Da un bel po' che pensavo alla definizione di "virale", ma non riuscivo a trovare cosa non mi convinceva nell'approccio generale.
Poi mentre scrivo un commento a questo post, vedo la luce:
"l'essere virale è una conseguenza, non deve essere la causa"
P.S: Mi piace così tanto che ho paura di averla copiata inconsciamente da qualche parte...
mercoledì 2 luglio 2008
I finally understand the viral. Period.
martedì 24 giugno 2008
Il vaccino contro i virali

All' OMMA Social di New York si è levata qualche voce critica nei riguardi del viral marketing. Greg Verdino*, Adam Broitman* e David Berkowitz*, in maniera più o meno colorita hanno dichiarato di non sopportare l'aggettivo "viral" associato alla comunicazione.
L'impressione che serpeggia da qualche tempo trova le sue conferme: come tante cose il viral era ottimo (e funzionava) nelle sue prime apparizioni (questo rimane il mio preferito fra i video). Poi si è inflazionato, proposto come l'uovo di colombo dalle agenzie senza pensare al target, al prodotto, a cosa era meglio comunicare.
Ragionando, per funzionare un viral deve soddisfare almeno una o più delle seguenti caratteristiche:
- aumentare le vendite
- aumentare la brand awareness (scusate l'inglese, ma a quest'ora la traduzione italiana mi prenderebbe tre righe)
- stimolare la conversazione
Ho grossi dubbi che i viral che spuntano come funghi diano un vantaggio competitivo su uno dei tre punti qui sopra. E' già difficile comprendere i meccanismi secondo cui un virale si diffonde, figuriamoci controllarli e replicarli.
Magari è più utile proporsi sul mercato, ascoltare, rispondere, condividere, e se un'idea è veramente buona, il viral-buzz-wom partirà da solo, e funzionerà perchè generato dalle persone, non dalle aziende.
*blog fortemente consigliati
Foto di Marshall Astor
P.S: ma le dieci visite di ieri dalla Grecia di chi erano? Curiosità da blogger novello...
Pubblicato da
Unknown
alle
02:06
0
commenti
Etichette: conversation, greg, marketing, verdino, viral
venerdì 14 marzo 2008
Il primo (o quasi) virale nella ricerca
Mi ero proposto di non postare virali, ma quando la mia ragazza* è arrivata a casa dicendo "devi vedere un video su youtube sulla PCR, poi forse è anche una pubblicità", non mi sono potuto trattenere.
Il fatto che in campo scientifico ci si lasci tentare da queste "esperienze" mi suona abbastanza nuovo: magari un primo passo per allontanarsi dal meccanismo di promozione che comprende congressi alle Maldive o in Messico.
Qui il testo dal sito di Bio-rad
Ps: la PCR fu inventata da un matto di nome Kary Mullis, scienzato e surfista: il suo libro è da leggere
*la suddetta si interessa di marketing quanto io di bambole nepalesi
Pubblicato da
Unknown
alle
11:01
2
commenti
Etichette: kary mullis, marketing medico, viral
mercoledì 27 febbraio 2008
The Stig e l'effetto virale: dalla tv alla rete
Andrea mi segnala che la trasmissione inglese Top Gear da un po' di anni si è inventata la figura di "The Stig": un pilota di identità sconosciuta che prova auto veloci, gareggia con aerei, o sfida piloti famosi vincendo sempre.
Sull'identità di The Stig hanno costruito un mezzo mito, e la rete si è riempita di video sulle performance di guida e sulla supposta identità.
Un esempio di come un programma televisivo abbia generato un effetto virale al di fuori delle 4 s del viral marketing.
Lo so, l'accostamento è un po' forzato: nessun video è stato messo in rete dalla trasmissione televisiva, ma l'effetto su youtube è degno di nota (1240 search results for the stig).
Un bel'esperimento, ben riuscito: che poi The Stig sia Ben Collins o Damond Hill poco importa: il risultato avuto in rete è stato l'effetto (voluto?) più rilevante.
Pubblicato da
Unknown
alle
01:32
3
commenti