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domenica 1 marzo 2009

How to make a Tribe?

Con un post di Gianluca torna l'argomento del creare -e mantenere interessata- una tribù* attorno al proprio marchio.

Sul fatto che Facebook non sia il posto giusto siamo tutti d'accordo: il solito problema di chiedere attenzione in un posto dove la gente va per fare altro.

Seth Godin ha basato il suo ultimo libro sull'importanza di avere un gruppo chiuso, ristretto con il quale dialogare. Rimango dell'idea che non possa essere tutto qua.

Se propongo di formare un club esclusivo di persone, le prime ad iscriversi saranno i fan sfegatati del mio marchio. Il rischio è che il loro senso critico possa essere "offuscato" dall'entusiasmo. Certo sono loro i più reattivi alle nuove proposte, ma mi posso davvero fidare ad utilizzarli per misurare il livello di servizio che offro? O posso aspettarmi da loro una critica su cui lavorare per migliorare?

Oppure: in un momento di crisi, la tribù si riduce: clienti che si perdono, persone che perdono interesse per certi argomenti... come mantenere un numero ideale di interessati? E qual'è questo numero? Poi sì che si finisce si Facebook (qualche tempo fa era Second Life, ora chi ne parla più?).

Tu azienda, vuoi la tua tribù?

Creala cominciando a "dare": notizie, informazioni, consulenza.

Cerca le persone nei luoghi dove è già chi può essere interessato ai tuoi argomenti, non a caso, o segmentando per età/lavoro/reddito (sì, c'è chi lo fa ancora: che teneri :) ).

E non mettergli dei limiti, perchè se e quando sarai in difficoltà sarai la prima a toglierli.

Continua a "dare": farsi ascoltare la prima volta è semplice, il difficile è costruire un rapporto duraturo -un po' come con le ragazze, insomma-.

Rispondi a tutti (o provaci), anche se capitano in contatto con te per caso e non li sentirai mai più.

Ok, fin qua tutto semplice: domani comincio a provarci io. Fra qualche mese ne riparliamo e spero di non dover ammettere che tutto questo non serve a una cippa. Speriamo.. :)




* Il solito problema dell'inglese: "tribe" è figo, tribù fa tanto pubblicità dei telefonini. Per quello almeno il titolo del post è in inglese :)

domenica 8 giugno 2008

email for dummies... translated!


Sent to me via email
Originally uploaded by Simon Davison


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Raccolta la sfida del blog il mestiere di scrivere, su un post del solito Seth Godin: 36 consigli per scrivere una mail in vero "permission style".
Di seguito la traduzione, spero decente (vale la pena leggerli tutti per arrivare all'ultimo...)

1- La sto mandando ad una sola persona? (se sì, salta al punto #10)
2- Se la mando ad un gruppo di persone, ho pensato a chi è compreso nella lista?
3- Sono in “copia carbone nascosta”? (o tutti possono leggere gli indirizzi di tutti?)
4- Ogni persona della lista ha acconsentito a ricevere l’email? Non genericamente, ma in maniera specifica
5- Quindi significa che se non gliela mando, chi non la riceve sarà contrariato di ciò?
6- Vedi #5: togli dalla lista chi non protesterà per non averla ricevuta
7- Questo significa che mandare un’ email standard ad una lista di bloggers solo perché hanno un blog, non è ok
8- A parte: definizione di permission marketing: messaggi annunciati, personali e rilevanti mandati a persone che vogliono riceverli. Nulla che riguardi te ed i tuoi bisogni come emissario. Magari niente che riguardi il mio business, ma ti faccio solo sapere quello che penso (e come si sentono i tuoi clienti potenziali)
9- L’email è indirizzata ad una persona reale? Se è così, serve avere una notifica di avvenuta lettura? (se no, disattiva l’opzione)
10- Ho mai intrattenuto corrispondenza con questa persona?
11- Davvero? Hanno già risposto a una mia mail precedente? (se no, riconsidera il fatto di mandargli un altro messaggio
12- Se la mail è un invito, e sicuramente è gradito, non è spam, allora non mi devo scusare. Se devo scusarmi, allora è spam, e mi prenderò il marchio di “rompiballe” che merito
13- Sono arrabbiato mentre scrivo? Se è così salvo la mail nelle bozze e la riprendo dopo un’ora
14- Potrei risolvere tutto in maniera migliore con una telefonata?
15- Ho messo il capo in copia carbone nascosta? Se è così, che succederà se gli altri riceventi lo scopriranno?
16- C’è qualcosa in questa mail che non vorrei far leggere alla polizia, ai media o al mio capo? (se è così, clicca “cancella”)
17- C’è qualche parte scritta tutta in maiuscolo? (se è così, considera di cambiarla)
18- È scritta in nero e con una dimensione di carattere normale?
19- Ho inserito alla fine i miei contatti? (se no, considera di aggiungerli)
20- Ho inserito la frase “salva il pianeta, non stampare questa mail (se è così, cancellala e cerca lavoro come guardia forestale o come assistente di volo)
21- Posso accorciare questa mail?
22- C’è qualcuno che riceverà questa mail in copia che può essere escluso dalla lista?
23- Ho allegato file molto grandi? (se è così, cerca su google “inviare file grandi” e considera le opzioni)
24- Ho allegato file che sarebbero più utilizzabili in formato pdf?
25- C’è qualche :-) o altre faccine? (se è così, ripensaci)
26- Sto inoltrando la mail ricevuta da qualcun altro? (se è così, se sarebbe contento se lo sapesse?
27- Sto inoltrando qualcosa riguardo la religione (la mia o quella di qualcun altro)? (se è così, cancella)
28- Sto inoltrando qualcosa riguardo virus, beneficenza o altre potenziali bufale? (se è così visita snopes e controlla se sono vere)
29- Ho cliccato “rispondi a tutti? Se è così, controlla che ogni persona della lista desideri leggere la mail
30- Sto citando il testo originale in maniera utile? (mandare una mail sono ler dire “sono d’accordo” non è molto utile)
31- Se questa mail è indirizzata a qualcuno come Seth, ho controllato di conoscere la differenza fra “its” e it’s”? controlla la grammatica
32- Se sto mandando un comunicato stampa, sono veramente sicuro che chi riceve sia contento di averlo? O sto solo sfruttando il “vantaggio asimmetrico” della mail - mandarla non costa nulla, leggerla o cancellarla è un investimento di tempo- ?
33- Ci sono piccole creature animate alla fine della mail? Adorabili animaletti? Specie in via d’estinzione?
34- Bonus: c’è una lunga avvertenza legale alla fine della mail? Perché?
35- Bonus: l'oggetto rende semplice capire cosa è contenuto, e rende facile l’archiviazione?
36- Se dovessi spendere 42 centesimi per mandare questa mail, lo farei?


Pic from Simon Davison

sabato 24 maggio 2008

Never's not such a long time: lo dice uno bravo...


changes
Originally uploaded by dhammza
"I'll never buy from you again."
"I'll never vote for that candidate if my candidate loses."
"I'll never invest in that stock."

Never seems like a really long time, doesn't it? Practically forever.

Here's the thing. People who say 'never' actually mean, "until my situation or the story changes materially." Making bad decisions in the now to honor absolute statements in the past isn't particularly sustainable. Consumers, short-sighted as they are sometimes, are able to realize this pretty quickly.

In fact, the only thing shorter than 'never' is 'always.'

Vabbè, citare quelli grandi e famosi è facile. Ma ricordarsi che nel lavoro (e non solo...) vale la pena di mettere in discussione tutto o parte di quello che si è fatto, è un buon motivo per scrivere questo post.

via



Pic from dhammza

martedì 20 maggio 2008

Pensaci prima di promuovere qualcosa in rete, PENSACI...

Video virali, social media, blog aziendali, corporate sites, buzz, wom... c'è altro? Qualcosa ho lasciato indietro, ma un bel po' di aziende ultimamente vedono nella promozione on line la possibilità di promuoversi a costi bassi... no dai, diciamo "minori del solito".
Ma funziona?
Internet è il posto giusto?

Voglio comprare un'auto, compro Quattroruote, vedo la pubblicità di un'auto: la pubblicità è nel posto giusto.

Voglio un paio di scarpe, entro in un negozio Nike, via buetooth mi arriva un video promozionale: ancora un posto azzeccato.

Non mi chiedo quali prodotti debbano essere promossi con un buzz o con un media sociale: Mi chiedo quali caratteristiche debba avere un prodotto perchè questi mezzi siano efficaci.
Prendendo spunto da Seth Godin, non è la pubblicità che crea una mucca viola, ma è la mucca viola che se pubblicizzata nel modo giusto e tramite i mezzi giusti, ha successo.

Insomma, in rete si vedono auto, televisori, cellulari pubblicizzati nelle maniere più strane: ma è il modo giusto? Se vai sui social devi avviare una conversazione (vera), e sicuramente serve. Ma viral, buzz, e compagnia bella a volte rischiano di fare più fumo che altro...

PS: non ho un esempio in particolare, è più una sensazione diffusa...