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martedì 24 giugno 2008

Il vaccino contro i virali



All' OMMA Social di New York si è levata qualche voce critica nei riguardi del viral marketing. Greg Verdino*, Adam Broitman* e David Berkowitz*, in maniera più o meno colorita hanno dichiarato di non sopportare l'aggettivo "viral" associato alla comunicazione.

L'impressione che serpeggia da qualche tempo trova le sue conferme: come tante cose il viral era ottimo (e funzionava) nelle sue prime apparizioni (questo rimane il mio preferito fra i video). Poi si è inflazionato, proposto come l'uovo di colombo dalle agenzie senza pensare al target, al prodotto, a cosa era meglio comunicare.

Ragionando, per funzionare un viral deve soddisfare almeno una o più delle seguenti caratteristiche:

- aumentare le vendite

- aumentare la brand awareness (scusate l'inglese, ma a quest'ora la traduzione italiana mi prenderebbe tre righe)

- stimolare la conversazione

Ho grossi dubbi che i viral che spuntano come funghi diano un vantaggio competitivo su uno dei tre punti qui sopra. E' già difficile comprendere i meccanismi secondo cui un virale si diffonde, figuriamoci controllarli e replicarli.

Magari è più utile proporsi sul mercato, ascoltare, rispondere, condividere, e se un'idea è veramente buona, il viral-buzz-wom partirà da solo, e funzionerà perchè generato dalle persone, non dalle aziende.


*blog fortemente consigliati

Foto di Marshall Astor

P.S: ma le dieci visite di ieri dalla Grecia di chi erano? Curiosità da blogger novello...

domenica 8 giugno 2008

Opinion matters...


Dal blog di Greg Verdino salta fuori la segnalazione dell'iniziativa di Noah Brier denominata "Brand Tags": una pagina web propone marchi a caso fra i più popolari, ed è possibile commentarli con una parola, una frase.
Il punto, traducendo Marty Neumeyer, è che "un brand non è quello che dice l'azienda, ma quello che dice la gente" (non i clienti, e nemmeno i consumatori...).

Per questo voglio vedere aziende che smettano di dichiararsi on e off line "leader del settore" (quale? chi l'ha deciso? su quali parametri?), e che comincino ad ascoltare cosa le persone pensano di loro.
Vogliamo chiamarlo metaforicamente uno "scendere in piazza"? Ascoltare (con attenzione), rispondere (con sincerità), chiedere scusa quando si sbaglia (in prima persona), e prendere i complimenti meritati (degli altri, non autoreferenziali).
Le sorprese potrebbero essere tante, sia positive che negative: ma finchè non ci si prova non si può sapere...

Pic by KasLange