martedì 12 dicembre 2017

Differenziarsi vuol dire fare cose diverse. E ci vuole un po' di coraggio...

Anni di

"PH neutro"

"aromaterapia"

"antibatterico"

"1/4 di crema idratante"

"vellutante"

"elastina per pelli sensibili"

"prodotto erboristico"

"profumo sensuale"

Poi arrivano loro:



E fanno -con ironia- quello che le aziende stanno cercando di fare da qualche anno: non provocare un'emozione nella persona, ma giocare con quell'emozione che la persona prova durante l'utilizzo.

E ci riescono davvero bene. E' lo stesso concetto che portò Ducati a mettere sulle etichette dei giubbotti non il logo, ma le immagini dei tifosi urlanti durante la gara.

Trovate il modo di giocare col marketing in modo diverso, fuori dai soliti schemi. Copiate da altri settori, sperimentate materiali e messaggi. Poi controllate, misurate, correggete e ricominciate.

Differenziatevi più che potete, perché ho già sulla scrivania 3 calendari con -più o meno- le stesse foto. Il quarto lo butto, giuro :)


Disclaimer: l'azienda che produce il sapone della foto è la Paolo Chiari di Firenze. Fanno tante cose, tutte diverse, ma riescono a tenere sempre un coerenza fra i prodotti che è difficile trovare di questi tempi. Bravi. Ah, non li conosco, non ho mai avuto contatti con loro, e il sapone l'ho comprato :)



sabato 9 dicembre 2017

Le confezioni natalizie, meglio sono -fatte- più funzioneranno

Ormai è chiaro: Natale, San Valentino, Halloween, e tutte le altre feste non cominciano quando lo dice il calendario, ma quando lo decidono gli uffici marketing. In quest'ottica questo post potrebbe essere un po' in ritardo, ma confido che la piccola media azienda italiana proprio in questi giorni stia correndo ai ripari perché "per Natale non abbiamo ancora pensato a niente"...


Quindi visto che il post su come fare gli auguri per email è ancora uno dei più letti dia gusto blog, proviamo a seguire lo stesso filone, e parliamo di...

"Il packaging nei punti vendita"

Parliamo di scatole, borse, confezioni con il nome dell'azienda sopra, che i negozianti si vedono recapitare da settembre in poi. Una volta erano gratis, ora sono legate ad un "ordine natalizio", ma sono comunque sempre in quantità industriale.

Lo scopo dell'azienda è uno: che vengano utilizzate il più possibile, e che facciano bella mostra per le vie del centro città nei giorni dello shopping natalizio.

Bene: questo succederà solo se i negozianti ed i loro dipendenti le useranno. E su questo non avrete alcun controllo. Unica cosa è rendergli facile la vita.

Il packaging è azzeccato → il commerciante lo usa → l'operazione funziona

Chiaro no?

Ora, come deve essere un packaging per funzionare?

- La dimensione deve essere adeguata: grande abbastanza per il prodotto che deve contenere, non troppo grande per essere di intralcio al commerciante. Quindi de una borsa deve essere grande, consegnatela al punto vendita piegata, in modo che sia facilmente gestibile prima dell'utilizzo.

- Confezionate le confezioni (amo i giochi di parole) in parti, in modo che dal magazzino possano facilmente essere spostate alle casse.

- Fate cose facili da usare. L'ultima volta che mia moglie è stata dal parrucchiere ha ricevuto una borsa di una nota marca di prodotti per capelli. In un sabato sera a negozio mezzo vuoto il negoziante ha impiegato 3 tentativi in almeno due minuti per chiuderla. Immaginatevi cosa sarebbe successo in un giorno di negozio pieno. Gente che aspetta? No, semplicemente il negoziante avrebbe scelto un'altra busta...

- ideate una confezione riconoscibile. anche da lontano, anche di sfuggita. Se usate i colori ricordate che sotto Natale tutti i packaging saranno rossi. Se potete puntate sulla forma della confezione, ma inevitabilmente saliranno i costi.

- Fate sì che sia riutilizzabile: oltre ai motivi ambientali, il vostro marchio probabilmente passeggerà un po' di più per le strade, o rimarrà di più nelle case dei clienti.

- Fatelo bello. Sembra scontato, ma non accontentatevi. Collaborate con professionisti bravi, valutate più proposte, non abbiate paura di sperimentare idee nuove.

Quindi se ancora non vi siete preparati alle feste, speriamo che questa manciata di consigli vi sia utile. Oppure potete riciclarla per un'altra ricorrenza nell'anno. In ogni caso, in bocca al lupo!

martedì 28 novembre 2017

Che il Black Friday ha poi un po' rotto eh...

E' passata la settimana del Black Friday, che per le aziende è l'equivalente di halloween per un diciottenne: non sai bene cosa sia, ma qualcosa dovrai pur fare altrimenti sembri un poveretto...

Innanzi tutto: non è obbligatorio fare qualcosa: gli sconti funzionano bene quando sei l'unico a farli: funzionano ancora meglio quando sono motivati da qualcosa di unico, personale.

Preferisco una promozione legata ad un anniversario aziendale. Meglio ancora qualcosa legato al singolo cliente. Un anno dal primo ordine? 10 anni di collaborazione? Scegliete voi, accendete la fantasia e inventatevi qualcosa. Più è personale, più funzionerà.

Seguire il Black Friday, il capodanno cinese, la presa della Bastiglia sarà anche facile per chiunque abbia un calendario. Ma come tutte le cose facili, difficilmente funzionano.

Distinguetevi e personalizzate il più possibile. E anche se non farete nulla per il Black Friday non sarà un problema: la prossima occasione potrete crearla voi :)

venerdì 3 novembre 2017

...e agli espositori per i punti vendita chi ci pensa?!?

Tema espositori: sembra niente ma nasconde un bel po' di temi, sia dalla parte dei punti vendita che da quella delle aziende.


Cominciamo dai punti vendita che sono poi quelli che l'espositore se lo trovano in negozio ogni mattina.

L'idea da ricordare è una: "fatturato per metro quadro". Un espositore in un negozio deve vendere, altrimenti va sostituito con un altro che renda.

Ok, ci sono le marche che servono all'immagine del punto vendita, quelle che completano l'offerta, ma alla fine lo spazio è limitato, e ogni metro deve concorrere al fatturato.

Una marca vende? Magari merita più spazio, o forse è meglio mettere in evidenza quella che non vende ancora per provare a valorizzarla? Non c'è una regola, o forse sì: sperimentare.

Spostate, rinnovate, eliminate, aggiungete, fate ruotare i prodotti fino a quando non troverete il giusto assetto, che per ognuno è diverso.

A questo punto: possibile che un'azienda nello scegliere un espositore non consideri questo aspetto?

Mettete i vostri clienti in condizione di posizionare al meglio il vostro prodotto. Fate un espositore piccolo, ma modulare: in ogni negozio riuscirete  prendervi il maggior spazio possibile senza disturbare il lavoro.

Poi tenete a mente tutte le solite regole: la merce ad altezza occhi, il marchio visibile, la riconoscibilità. Ma che tutto questo non vada a creare un baraccone posizionabile solo in mezzo ad un ipermercato.

Personalmente preferisco che il cliente possa scegliere cosa posizionare sull'espositore, ma a seconda dei caso possono andare bene anche soluzioni "chiuse": per esempio quando abbiamo un ordine già definito da far acquistare al negoziante. Un pacchetto di prodotti già deciso che si porte dietro il proprio espositore. Ma questo è uno dei mille casi in cui marketing e commerciale viaggiano appaiati,   anzi sovrapposti.

Ultima cosa, ma fondamentale: per quanto possiamo personalizzare il nostro espositore, renderlo unico, rimarrà sempre il rischio che il negoziante ci piazzi sopra i prodotti di un'altra azienda, magari concorrente. Ho visto espositori con nomi cambiati, addirittura riverniciati...

In questo l'unica soluzione sarà il presidio del punto vendita: il controllo della situazione nel tempo ed il riassortimento dei prodotti man mano che vengono venduti. Anche perché un espositore che fa vendere ed è sempre completo difficilmente verrà messo da parte...

*La foto non rappresenta l'espositore tipo, lo so... ma ha una sua poesia secondo me... :)

martedì 31 ottobre 2017

Scegliersi i clienti i giusti

Spesso si parla di come scegliere un agente, un collaboratore. Molto meno si parla di come scegliere i clienti.

Nella maggior parte dei casi sono i clienti a scegliere l'azienda, raramente il contrario. Quindi in sostanza non si cerca di controllare la scelta dei soggetti da cui dipende il futuro della nostra struttura.

Abbiamo -o lavoriamo per- un azienda che ha un'immagine ben precisa, un suo posizionamento. O sta cercando di raggiungerlo. E' fondamentale scegliere i clienti che ci permettano di farlo.

Non si parla di clienti che pagano o meno: si tratta di clienti che abbiamo l'immagine e la struttura adatte a promuovere e vendere il nostro prodotto.

Un'azienda che punta su grosse quantità e prezzo basso non sceglierà lo stesso punto vendita di chi sta provando a piazzarsi nella parte alta del mercato.

Senza nessun giudizio di merito: dovranno rivolgersi a clienti diversi.

Quindi la prossima volta che sentite chi si lamenta perché i suoi clienti vogliono più sconto, o pagamenti più lunghi, o perché non vendono, potrebbe anche darsi che quelli non siano i clienti giusti per il prodotto che vogliamo vendere.

Posizionamento - prodotto - clienti: scegliere in modo proattivo chi presenterà al mercato la nostra azienda è fondamentale per raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge.

Del resto se vogliamo fare una regata intorno al mondo dopo esserci allenati ed iscritti, lasceremmo scegliere a qualcun altro la barca da utilizzare?

lunedì 30 ottobre 2017

Il marketing è numeri e statistiche

Questo è il periodo più caldo dell'anno. Una congiunzione astrale fra gli ultimi mesi e Gennaio che si avvicina, fanno sì che commerciale e marketing siano "leggermente" sotto pressione.

Devi raggiungere il target dei quest'anno.


Devi pianificare il prossimo.

Un incubo.

Ma mai come in questi mesi risulta chiaro che il marketing è fatto di numeri e statistiche. Perché se non parti da questi, qualsiasi azione futura sarà un salto nel buio.

Una fiera, un catalogo, un evento, anche un singolo post su Facebook dovrà venire da una cavolo di strategia. E quella strategia per avere un fondamento si deve appoggiare su numeri e statistiche.

Poi avremo tempo di discutere se la copertina del catalogo debba essere arancione, se lo stand debba avere una o più entrate, se il post su Facebook debba avere un video o una foto.

Ma le statistiche dell'anno prima, confrontate con quelle degli anni precedenti, spezzettate fino all'ultima linea di prodotto, ci daranno un sentiero da seguire:

Su quale prodotto investire e in quale periodo dell'anno

Quale sarà il momento migliore per presentare un prodotto nuovo, o applicare uno sconto

Quando fare una promozione e quando...

Scegliete voi, le risposte che si possono avere sono tante.

Quindi quando vi chiedono se aprire una pagina Facebook, se investire in una fiera, o qualsiasi altra cosa vada sotto la parola "marketing", io faccio sempre la stessa cosa: parto dai numeri...

domenica 27 settembre 2015

C.A.C.C.A., il Comune di Bologna, e l'arte di disorientare i follower

Quello che all'università chiamerebbero un "esempio che fa scuola". In breve: il Comune di Bologna annuncia su Twitter l'apertura del "Centro per Arte Contemporanea di Cultura Alimentare". Lo fa su Twitter, così:


Le polemiche sono esplose prima su Twitter:



Poi sulla stampa, cartacea e non: il Giornale, TGcom24, il Corriere di Bologna (che si limita a riportare le critiche), la Repubblica (che dà, freddamente, la notizia, pur titolandola "A Bologna il cibo è C.A.C.C.A.").

Delirio sull'acronimo insomma, ma scavando a tutto c'è un motivo. Si tratta di una provocazione di Panem et Circensem, collettivo bolognese che col progetto C.A.C.C.A. ha vinto un bando sull'innovazione creativa del Comune di Bologna.

Tutta la storia è ben spiegata da Valentina Spotti su Techeconomy.it (qui l'articolo, di cui è anche l'immagine dei tweet, che io sono troppo pigro :): l'arcano era "nascosto" nel link allegato al tweet del Comune, ma nessuno si è preso la briga di cliccare prima di criticare, pubblicare, sparare a zero. Valentina si lamenta proprio di questo: la gente non clicca sui link. Anzi, il collettivo Panem et Circensem lo sapeva, e ha puntato proprio su questo per creare scompiglio sui social. E il Comune, complice, si è accodato alla provocazione.

Fin qui la premessa. Ora:

Sono d'accordo che la gggente in rete sia pigra: non verifica, non clicca sui link, non cerca su Google. Critica, condivide, si indigna al primo alito di vento, senza preoccuparsi di ciò che sta facendo.

Ma questo lo sappiamo tutti. Chiunque si occupi anche poco poco di comunicazione on line sa di questa situazione. E lamentarsene non serve a nulla.

Dire "volevo provocare e non mi hanno capito" vuol dire che hai sbagliato a comunicare. Da un canale ufficiale di un'amministrazione comunale non mi aspetto una provocazione. E se c'è, mi aspetto che me lo dica. Anzi, mi aspetto che l'amministrazione comunale mi dica che qualcun altro sta provocando. E allora ci sta.

Ognuno deve fare il suo mestiere, perché su internet chi naviga si aspetta certe cose. E queste aspettative vanno sfruttate, non combattute.

Esempio: se clicco sul logo di un sito torno alla home. Se al logo ci linko il modulo contatti e poi mi lamento dell'abbandono del sito dalla pagina dei contatti, non sto innovando: sto facendo perdere tempo ai visitatori del sito.

Un collettivo artistico fa bene a provocare. Il Comune di Bologna fa bene a riportare la notizia, ma deve chiarire la situazione. E' una provocazione. Che 140 caratteri saranno pure pochi, ma ci si possono dire tante cose...

lunedì 31 agosto 2015

La credibilità nel marketing on line

E’ di qualche giorno fa la notizia che Fabrizio Corona terrà un corso di comunicazione: gli argomenti sono vari, si va da “linguaggi di comunicazione e marketing” a “strategie per una campagna web, stampa tv vincente”, passando per la “videocrazia”.

Lungi da me il fare polemica: tutti hanno qualcosa da insegnare, ed erigersi a giudici è sempre rischioso. Piuttosto il fatto mi ha fatto riflettere su un altro fenomeno.

Ho cominciato a studiare marketing quando di web non si parlava ancora. Da quel tempo sono successe molte cose, e sono nati molti strumenti di comunicazione che le aziende non possono -o non devono- ignorare. Questi strumenti sono utili anche per mantenersi aggiornati nel proprio campo di lavoro: insomma, sono convinto che ogni professione possa usare il web per aggiornarsi, risolvere un problema, confrontarsi quotidianamente con altri colleghi.

Per quanto mi riguarda, fondamentalmente mi sono sempre mosso sulle mie due aree di competenza: il commerciale ed il marketing. Mi ha sempre affascinato il modo in cui si intrecciano in soluzioni sempre nuove, contaminandosi continuamente.

Poi qualche mese fa, un po’ per curiosità ed un po’ per necessità professionale, mi sono avvicinato al project management. Capire come organizzare i processi ed ottimizzarli è roba che serve sempre, e mi sono dato da fare.

Il primo passo è stato iscrivermi a qualche gruppo su linkedin e Facebook. E mi si è aperto un mondo. Quello che mi ha colpito è stata la qualità delle discussioni: persone competenti, argomenti interessanti, un livello decisamente alto insomma.

E qui sta il punto: mi è venuto subito da paragonare i gruppi di project management (selezionati oltretutto in modo abbastanza “veloce”), con quelli di marketing e social media (la cui selezione è ormai continua). Il gap qualitativo medio è enorme.

Nei gruppi di marketing e social media è all’ordine del giorno trovare discussioni del tipo:

“sono nuovo in questo mestiere e sto gestendo la comunicazione on line di tre aziende: come faccio a fare un piano editoriale su Facebook?”

“devo curare la pagina di un’azienda alimentare, secondo voi quanto mi posso fare pagare, considerando che ho appena incominciato questo lavoro?”

Ve lo vedete un project manager che scrive le stesse cose? Io no, ed infatti nei loro gruppi non c’è un singolo post di questo tono.

Il problema a mio avviso è la percezione diffusa che fare comunicazione on line sia più semplice, che non valgano le stesse regole degli strumenti promozionali “tradizionali”: le foto del catalogo le faccio fare ad un fotografo, la pagina Facebook la lascio gestire al figlio del mio dipendente…

Ignorare che per fare marketing dietro ad una tastiera servano le stesse basi che fondano la comunicazione off line non è pericoloso: certo si può incappare in “epic fail” che fanno il giro della rete, ma nessuno è mai fallito per una puntata di Report, figuriamoci per un post sbagliato sui social network. Ma si perdono delle occasioni.

Internet contiene tanti strumenti: sta alle organizzazioni scegliere quali utilizzare e come farlo. Se ci si muove nel modo migliore sono tante le opportunità ed i vantaggi che possono capitare. Se si “naviga a vista” invece si rischia semplicemente di perdere quelle opportunità.

Se si passano decine di colloqui per scegliere un project manager, forse è il caso di dedicare un po’ di tempo alla scelta delle persone che si occuperanno dell’immagine aziendale su internet, perché questa è inscindibilmente fusa all’immagine che si ha nel “mondo reale”.


Questo porterà due vantaggi: sempre più aziende cominceranno a sfruttare gli strumenti in rete al meglio, ed il mondo dei social media manager acquisirà quella professionalità percepita diffusa che oggi è così difficile da ottenere.

martedì 17 febbraio 2015

Social Media? Niente scrivania, gambe in spalla!


Chi si occupa di social media non fa un lavoro da scrivania. Mettetevelo in testa.

Se avete l'idea del "social media manager" che crea immagini in photoshop o scandaglia la rete per trovare contenuti da condividere, beh, rispetto le idee di tutti ma non sono d'accordo.

Un social gestito in modo "sedentario" sarà "sedentario". E questo non è un aggettivo che invoglia la condivisione, fidatevi :)

Se in un'organizzazione avete la responsabilità della parte on line, mettetevi un paio di scarpe da ginnastica, armatevi di macchina fotografica (non quella del telefono, che in emergenza va pure bene, ma la differenza si vede...), smartphone in tasca e andate in giro. Uffici, magazzino, produzione, clienti, andate ovunque.

Se non potete essere ovunque, fatevi aiutare. Per esperienza i commerciali sono quelli che girano di più, vedono più cose. Fatevi aiutare da loro e chiedetegli di inviarvi più materiale possibile. Sarete poi voi a selezionarlo.

Un secondo passo potrebbe essere coinvolgere qualcun altro nella pubblicazione: dargli la possibilità di pubblicare sugli account aziendali. Attenzione però ai problemi di sovrapposizione di contenuti che potrebbero crearsi.

L'ideale è che ci sia un solo responsabile interno all'azienda: sarà più pronto, immediato e preparato di qualsiasi consulente.

Una figura che sia il punto di riferimento, a cui mandare tutti i materiali raccolti dalla maggioranza di persone coinvolte.

Sono sicuro che poi aumenteranno le condivisioni, i fan, le interazioni con i social. E non avremo più gente che si lamenta perché "Facebook mi nasconde i contenuti perché mi vuole far pagare".

Quindi gambe in spalla... e pedalare! :)


La foto è di Guccio

lunedì 5 gennaio 2015

L'emozione non ha voce... e non basta per comunicare!

Ci sono argomenti che saltano fuori ogni tanto. Sempre uguali, solo spolverati e presentati come nuovi. Alcuni validi, altri meno.


Uno dei grandi classici:

"Per vendere bisogna emozionare"

Due commenti:

E' un concetto datato e tremendamente rischioso.

E' datato perché l'ho sentito la prima volta nel 2002. E successivamente l'ho ritrovato negli appunti di un direttore commerciale. Datati 1986.

Non dico che non sia vero, ma di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, e sono successi tante altre cose.


E' tremendamente rischioso perché nell'entusiasmo del momento viene spesso interpretato in "per vendere basta emozionare".

Ok, a meno che tu non abbia da promuovere un profumo (e anche lì ci sarebbe da parlare), l'emozione  forse non avrà voce, ma sicuramente non basta a vendere qualcosa.

Guardiamo pubblicità in tv e sui giornali, campagne FB, e pensiamo "oooohhhhh, quanto è emozionale...", quando quasi sempre non è soltanto questo.

Volete uno spot emozionale? Eccolo:




E' della Apple, andò in onda durante il Superbowl del 1984. Non si parla di prodotto, solo della guerra dichiarata ad IBM.

Ora prendiamo l'ultimo spot di Apple per questo Natale:




Bellissimo, emoziona, tocca il cuore, ma ha una caratteristica che ogni comunicazione promozionale dovrebbe avere: parte dal prodotto, dalle sue caratteristiche. In questo caso: riproduttore musicale, utilizzabile dove vuoi, anche da persone non più giovani.

Ogni volta dovrete comunicare qualcosa, ricordate: l'emozione viene per seconda. Prima sempre il prodotto e le sue caratteristiche.

E non tirate fuori la storia delle comodità: siamo in un mondo che ha differenziato l'ACQUA MINERALE. Tutto il resto è una passeggiata ;)



giovedì 18 dicembre 2014

Come fare (e non fare) gli auguri di natale

Mi è arrivata la prima mail di auguri di Natale: sconfortante.

Ok, non sono mai contento ma vi incollo il testo qui sotto:

"La presente per porgere a Lei e a famiglia

i nostri migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.


Cordiali saluti"


Scherziamo, vero?

E' il 2014, tutti a discutere su come parlare in rete alle persone, e questo è il risultato. Freddo, impersonale, vecchio.

E allora mettiamo in ordine qualche consiglio per far risaltare i vostri auguri in mezzo alla marea di mail e messaggi che arriveranno nei prossimi giorni.


Il mezzo
Mail, telefonata, SMS, whatsapp, lettera... scegliete il mezzo con cui contattate normalmente le persone. O se volete cambiarlo, cercate comunque di preservare il contatto umano diretto. Evitate di essere generalisti ed impersonali

Il testo
Più è personalizzato, meglio è. Chiamare il ricevente per nome è il minimo sindacale: ogni servizio di newsletter ve lo permette, a patto che abbiate inserito correttamente i dati delle liste. E se non lo avete fatto è una buona occasione per farlo.
Se poi riuscite a scrivere ad ognuno dei riceventi qualcosa che si discosti dalle formule preconfezionate, meglio ancora. Farà capire a chi legge che vi siete impegnati a scriverli, e non vi siete limitati ad aggiungere la mail ad una lista in CCN.
Sono clienti? Fate riferimento all'anno passato, ad una situazione risolta, ma sempre a qualcosa di positivo. Evitate frasi del tipo "speriamo che l'anno prossimo vada meglio", che lamentarsi sotto le feste non è bello...


A chi fare gli auguri
Al maggior numero di persone possibile verrebbe da dire. Ma se sono troppe, individuate le più importanti, e a quelle dedicate più tempo e attenzione nel formulare gli auguri. Per i restanti potete essere più sbrigativi, ma tenete sempre presente quello che abbiamo detto sul testo del messaggio.
Tutto questo vale per i clienti, ma non dimentichiamoci i dipendenti: fate gli auguri anche a loro, e vale la stessa regola: personalizzare!

Immagini ed animazioni
Evitatele, davvero. Basta alberi di Natale fatti di rullini per il fotografo, o stelle che compongono nel cielo il logo aziendale. O testo rosso in comic sans.
Scrivete normalmente, nel solito carattere: è quello che scrivete che fa la differenza, non gli effetti speciali.
Attenzione anche alle immagini in firma delle mail: se proprio volete, alleggeritele il più possibile, ed evitate nelle mail interne all'azienda.

La religione
Attenzione al credo di chi riceve gli auguri. Non conoscete la religione delle persone a cui scrivete? Dovreste. Alcuni non festeggiano il Natale, altri ritengono oltraggiosi gli auguri, per altri l'anno non finisce nemmeno il 31 dicembre... Tenetene conto, ricordando che comunque tutti si fermano per qualche giorno, ed un augurio di "buone vacanze" non dovrebbe  offendere nessuno...

Dove trovo il tempo
Non.Ci.Provate.Nemmeno. Nessuna scusa, il tempo si trova. Lo so che passate l'anno a cercare espedienti per contattare i clienti, che vi informate sui loro passatempi per evitare di parlare sempre e solo di lavoro. Quindi dedicate un pomeriggio agli auguri e a la loro personalizzazione.

I regali
E' vero, c'è crisi, i soldi sono pochi, non c'è budget. Questo non vuol dire che non possiate inventarvi qualcosa per un numero ristretto di persone. Usate l'inventiva e dove ne vale la pena sbilanciatevi :)


Per tutto quanto non contemplato qui sopra, accetto suggerimenti. E che questo post valga come augurio di buone feste: generalista, non personalizzato, avete ragione: ma per chiarita su questa pagina, sentito :)







lunedì 21 luglio 2014

Feste, sagre e promozione turistica

E rompiamo la latitanza dal blog, durata decisamente troppo... :)

Andiamo a toccare uno dei miei argomenti preferiti: fiere ed eventi (ci ho pure fatto un e-book... non lo sapevi? beh, lo trovi qui :)

Lo spunto è della pagina FB Viva Desenzano: scorrendola trovate un po' di osservazioni su come la giunta comunale gestisca il tema turismo.

Tenendomi lontanissimo dalle polemiche, proviamo a buttare giù un paio di spunti che possano aiutare chi tutte le mattine tira su la serranda del negozio. In questi momenti è troppo facile prendersela con la politica, meglio provare a fare qualcosa di concreto, tenere gli investimenti al minimo e monitorare i risultati.

Date per scontate le iniziative dei singoli (promozioni, affissioni, sponsorizzazioni, etc.), proviamo a valutare un evento che interessi un'intera zona.

L'obiettivo è attirare gente in un contesto piacevole, con due obiettivi: fare cassa nel periodo dell'evento, e promuovere il territorio per un risultato a lungo termine. Ricordiamo sempre questi due punti: su questi andranno basate tutte le scelte e le decisioni.

Fare cassa durante l'evento (obiettivo a breve)

Promuovere il territorio (obiettivo a lungo)

Chiarito questo, procediamo per punti:

- DURATA: uno o più giorni? se una notte bianca si esaurisce in poche ora, la festa di un patrono dura una settimana. Decidetelo come prima cosa, perché questa scelta influirà su quelle future: parcheggi, occupazioni di sullo pubblico...

La determinante è quella delle persone stimate, che può essere inversamente proporzionale alla durata dell'evento: più dura, più i partecipanti si diluiranno su più giornate. Se non si ha idea di quanta gente possa arrivare, prendete esempio dalle iniziative simili svolte vicino a voi, almeno vi daranno un'idea di massima.

Ricordiamo che per avere successo dovremo avere l'"effetto folla": un'evento con poche persone non attira nessuno, e non invita a ritornare. Quindi, mantenendo sempre le elementari regole di sicurezza, adottate dei "trucchi" per affollare la vostra festa. Ad esempio, se prevedete poche persone, piuttosto che restringere l'area totale (scontentando le attività commerciali escluse) fate esporre i prodotti dei negozi all'esterno, in aree delimitate. Restringerete la carreggiata quel tanto da far apparire la vostra festa affollata e di successo :)

- MOTIVO: trovatene uno, l'importante è che sia replicabile negli anni tanto da diventare un appuntamento fisso. Notte bianca, rosa, viola, festa del patrono, quello che volete. Sceglietene uno e raccontateci sopra una storia in grado di coinvolgere chi partecipa. La Festa medievale di Brisighella in questo è maestra: tutto il paese in costume, ad ogni angolo un giocoliere o un cantastorie, ed è così riuscita che fanno pagare il biglietto di ingresso al paese...

- ISTITUZIONI: cercate un appoggio di un'associazione di categoria. Se riuscirete a coinvolgerla vi aiuterà molto all'inizio, sia economicamente che nei rapporti con il Comune. Permessi, occupazioni di suolo pubblico, parcheggi, sono argomenti che di solito spaventano le piccole amministrazioni, ed avere qualcuno dalla vostra parte potrà fare solo bene.


Questo è solo l'inizio, lo so. Ma del resto a metterci tutto si farebbe un altro libro, e non il post di un blog.

L'importante è che l'appuntamento in questione rappresenti un rilancio per il territorio e le sue attività: anche per le realtà più piccole, nelle quali sarà sicuramente più facile organizzarlo. Chiudere il centro di un paese per una settimana darà meno problemi che organizzare un evento di una serata nel centro di Bologna (fidatevi, ci sono passato...) :)


La foto è di Kiki


domenica 20 ottobre 2013

Il costo di un sito è solo l'inizio :)

Sarà la crisi, ma in ogni angolo si sente parlare di e-shop: sembra che "vendere su internet" possa essere la soluzione ai mali del mondo...

Ok, può sicuramente essere una possibilità, e può portare risultati in tempi brevi. Il più delle volte invece ci vuole qualche mese per far partire il carrozzone di un sito che commerci on-line.

Ma la domanda che di solito ti viene fatta è "quanto costa un sito per vendere in internet?". La risposta è sempre la stessa:

"meno del resto"

Nessuno ci pensa, ma il sito non basta per vendere on line: bisogna riorganizzare il magazzino, decidere chi segue il back-end del sito, gli ordini, chi risponde alle mail, o al telefono. E a tutta questa gente bisogna insegnare a fare "quasi" un lavoro nuovo.
E come si struttura il magazzino?
E gli imballi?
Ordine minimo, che facciamo?
E che corriere si usa?
E le tariffe doganali?

Si può andare avanti per un bel po' :)

Insomma non basta mettere su un bel negozio on line, con un carrello intelligente e un processo di acquisto veloce, rassicurante e semplice.

 Bisogna strutturare un pezzo di azienda a servire quelli che compreranno on line. Che saranno diversi dai vostri soliti clienti, e vi faranno domande diverse, e saranno pronti a esaltarvi -o crocefiggervi- in maniera diversa, e molto più efficace dei clienti tradizionali.

Magazzino, customer care, spedizioni, commerciale... tutte persone che dovranno fare qualcosa in più. Qualcosa di diverso. Ed è bene saperlo prima... :)

 

lunedì 7 ottobre 2013

Nutella: copiare sì, ma con un passo in più!

"I cattivi artisti copiano, quelli buoni rubano"
Pablo Picasso

Che Nutella per il suo nuovo spot abbia "preso spunto" da Coca Cola è fuori discussione: sta storia dei nomi sul vasetto ricalca i nomi sulle bottiglie. Anche la tempistica è perfetta: la Coca Cola lanciò l'operazione nomi a primavera, quando comincia il caldo ed i consumi aumentano. La Nutella ha scelto l'autunno, quando anche per lei le vendite risalgono (sì, anche io mangerei Nutella pure in spiaggia ma "non si fa"...).

Differenze?

Coca Cola l'ha buttata tutta sul "condividi questa Coca Cola con...". Bello, a parte il verbo "conividere", che per chi lavora un po' con internet comincia a stomacare...

Nutella fa un passo in più, con uno spot decisamente più coinvolgente: sarà la vecchia storia che la cioccolata si mangia per premiare sè stessi, ma qua non si condivide nulla. Anzi: mangi Nutella da così tanto tempo che ormai vi conoscete, e lei ti chiama per nome :)

Sarà da malato, ma queste differenze sottili mi affascinano un casino... e godetevi lo spot, ancora una volta che ne vale la pena :)


mercoledì 2 ottobre 2013

Cosa è mancato ai guerrieri di ENEL?


Ne hanno scritto in tanti su ENEL e sulla campagna #guerrieri, ed entrare adesso in tono polemico sarebbe arrivare un po' tardi.

Riassumiamo in 2 righe cosa è successo perché non è questo che ci interessa:

ENEL lancia una campagna mirata a un po' tutte le piattaforme: parte da uno spot televisivo (questo, bellissimo secondo me), per spingere le persone a generare contenuti sul web (Facebook, Twitter) su come ognuno di loro si senta uno dei #guerrieri che lottano ogni giorno, di come sia possibile vincere la propria battaglia, anche grazie all'energia. Di ENEL, ovvio :)

Effetto indesiderato: sui social network si è generata una contro-campagna -quasi- spontanea che attacca ENEL su ecologia, servizi e chi più ne ha più ne metta. Un effetto boomerang che oggi in molti si chiedono se era possibile evitare.

PEr chi volesse approfondire la storia fino a questo punto:

Qui la storia dell'effetto boomerang di #guerrieri
Qui un'analisi della campagna con l'occhio di un pubblicitario (con cui sono d'accordo al 100%)
Qui il post definitivo di Matteo Flora, che spiega da dove è nata (e si è alimentata) la contro-campagna, e da dove arrivano i #guerrieri che hannoc ondiviso le loro storie (sembra per la maggior parte da una società esterna, ma leggete e guidicate voi).

Ma torniamo alla domanda: era possibile evitare quanto è successo?

Questa è una di quelle campagne che mi sembrano "troppo marketing e poco prodotto". ENEL, tu puoi dirmi bravo finchè vuoi, puoi chiamarmi guerriero, beato e pure santo. Ma il nostro rapporto in fondo è: tu mi dai l'energia, io pago la bolletta. E siamo pari.

Forse se insieme alla campagna (che non voglio sapere quanto sia costata) si riservava un po' di budget per premiare i guerrieri, allora FORSE il tutto sarebbe stato percepito in modo diverso. Un po' come un amico che ti dica "io per te ci sono", e poi non risponda al telefono.

Bastava poco, fate voi: uno sconto in bolletta, un aumento dei termini di pagamento alle piccole imprese, co-marketing fra i clienti. I modi sono tanti, sicuramente persone più brave di me ne avrebbero trovato uno.

Una campagna molto bella, con uno spot azzeccato e coraggioso (chi ha le palle di non mettere il proprio logo?), rovinata a mio parere da quel piccolo passo in più che si poteva fare.

Perchè la mia impressione è che al giorno d'oggi le persone pensino che le belle parole non servano più: oggi più che mai, contano i fatti...

giovedì 21 marzo 2013

I nomi sono importanti, sceglierli non è facile...

  Sì, i nomi sono importanti, e sono uno degli argomenti su cui ho vissto gli scontri più accesi.

Non sto parlando del nome di un figlio, anche se sospetto scontri anche in quel tipo di scelta... :)

Molto più semplicemente il nome di un prodotto, un evento, una campagna promozionale.

Deve essere evocativo: parolaccia per dire che deve far subito venire in mente di cosa si parla: e se la prima associazione col nome non ha nulla a che fare col nostro prodotto c'è qualcosa che non va.

Deve essere facile da ricordare e da scrivere, cosa non facili

Deve essere facile da scrivere, cosa non facilissima se ci rivolgiamo -anche- a mercati esteri.

Deve essere immediato: se non si capisce subito di cosa si parla, se è da spiegare, cambiatelo. Evitate sigle incomprensibili e codici criptici: FZ-458.HU non è un nome...

Deve essere futuribile: pensate se organizzerete progetti in futuro sullo steso argomento, e se quel nome funziona per un evento, una campagna promozionale, un viaggio, o qualsiasi altra cosa vi venga in mente.

Deve essere unico: non può essere simile a quello di altri concorrenti o altri prodotti. Mica vorrete fare la figura dio quelli che copiano, vero?!?

Se avrete a che fare con l'estero, controllate che il nome -o anche la sola pronuncia- non ricordi cose negative nelle altre lingue. Fanno scuola la WV Jetta in Italia e la Fiat Uno in Spagna...

Se ne avete altre aggiungetele nei commenti, che su due piedi non me ne vengono in mente: e poi è un poo' che non posto e magari sono un po' arrugginito... :)

lunedì 25 febbraio 2013

Spostare l'attenzione verso il cliente, ma farlo davvero!

Dal blog di Luca Bonesini salta fuori questa notizia:

ToughtWorks Studio, azienda di software, ha deciso di contrattualizzare i propri commerciali senza parte variabile (commissioni sul venduto e premi a fine anno legati al risultato).

Il concetto è semplice quanto a suo modo rivoluzionario: se un venditore non guadagna a seconda di quanto vende, sarà motivato a consigliare i clienti non per aumentare ciò che ordinano, ma per fargli ordinare coiò che veramente gli serve!

Vi ricordate qualche anno fa? Ogni venditore si presentava come "consulente". Andava di moda essere "consulente": non sono qui per vendere, ma per aiutarti nel tuo lavoro. E tutti pensavamo "sì, certo, come no..."

Un'iniziativa del genere sposta la barra del timone decisamente verso uno scenario del genere. Rimarranno sicuramente tutti i "trucchi del mestiere" per acquisire clienti nuovi, o per spingere prodotti appena realizzati.

All'interno di un'azienda che fa una scelta simile è poi necessaria un'altra caratteristica:

Devi produrre cose che servano alle persone.

La storia del "creare i bisogni del cliente" sta ormai morendo: ste persone bisogna ascoltarle, perchè spesso sanno loro meglio di te di cosa hanno bisogno. A meno che tu non sia Apple, o un'azienda con lo stesso tasso di innovazione...

Spostare l'attenzione verso il cliente è un'operazione che si attua facendo cose simili. Altrimenti se rimangono solo parole, servono davvero a poco...

giovedì 14 febbraio 2013

Infrangere qualche regola è sempre utile...

Lo ammetto: ero anche io un fondamentalista degli strumenti di comunicazione.

Il fondo del sito andava bianco, i caratteri da usare in una brochure si sceglievano fra 3 (e sempre uno alla volta), se si accostavano due colori dovevano essere complementari, mai usare più di 3 colori in un catalogo...

Ognuno ha i suoi punti fissi nel  lavoro: sono un po' come un vademecum che ci serve per avere una linea daa seguire nelle situazioni più disparate in cui ci troviamo. un vademecum che ci serve per avere una linea daa seguire nelle situazioni più disparate in cui ci troviamo.

A volte però fa bene infrangere qualche regola, sperimentare e vedere che succede. Un po' come recita la frase "impara prima tutte le regole, poi infrangile".

 Il che non vuol dire fare le cose a caso, ma concedersi un po' di libertà: davvero, si imparano sempre un bel po' di cose..

P.S: ovvio che si debba sapere bene quello che si sta facendo, che regola stiamo infrangendo, monitorare il tutto ed essere pronti a tornare sui propri passi se i risultati non soddisfano... ma tutte queste cose le sapete ;)



La foto è di Adriana Sugimoto

mercoledì 30 gennaio 2013

Il male e il bene dell'esperienza

Un paio di giorni fa Maurizio Goetz sulla sua pagina FB ha postato questo:


Nei commenti è venuta fuori una discussione che avrebbe potuta essere anche più lunga, ma ste cose non è che si possano controllare.

Ma l'argomento mi piace, quindi riporto qui cosa ne penso.

Meglio un collaboratore con esperienza o uno senza?

La risposta facile: chi è senza esperienza porta idee nuove, senza preconcetti, è capace di valutare le situazioni da un punto di vista nuovo.

Tutto vero, ma a volte serve pure l'esperienza.

Un collaboratore "vergine" del settore in cui opera rischia di proporre cose già viste. Che ha già fatto qualche concorrente, o l'azienda stessa.

Perchè puoi pensare lateralmente finchè vuoi, ma a sto mondo trovare un'idea originale mica è tanto facile...

La soluzione sarebbe allora affiancare due figure: una con esperienza, memoria storica e conoscenza del settore, ed un "cane sciolto" completamente acerbo.

Ma spesso la dimensione delle aziende italiane non permette questa sovrapposizione di ruoli, e non parliamo di crisi :)

Terza e ultima soluzione: l'imprenditore assume il giovane rampante, e lo segue passo passo indirizzandolo e correggendolo in caso incappasse in qualche "sentiero già battuto". Questo però limita il numero di figure del genere, altrimenti l'imprenditore si mette a fare un altro mestiere...

La cosa può funzionare in caso di responsabile di un ufficio con esperienza, e team di giovani pieni di belle idee. Ma serve un responsabile illuminato e pronto a mettere in gioco le proprie idee. E trovarlo potrebbe essere la parte più difficile della situazione...

mercoledì 16 gennaio 2013

Se non ora quando?

Lunedì ho un appuntamento con un'azienda.

La frase con cui il proprietario ha concluso l'ultima telefonata è stata "vediamoci, ma questo non è il momento giusto per fare cose nuove".

Ok, allora quando?

Il fatto è che quando sarà il momento giusto per comunicare ciò che riguarda la tua azienda, dovrai già avere un mezzo per comunicare. Non puoi improvvisarlo quando ti serve...

Gli step sono:

- Capisci a chi interessa il tuo messaggio

- Scegli il mezzo di comunicazione giusto

- Crea il mezzo di comunicazione giusto

- Comunica

Chiaro, no? Per comunicare qualcosa devi essere pronto con un po' di anticipo.

Così hai il tempo di allenarti, e magari di allargare il numero degli interessati a ciò che hai da dire. Che magari ne scopri di nuovi, che nemmeno immaginavi...

E' un poo' come comprare una bicicletta il giorno prima di una gara.
Se la compri qualche mese prima, cominci ad usarla, conoscerla, magari capisci che devi cambiare qualche pezzo per andare più forte, o che devi addirittura usare una bicicletta diversa. E intanto conosci e parli con persone che vanno in bicicletta, scambiate opinioni, vi date consigli... E ti accorgi che sì, la gara è importante, ma quello che viene prima lo è di più...