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lunedì 30 giugno 2008

E se le conversazioni sono inutili?

Da un post di Maurizio Goetz arriva la segnalazione di una presentazione di IntelligentMomentum:



I punti secondo cui molte conversazioni servono a poco sono centrati: ma trascurando l'information overload (di cui tanto si è parlato), mi interessano due punti.

1) "most people prefer to be given the answer, than to have a long conversation
that allows them to discover the answer"
: la pigrizia e la poca voglia di responsabilità a volte costringono a diventare degli esecutori, piuttosto che persone che comprendono ciò che fanno e perchè lo fanno (figuriamoci poi diventare innovatori).
(avete presente quelli che sorridono sempre, rispondono sempre "sì", non chiedono mai "perchè", raro che non propongano qualcosa che non sia una banalità? Ecco, quelli...)


2) "most people aren't listening to you, they're more concerned about what
they're going to say next"
: affrontare un discorso non con la voglia di comprendere le ragioni dell'altro, ma per affermare le proprie
(avrete presente persone che interrompono l'altro, cominciano le frasi con "sì però...", ripetono mille volte la stessa cosa...)

Sono due trappole in cui è troppo facile cadere. E se per la seconda la soluzione è "ascoltare" (sì, si torna sempre lì...), per la prima ci ha visto giusto Albert Einstein*:

“Anyone who has never made a mistake has never tried anything new.”


* l'ho sparata un po' troppo grossa, lo so. Ma la domenica siamo tutti un po' più carichi...:)

martedì 24 giugno 2008

Il vaccino contro i virali



All' OMMA Social di New York si è levata qualche voce critica nei riguardi del viral marketing. Greg Verdino*, Adam Broitman* e David Berkowitz*, in maniera più o meno colorita hanno dichiarato di non sopportare l'aggettivo "viral" associato alla comunicazione.

L'impressione che serpeggia da qualche tempo trova le sue conferme: come tante cose il viral era ottimo (e funzionava) nelle sue prime apparizioni (questo rimane il mio preferito fra i video). Poi si è inflazionato, proposto come l'uovo di colombo dalle agenzie senza pensare al target, al prodotto, a cosa era meglio comunicare.

Ragionando, per funzionare un viral deve soddisfare almeno una o più delle seguenti caratteristiche:

- aumentare le vendite

- aumentare la brand awareness (scusate l'inglese, ma a quest'ora la traduzione italiana mi prenderebbe tre righe)

- stimolare la conversazione

Ho grossi dubbi che i viral che spuntano come funghi diano un vantaggio competitivo su uno dei tre punti qui sopra. E' già difficile comprendere i meccanismi secondo cui un virale si diffonde, figuriamoci controllarli e replicarli.

Magari è più utile proporsi sul mercato, ascoltare, rispondere, condividere, e se un'idea è veramente buona, il viral-buzz-wom partirà da solo, e funzionerà perchè generato dalle persone, non dalle aziende.


*blog fortemente consigliati

Foto di Marshall Astor

P.S: ma le dieci visite di ieri dalla Grecia di chi erano? Curiosità da blogger novello...

martedì 1 aprile 2008

Grand opening on slideshare: ( markets are conversation )

Da quando ho scoperto slideshare mi ha incuriosito molto. I file powerpoint sono indubbiamente lo standard usato (e abusato...) nel marketing, e sono convinto che anche nel commerciale abbiano una loro ragion d'essere.
Sul loro impiego nei vari settori mi riprometto di postare qualcosa in futuro: per ora ho riesumato una presentazione di un paio di mesi fa, un po' per provare il sito, un po' per vedere se e quali reazioni possa generare.
E' un esercizio di stile forse un po' vago, ma i concetti ci sono: mi sa che ci prenderò gusto :)


( markets are conversations )


From: ottavotasto, 1 hour ago





An interpretation of the right approach purposing advertising on the web


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