martedì 27 novembre 2012
Ogni arte è una menzogna che dice la verità
Sì perché che si tratti di un sito, di un catalogo o di uno spot televisivo, un po' di "libertà interpretativa" nel presentare i prodotti ce la possiamo prendere.
Possiamo correggere le foto per farle apparire più reali (o anche un po' più belle, dai... :)
Possiamo presentare un prodotto in un ambiente virtuale, realizzato al computer
Possiamo usare quei piccoli trucchi che permettono di presentare meglio quello che poi dobbiamo vendere. E se appare più bello, il prodotto si vende meglio. Tutti d'accordo, giusto?
Quello che non andrebbe fatto è arrivare al mentire spudoratamente. Perché arrivare ai livelli del Tubo Tucker non è così difficile.
Non serve poi dire che un prodotto fa quello che invece non fa. Basta presentarsi come leader del mercato. O presentare servizi che poi nella realtà non vengono erogati. O vantare un'assistenza clienti pronta e reattiva, che magari ti lascia mezz'ora in attesa e poi non è in grado di risolverti il problema.
Bene, lanciamo un'idea: le risorse investite per questo tipo di promozione, investiteli nel creare davvero i servizi ed i prodotti che volete pubblicizzare.
Poi se alla fine non ci saranno i soldi per la promozione, poco male: un prodotto che funziona, un'azienda che fa quello che promette alla fine viene fuori, si distingue dalle altre.
Passaparola, buzz, chiamatelo come volete:
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domenica 4 gennaio 2009
Comunicazione, fisica, ed un premio Nobel
Dalla quint'ultima pagina del libro letto durante le vacanze sulla neve esce questa citazione:
[...]Occorre fornire tutte le informazioni per aiutare gli altri a giudicare il valore del vostro contributo; non si possono dare solo quelle che orientino in un determinato modo. Questa idea sarà più chiara se la si confronta, per esempio, con la pubblicità. Ieri sera ho sentito che l’olio Wesson* non impregna il cibo. E’ vero. Non è uno slogan disonesto. Ma sto parlando di qualcosa in più: l’integrità scientifica si colloca a un livello più alto della non disonestà. Quello slogan pubblicitario avrebbe dovuto aggiungere che nessun olio impregna il cibo, alla giusta temperatura. A una temperatura diversa, invece, tutti impregnano il cibo, compreso l’olio Wesson. In questo modo si fornisce un rapporto causale, non il semplice fatto (che in sé è vero). Questa è la differenza con la quale dobbiamo misurarci.[...]
Ora, qui si sta parlando di come esporre dati scientifici, e la frase è tratta dal discorso di inaugurazione dell'anno accademico 1974-75 al Californian Institute of Technology: ma volete che un premio Nobel come Richard Feynman non avesse visto lungo? Appunto.
Non è possibile fare comunicazione senza nascondere omettere qualche particolare, o dare rilevanza ad un'ovvietà? Non che sia facile, ma a volte sforzarsi, solo un pochettino...
P.S: Proposito per il 2009: rileggersi la definizione di "vantaggio competitivo", e puntare su quello ogni volta che si parla di comunicazione...
* L'olio Wesson esiste ancora: non lo linko e non lo taggo nemmeno, che se mi denunciano non me lo posso permettere: mica ho vinto il Nobel, io :)
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Unknown
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