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lunedì 30 giugno 2008

E se le conversazioni sono inutili?

Da un post di Maurizio Goetz arriva la segnalazione di una presentazione di IntelligentMomentum:



I punti secondo cui molte conversazioni servono a poco sono centrati: ma trascurando l'information overload (di cui tanto si è parlato), mi interessano due punti.

1) "most people prefer to be given the answer, than to have a long conversation
that allows them to discover the answer"
: la pigrizia e la poca voglia di responsabilità a volte costringono a diventare degli esecutori, piuttosto che persone che comprendono ciò che fanno e perchè lo fanno (figuriamoci poi diventare innovatori).
(avete presente quelli che sorridono sempre, rispondono sempre "sì", non chiedono mai "perchè", raro che non propongano qualcosa che non sia una banalità? Ecco, quelli...)


2) "most people aren't listening to you, they're more concerned about what
they're going to say next"
: affrontare un discorso non con la voglia di comprendere le ragioni dell'altro, ma per affermare le proprie
(avrete presente persone che interrompono l'altro, cominciano le frasi con "sì però...", ripetono mille volte la stessa cosa...)

Sono due trappole in cui è troppo facile cadere. E se per la seconda la soluzione è "ascoltare" (sì, si torna sempre lì...), per la prima ci ha visto giusto Albert Einstein*:

“Anyone who has never made a mistake has never tried anything new.”


* l'ho sparata un po' troppo grossa, lo so. Ma la domenica siamo tutti un po' più carichi...:)

giovedì 22 maggio 2008

Non è bello ciò che piace... ma cosa piace?

Da un post (ora rimosso) sul blog di Luca De Biase, arriva uno spunto interessante.

Durante un seminario, intervistati da Fausto Colombo alcuni ragazzi chiedono: «Posso prendere tutta la musica del mondo che mi piace. Il problema è che cosa mi piace?»
Risponde Colombo: «I marchi un tempo erano manuale generale di esperienza. Oggi sono una bussola. Al marchio si chiede un'indicazione di gusto. Si concede una grande fiducia, ma critica e a termine».

Non sono sicuro che i marchi debbano essere presi come bussola per tirare fuori i piedi dall' information overload (che può essere anche su quale musica ascoltare, o su un'altra questione a caso).
Il problema da affrontare magari è "capire come scegliere". Quando su un lettore mp3 puoi mettere tanta musica da non riuscire ad ascoltarla in un anno, o quando puoi accedere a tutti i film girati da quando esiste una cinepresa, diciamocela tutta: il marchio cerca di tirare l'acqua al proprio mulino.
Non credo che la gente conceda fiducia ai marchi, ma che magari li usi -o li debba usare- criticamente per farsi un'idea.

"Cosa mi piace"?
Chiederselo un po' più spesso farebbe risparmiare tempo :)

PS: A vederla un po' larga, questo post di Luca conti ha a che fare col di cui sopra...




Pic from Daniel Y. Go