martedì 14 aprile 2009

Un po' di pubblicità non guasta mai...

Quando riusciremo a fare a meno della famiglia Totti, AldoGiovannieGiacomo, e tutta la compagnia?

In Grecia lo fanno:





Quello che mi fa rabbia è che potrebbe diventare divertente guardare la pubblicità. Un po' come ai tempi di Carosello* insomma...
Continuiamo pure a cambiare canale rassegnati e tranquilli, ancora per un bel po'.



* sia chiaro: io non c'ero ancora, me lo hanno raccontato :)

via

lunedì 6 aprile 2009

I've seen things you people wouldn't believe

"I've seen things you people wouldn't believe".

Nulla a che vedere con i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser: più semplicemente due o tre blogger parlare della pubblicità tabellare (quella sui giornali insomma) senza lasciarsi andare ad espressioni scandalizzate o antichi esorcismi.

Qualche settimana fa ad un aperitivo blogger in quel di Modena, si è instaurata uno scambio di battute fra me e altri due partecipanti sulla validità residua della pubblicità sulla carta stampata.
Non che il discorso si sia concluso con dei comunicati ufficiali, ma la conclusione -più o meno- è stata che per certe categorie funziona ancora. Ed a pensarci bene, a volte altri canali -persino internet- possono essere inutili.

In questo caso si parlava di una rivista settoriale per installatori di antifurti: ok, mercato tecnico, relativamente di nicchia... ma così ce ne sono tanti. Mi viene in mente la Mapei, che al tempo dopo un'indagine sugli utilizzatori dei suoi prodotti (muratori e posatori di piastrelle perlopiu) decise di abbandonare l'idea di sponsorizzare una squadra di calcio, e si buttò sul ciclismo.

Per ogni lavoro lo strumento giusto: in fondo vale anche per la comunicazione...

giovedì 12 marzo 2009

Se l'email morirà, l'assasino non sarà Facebook


Il Guardian ha commentato una ricerca di Nielsen su social networing. E cosa mette in risalto?

"It's easy enough to understand the shift towards social networking from email. Email has a huge spam problem, and efforts to stop spam frequently block legitimate messages. It's quicker to use Twitter, Facebook or an instant messaging service and there's less chance your message will be lost or blocked."

Ok, Facebook* è un fenomeno dal quale non si può prescindere, ma saltare a certe conclusioni non è un po' affrettato?
L'email ha caratteristiche che la rendono non sostituibile con i social network: Facebook sul cellulare è bello, ma non sostituisce la posta elettronica (di lavoro e non). Non sono ancora morte buste e francobolli, figuriamoci.

Il pensare ai social network come la panacea di tutti i mali porta le aziende ad andare su FB e SL, per poi accorgersi che serve a poco. Per uccidere le mail servirà ben altro, e di alternative in giro per ora non ne vedo...


PS: ok, c'entra il giusto, e non ho nemmeno la passione dei video pubblicitari su Youtube. Ma quando sono così sfacciati mi stanno subito simpatici (via)





* e dite a qualche giornalista che oltre a FB ce ne sono degli altri: i più evoluti si fermano a Twitter


Il disegno è di Sidereal

domenica 1 marzo 2009

How to make a Tribe?

Con un post di Gianluca torna l'argomento del creare -e mantenere interessata- una tribù* attorno al proprio marchio.

Sul fatto che Facebook non sia il posto giusto siamo tutti d'accordo: il solito problema di chiedere attenzione in un posto dove la gente va per fare altro.

Seth Godin ha basato il suo ultimo libro sull'importanza di avere un gruppo chiuso, ristretto con il quale dialogare. Rimango dell'idea che non possa essere tutto qua.

Se propongo di formare un club esclusivo di persone, le prime ad iscriversi saranno i fan sfegatati del mio marchio. Il rischio è che il loro senso critico possa essere "offuscato" dall'entusiasmo. Certo sono loro i più reattivi alle nuove proposte, ma mi posso davvero fidare ad utilizzarli per misurare il livello di servizio che offro? O posso aspettarmi da loro una critica su cui lavorare per migliorare?

Oppure: in un momento di crisi, la tribù si riduce: clienti che si perdono, persone che perdono interesse per certi argomenti... come mantenere un numero ideale di interessati? E qual'è questo numero? Poi sì che si finisce si Facebook (qualche tempo fa era Second Life, ora chi ne parla più?).

Tu azienda, vuoi la tua tribù?

Creala cominciando a "dare": notizie, informazioni, consulenza.

Cerca le persone nei luoghi dove è già chi può essere interessato ai tuoi argomenti, non a caso, o segmentando per età/lavoro/reddito (sì, c'è chi lo fa ancora: che teneri :) ).

E non mettergli dei limiti, perchè se e quando sarai in difficoltà sarai la prima a toglierli.

Continua a "dare": farsi ascoltare la prima volta è semplice, il difficile è costruire un rapporto duraturo -un po' come con le ragazze, insomma-.

Rispondi a tutti (o provaci), anche se capitano in contatto con te per caso e non li sentirai mai più.

Ok, fin qua tutto semplice: domani comincio a provarci io. Fra qualche mese ne riparliamo e spero di non dover ammettere che tutto questo non serve a una cippa. Speriamo.. :)




* Il solito problema dell'inglese: "tribe" è figo, tribù fa tanto pubblicità dei telefonini. Per quello almeno il titolo del post è in inglese :)

martedì 24 febbraio 2009

Come San Tommaso


E' sempre stata una mia fissa: possibile comprare un lettore mp3 senza sentire come suona. Del resto, comprereste un televisore senza vederlo acceso?

Intendiamoci, chapeau ad Apple che continua a vendere milioni di IPod a chi di come si sente non è che poi gliene freghi molto (e comunque la resa è ottima, per quello che conta). Ma ho sempre pensato che se con una cosa devo ascoltare musica, allora come si sente debba influire sulla mia scelta*.

Poi entri da Mediaworld e sulla solita schiera di lettori noti un paio di cuffie che puoi collegare dove vuoi. Ok, siamo alle basi dell'experience marketing, ma il fatto che qualcuno ci sia arrivato -anche se un po' tardino- è degno di nota.

Pensare alle persone come tanti San Tommaso: fateci toccare, provare, giocare con i prodotti. Sono quelle piccole cose che poi la differenza la fanno :)




* un paio di volte ho provato persino a chiedere di provare qualche modello, ma non sono mai andato oltre un poco rassicurante "si sente bene, fidati..."

domenica 22 febbraio 2009

Comunicazione di servizio

Mi sono preso una pausa di disintossicazione da SN. Poi quando anche Bloglines si è dimenticato lamia password non me la sono sentita di continuare la latitanza: quindi ricominciamo, naturalmente dal blog.

domenica 18 gennaio 2009

Se le aziende sono le persone, fonderle rimane comunque troppo


Siamo alle solite: non appena si diffondono voci sulla salute di Steve Jobs, il titolo Apple perde in borsa e serpeggia una malcelata paura sul futuro dell'azienda.

A prescindere di quanto la salute di un personaggio pubblico debba essere un fatto privato, il fatto qui è che Apple sta pagando una strategia di comunicazione che è andata alla grande fino a poco tempo fa, ma ora qualche crepuccia la mostra.

Apple è Steve Jobs. A forza di vedere lui in tv, a presentare prodotti nuovi, a fare le pulizie alla notte, tutti ormai identifichiamo l'azienda con una persona. E solo con quella.

Con Bill Gates e Microsoft è diverso: entrambi i concetti ricordano un "geek un po' imbranato", ma nella testa di tutti "persona" e "azienda" rimangono due concetti separati.

Steve Jobs vivrà certamente ancora a lungo, ma una cosa la deve fare in fretta: far brillare un po' Apple di luce propria, far conoscere altri per i propri meriti, e non perchè lo sostituiscono in una convention. Altrimenti ogni starnuto potrebbe costargli qualche milione di dollari.



La foto è di Roberto Garcia