento: tutto bene, ma un'anteprima la fai per due ragioni: vuoi testare il prodotto, o suscitare curiosità.

Possiamo dire che il prodotto è stato testato, e così bene che nessuno si è ancora chiesto cosa ci sia dentro l'intero pacchetto. Quindi l'effetto di suscitare curiosità non è stato centrato.

Quindi perchè è stato presentato un logo che non è un logo, parte di un progetto di cui non si sa ancora nulla, ma che vista la passata esperienza di Italia.it non gode di sta gran fiducia?

Impressione mia, ma la comunicazione poteva essere gestita in maniera un tintinnino migliore...




*Link non ne metto che sono troppi, accontentatevi di una veloce ricerca su Google

**solo cambiando l'ordine: bianco rosso verde e nero? Beh, per il logo dell'Italia la fantasia non è mancata :)

martedì 14 aprile 2009

Un po' di pubblicità non guasta mai...

Quando riusciremo a fare a meno della famiglia Totti, AldoGiovannieGiacomo, e tutta la compagnia?

In Grecia lo fanno:





Quello che mi fa rabbia è che potrebbe diventare divertente guardare la pubblicità. Un po' come ai tempi di Carosello* insomma...
Continuiamo pure a cambiare canale rassegnati e tranquilli, ancora per un bel po'.



* sia chiaro: io non c'ero ancora, me lo hanno raccontato :)

via

domenica 4 gennaio 2009

Comunicazione, fisica, ed un premio Nobel

Dalla quint'ultima pagina del libro letto durante le vacanze sulla neve esce questa citazione:

[...]Occorre fornire tutte le informazioni per aiutare gli altri a giudicare il valore del vostro contributo; non si possono dare solo quelle che orientino in un determinato modo. Questa idea sarà più chiara se la si confronta, per esempio, con la pubblicità. Ieri sera ho sentito che l’olio Wesson* non impregna il cibo. E’ vero. Non è uno slogan disonesto. Ma sto parlando di qualcosa in più: l’integrità scientifica si colloca a un livello più alto della non disonestà. Quello slogan pubblicitario avrebbe dovuto aggiungere che nessun olio impregna il cibo, alla giusta temperatura. A una temperatura diversa, invece, tutti impregnano il cibo, compreso l’olio Wesson. In questo modo si fornisce un rapporto causale, non il semplice fatto (che in sé è vero). Questa è la differenza con la quale dobbiamo misurarci.[...]

Ora, qui si sta parlando di come esporre dati scientifici, e la frase è tratta dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico 1974-75 al Californian Institute of Technology: ma volete che un premio Nobel come Richard Feynman non avesse visto lungo? Appunto.

Non è possibile fare comunicazione senza nascondere omettere qualche particolare, o dare rilevanza ad un'ovvietà? Non che sia facile, ma a volte sforzarsi, solo un pochettino...



P.S: Proposito per il 2009: rileggersi la definizione di "vantaggio competitivo", e puntare su quello ogni volta che si parla di comunicazione...


* L'olio Wesson esiste ancora: non lo linko e non lo taggo nemmeno, che se mi denunciano non me lo posso permettere: mica ho vinto il Nobel, io :)

martedì 21 ottobre 2008

Pubblicità on line: da oggi è guerra aperta

Da DoubleBlog la segnalazione* della campagna on line realizzata da Papercut per Doritos, spiegata in questo video





In pratica: si installa un plugin che sostituisce la pubblicità sulle pagine internet con altri contenuti scelti dall'utente**: notizie tematiche, flickr, immagini dal proprio pc...
L'unico elemento che ricorda il prodotto è la cornice arancione sugli ex banner.

Un'invasione di campo, qualcosa di nuovo che potrebbe far partire un modo nuovo di fare pubblicità on line.

Quale è difficile dirlo, ma novità come questa fanno solo bene al panorama: sempre che il broswer non si trasformi in una jungla dove sopravvive solo il brand più forte... :)


*che poi ci sono arrivato dal Tumblr di Gianluca: stavolta FF è stato più veloce del mio aggregatore

**domando scusa: odio la parola "utente", ma a sto giro non mi è venuto in mente nient'altro: mi sa che tocca accontentarsi :)

mercoledì 8 ottobre 2008

Less is more, e cioè 13, 33, 53, 61, 37, 28...


Un po' di tempo fa ho letto chissà dove un'intervista a Marissa Mayer, VP Search Products & User Experience in Google. Parlava di alcune mail ricevute senza testo, con nel soggetto solo un numero (13, 33, 53, 61, 37, 28: la storia è pure sul blog). Dopo un po' ha capito che c'era qualcuno che si prendeva la briga di contare le parole sull'homepage del motore di ricerca, e mandare una mail se il numero cresceva troppo.

In Google hanno preso sul serio la sfida e si sono imposti il limite a 28. Se pensiamo agli altri motori di ricerca la differenza è paurosa.

Sono convinto che l'adagio "less is more*" vada applicato ovunque e in ogni caso possibile. Campagne marketing, pubblicità, comunicazioni aziendali, mail, telefonate. Metteteci quello che volete, e la regola rimane valida. Pure per i biglietti di auguri a Natale**.

Basta alle frasi che non vogliono dire nulla (ma ci stanno bene...), alle riunioni riducibili ad una mail (ma bisogna farsi vedere...), ed alle mail a capitoli (ma se on scrivo tutto poi non si capisce).

Perchè la regola del P.O.R.C.O. non vale solo per i temi...




*Che poi viene da Orazio Flacco "est modus in rebus", o più semplicemente, "il troppo stroppia".

**Ecco, se poi la vostra ragazza/moglie si ingastrisce perchè sul biglietto avete scritto "Buon Natale" e basta, non venite da me: ogni regola ha sempre poche -ma validissime- eccezioni...

martedì 16 settembre 2008

Non per polemica, ma per onor di comunicazione

Ho cominciato a guardare i video della Blogfest dello scorso weekend. E ho cominciato da quello sbagliato.

Parte tutto da questo post di Marco (con video del fatto annesso). Durante la sua presentazione Viky Gitto (uno bravo, mica lupini...), parla della necessità di analizzare le situazioni lontani dagli schemi e dai preconcetti (ok, tutto bene, forse le slide sono un po' scontate, ma ci siamo). Ora si tratta di trovare un esempio per illustrare il concetto e tenere comunque alto l'interesse. E viene fuori che l'idea più creativa degli ultimi 10 anni è l'attentato alle torri gemelle:

“ho identificato un obiettivo, voglio raggiungerlo, come faccio a raggiungerlo, riuscendo a ottenere la pressione media che questa gente è riuscita a ottenere senza spendere una lira”


Sorvolando sul fatto che non sia stata spesa una lira (ho i miei dubbi), dell'opportunità di un esempio così si può discutere fino a domani, e giustamente.

Niente polemica, ma qua siamo alla solita storia delle 4 s del marketing virale (lo so, le ho già citate troppe volte, ma Iabichino ha fatto centro e non riesco a trattenermi...).

Da un direttore creativo di DDB mi aspetto ben altro per provocare l'attenzione, la discussione. Così è tanto facile che è quasi scorretto: con ste cose si va dritti sui siti di Corriere e Repubblica.

Dai Gitto, qua è pieno di blogger che si rompono la testa per fare dei post interessanti, originali, che dicano qualcosa di nuovo, ma senza osare tanto quanto hai fatto tu. Non sarebbe stato meglio pensare la presentazione come un prodotto da vendere, cercando di coinvolgere chi ascoltava evitando terroristi e case history del Monopoli a Londra? Con le campagne che hai tirato fuori in passato sarebbe uscito sicuramente qualcosa di cui parlare perchè interessante, non perchè esagerato. In platea penso ci fossero persone che non volevano comprare nulla nè da te nè dalla DDB: volevano solo parlare, confrontarsi, ascoltare quello che avevi da dire.

Il messaggio invece è stato sovrastato dal mezzo che hai usato per comunicarlo, ed era facile prevederlo.

E' servito?